Danny's Reviews > Castelli di rabbia

Castelli di rabbia by Alessandro Baricco
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9721156
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May 23, 12

it was amazing
Read in July, 2011

Pag. 21

Perché è così che ti frega la vita.
Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine,
o un odore, o un suono che poi non te li togli più.
E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi.
E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri
da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva.


Pag. 172


- Scusami, Dann. Ma dovevo chiederti una cosa.
Brath se ne stava qualche passo più indietro. Aveva il cuore che gli scoppiava dentro.
- Tu una volta mi hai detto che non moriremo mai, noi due. Era vero?
Andavano e venivano, i treni, come matti. E tutta la gente, a scendere e a salire, ognuno a cucire la sua storia, con l'ago della propria vita, lavoro maledetto e bello, compito infinito.
- Era vero, Jun. Te lo giuro.


Pag. 186


Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. Mai visto niente del genere, a Quinnipak. Ma forse proprio per questo, io ci sto bene. A Quinnipak si ha negli occhi l'infinito. Qui, quando proprio guardi lontano, guardi negli occhi di tuo figlio. Ed è diverso.
Non so come fartelo capire, ma qui si vive al riparo. E non è una cosa spregevole. E' bell. E poi chi l'ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l'impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà? E' proprio obbligatorio essere eccezionali?
Io non lo so. Ma mi tengo stretta questa vita mia e non mi vergogno di niente: nemmeno delle mie sovrascarpe. C'è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità. E io sono uno di quelli.
Si guardava sempre l'infinito, a Quinnipak, insieme a te. Ma qui non c'è l'infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti più impensati, siamo felici.


Pag. 188


Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde. La storia di Morivar era una di quelle cose lì.
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