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I Watson e Emma Watson by Joan Aiken
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Aug 21, 12

bookshelves: old-friends-new-fancies, jane-austen
Read in July, 2012

Un enorme senso di perdita

Avevo già letto I Watson e ne ero stata davvero affascinata. In questo breve frammento avevo colto molte somiglianze con personaggi e situazioni che avrei poi ritrovato nei cosiddetti ‘romanzi canonici’. Perché Jane Austen — una volta abbandonato nel 1805 il romanzo (a cui il titolo è stato attribuito solo in seguito alla pubblicazione postuma e non dalla stessa autrice) — aveva attinto alle sue stesse idee per le altre sue opere — chiaro segno che l’abbandono fosse definitivo.
Il bellissimo frammento di Jane Austen acquista alla seconda rilettura nuovi elementi, come tutte le sue opere, del resto. Diventiamo più familiari con i personaggi e le somiglianze colte con gli altri personaggi della Austen, si arricchiscono e tuttavia si assottigliano, rendendo i protagonisti del romanzo incompiuto unici a modo loro. Purtroppo non esiste una sinossi completa di questo romanzo: Jane Austen aveva però raccontato a Cassandra gli eventi salienti. Ce lo dice il nipote James Edward Austen-Leigh nella sua biografia Ricordo di Jane Austen (Memoir of Jane Austen) del 1871, quella stessa biografia in cui il frammento di romanzo è stato pubblicato la prima volta.

Mr. Watson sarebbe morto presto e Emma costretta a dipendere per una casa dalla meschinità del fratello e della cognata. Avrebbe rifiutato la proposta di matrimonio di Lord Osborne, e molto dell'interesse del racconto sarebbe derivato dall'amore di Lady Osborne per Mr. Howard, innamorato invece di Emma, che alla fine avrebbe sposato. (trad. di Giuseppe Ierolli)

Riguardo agli altri personaggi, però, non sapremo nulla: non sapremo mai se Tom Musgrave, che sembra somigliare parecchio a Henry Crawford, si sarebbe comportato come il personaggio di Mansfield Park o altrimenti; non sapremo cosa accadrà alle sorelle di Emma; non sapremo se ci sarebbe stato un villain, qualcuno che — dopo aver fatto un’ottima impressione sulla protagonista — l’avrebbe poi spiazzata con i suoi misfatti, come accade sempre nei romanzi della Austen.
E questo mi ha fatto provare un enorme senso di perdita che, alla prima lettura, non avevo provato, perché sapevo che Jane Austen aveva abbandonato il romanzo di proposito, che esso non avrebbe mai visto una fine in ogni caso e consolata dalla certezza che — nel corso degli anni — la scrittrice avesse attinto a personaggi e situazioni per gli altri suoi capolavori.
Già nel leggere il primo capitolo di Emma Watson di Joan Aiken, invece, il senso di perdita è ritornato prepotentemente. Quando la Aiken pubblicò il sequel nel 1996, esso era un romanzo staccato dal frammento di Jane Austen. Forse questa soluzione sarebbe stata migliore, perché non avrebbe permesso a tutti di cogliere l’enorme divario fra le due opere. La Aiken, del resto, spiega le relazioni e l’antefatto presenti nel frammento di Jane Austen, per cui l’assemblaggio non era indispensabile. Invece, nel 2008 tale assemblaggio ha avuto luogo: il lettore può pertanto cogliere istantaneamente la differenza di stile delle due scrittrici.
Ma non è questo che mi ha fatto provare l’enorme senso di privazione, o almeno, non solo. Innanzitutto mi sono trovata davanti tutta un’altra serie di personaggi, che avevano gli stessi nomi, ma che erano totalmente diversi da quelli descritti da Jane Austen. È vero, la Austen ci ha lasciato solo un frammento (e probabilmente non immaginava neanche che sarebbe stato pubblicato), ma la sua abilità nel tratteggiare gli individui con una sola battuta di dialogo o poche righe di descrizione, ce ne facevano cogliere immediatamente l’essenza. Per questo sono rimasta attonita nel constatare che Joan Aiken, scrittrice affermata e premiata, non abbia avuto una sensibilità sufficiente nel cogliere tale essenza e riproporcela, proseguendo la narrazione delle vicende — e dello stile non ci importa: è naturale che ogni scrittore, a maggior ragione a due secoli di distanza, abbia il suo.
Elizabeth Watson è il primo esempio. Consentitemi un paragone con altri personaggi austeniani, per spiegarmi meglio. Elizabeth ne I Watson mi era sembrata molto somigliante alla sua omonima in Persuasion: stessa età; stessa condizione di primogenita orfana di madre, dunque padrona di casa; piuttosto sicura di sé. Naturalmente, ci sono alcune differenze: la condizione sociale meno elevata di Elizabeth Watson, che la rendono meno orgogliosa di Elizabeth Elliot; la gelosia verso le sorelle più giovani, anche verso la stessa Emma, che è tornata fresca fresca a casa, dopo quattordici anni di assenza… a insidiarle la piazza! È questo che si coglie dal frammento di Jane Austen. Invece la Aiken trasforma Elizabeth in una sorta di Elinor Dashwood, assennata e affettuosa, e il suo rapporto con Emma — che, ricordiamolo, è ritornata da poco più di una settimana e sente fortemente il suo senso di non-appartenenza alla canonica di Stanton — in un sodalizio complice, simile al legame fra Jane e Lizzie Bennet o addirittura di Jane e Cassandra Austen! Ora, è vero che il frammento è stato lasciato fermo dal 1805, ma non è possibile che nel frattempo le due sorelle abbiano approfondito la loro conoscenza: non ci troviamo in un libro di Jasper Fforde, in cui i personaggi entrano ed escono a loro piacimento dalle pagine e cambiano atteggiamento rivivendo le stesse scene a ogni rilettura!
Analogo discorso per Tom Musgrave, che da Henry Crawford — che, ricordiamolo, era pur sempre un uomo raffinato, da abile seduttore — sembra essere diventato il molto più zotico John Thorpe di Northanger Abbey. E anche Elizabeth, che metteva in guardia da subito Emma sul fascino di Mr Musgrave, sembrava esserne segretamente infatuata, mentre nel romanzo della Aiken lo fugge come la peste.
Emma è totalmente diversa da quella delineata dalle poche pagine del frammento: troppo sicura di sé, troppo perfetta e contemporaneamente quasi amorfa. In parole povere: è un’eroina, ma non un’eroina austeniana.
Prima vi ho trascritto la citazione da Memoir of Jane Austen di James Edward Austen-Leigh senza avvertirvi del possibile spoiler. Nessuna paura, non ce n’è alcuno: la Aiken ha deciso di concludere il suo romanzo altrimenti, con l’inserimento di altri personaggi — una forzatura, che dà anche poca credibilità alla storia d’amore e alla sorte di Emma.
Non riesco a comprendere la Aiken quando rielabora un romanzo — o un frammento, come in questo caso — di Jane Austen: è evidente che era una sua grandissima ammiratrice, tanto da lasciarle innumerevoli omaggi nelle pagine dei suoi romanzi. In Emma Watson troviamo un breve riferimento a L’Abbazia di Northanger, quando Emma ed Elizabeth si trasferiscono a Clissocks, la gotica residenza della sorella Penelope, ma anche a Mansfield Park, quando le due sorelle vengono costrette a dormire in una soffitta fredda e male illuminata, come toccherà a Fanny Price. Numerosi i paralleli con Persuasione.
Vi è inoltre un riferimento alla vita della stessa Austen. La scrittrice, infatti fu molto apprezzata dal Principe di Galles e dal suo bibliotecario, James Stanier Clarke, con cui scambiò alcune lettere e che le suggerì di dedicare il romanzo successivo — Emma — al Principe Reggente. In Emma Watson possiamo trovare un episodio analogo.
E allora perché tante differenze? Perché una simile distorsione dei personaggi e delle vicende? È come se la Aiken avesse interpretato alla lettera le parole di Jane Austen, senza cogliere le mille sfumature che la grande scrittrice ottocentesca era solita sottintendere; tutto ciò fa perdere profondità ai personaggi, che risultano totalmente snaturati. Un vero peccato.
Ottima, invece, la traduzione italiana di Alessandro Zabini (che cura anche la traduzione della serie di Mr e Mrs Darcy Investigatori di Carrie Bebris), corredata di note che servono a chiarire la cultura Regency anche ai non appassionati dell’epoca.
Una bella ricostruzione storica del periodo e tanti omaggi a Jane Austen; purtroppo non è così che avrei immaginato un sequel per il bellissimo frammento lasciatoci dalla scrittrice scomparsa nel 1817, che ha lasciato un segno indelebile nella Storia della Letteratura.

Potete leggere l'articolo completo QUI
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