Patrizia O's Reviews > La donna del tenente francese

La donna del tenente francese by John Fowles
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Jun 04, 12

bookshelves: contemporanei, narrativa-gran-bretagna, recensioni
Read from May 08 to 20, 2012

Il romanziere resta sempre un dio, dal momento che crea (neanche il più aleatorio dei moderni romanzi d’avanguardia è riuscito a sopprimere completamente il suo autore); ciò che è cambiato è che non siamo più gli déi dell’immagine vittoriana, onniscienti e sentenziosi; ma déi secondo una nuova immagine teologica, e il nostro principio fondamentale è la libertà, non l’autorità.

Il titolo “La donna del tenente francese” ha sempre avuto su di me un forte potere evocativo legato al ricordo infantile del trailer del film ispirato al romanzo (uscito sugli schermi nel 1981). Sulla base di queste poche informazioni avevo costruito una serie di aspettative, anzi direi di “certezze”: con quel titolo la trama non poteva che raccontare di forti passioni, di un amore contrastato tra un ricco gentiluomo e una giovane donna di bassa estrazione sociale e con un passato torbido, il tutto magistralmente incorniciato in epoca vittoriana.
Quando se ne è presentata l’occasione, ho iniziato a leggere questo romanzo come se si trattasse di una vecchia conoscenza, di una rilettura. E invece ero lontana anni luce dalla realtà del libro (e anche del film).
Sarebbe interessante (per me solo presumo) fare una digressione su come le informazioni tratte dal contesto vengono travisate sulla base delle conoscenze già acquisiste e poi utilizzate per costruire sistemi di credenze poco coerenti con la realtà. Insomma, mi era bastato un titolo per attribuire al libro delle caratteristiche basandomi sulle mie precedenti letture di Dickens e Austen. Forse è per questo che il libro di Fowles non è molto letto? Si dà un’occhiata al titolo e si fanno delle inferenze che conducono a conclusioni quasi del tutto erronee. “La donna del tenente francese” è un libro sulla libertà individuale e sulle strade, spesso tortuose, che bisogna percorrere per potersi sentire liberi; è un viaggio dentro la mentalità vittoriana e i grandi temi che l’hanno caratterizzata: il dovere, il progresso, la religiosità.
I due personaggi principali, Charles e Sarah, rappresentano l’uno l’epoca vittoriana con tutte le sue contraddizioni e ipocrisie e l’altra il superamento di quell’epoca.
Charles è il tipico esponente della piccola nobiltà, è un gentiluomo e uno scienziato ma che non riesce a liberarsi dalle pastoie che gli impediscono di essere autentico.
Questo – il fatto che ogni vittoriano avesse due facce – è l’attrezzo che dobbiamo portarci appresso durante i nostri viaggi nell’Ottocento. […] ed è per questo, credo, che la miglior guida dell’epoca è molto probabilmente Il dottor Jeckyll e Mister H. Dietro una tardiva impalcatura di romanzo gotico, si nasconde infatti una verità molto profonda e rivelatrice.
Sarah è invece una donna “moderna” nel senso che ha un progetto chiaro e si assume la responsabilità di realizzarlo, anche se per farlo è costretta a mettersi al margine della società, che le affibbia un’etichetta infamente senza cercare di conoscere le ragioni del suo comportamento.
Pochissimi vittoriani erano disposti a mettere in dubbio i meriti del mimetismo, ma era proprio questo che si leggeva negli occhi di Sarah. Il suo sguardo timido, e tuttavia diretto, conteneva un messaggio molto moderno: “Parla chiaro, Charles, parla chiaro”. E bastava a prendere in contropiede l’interlocutore.

Guida d’eccezione in questo tour è John Fowles, nel senso che spesso lo stesso autore si intromette e spiega perché un certo personaggio non può che avere quei sentimenti oppure ci illustra quali potrebbero essere delle scelte alternative ma sempre abbastanza coerenti con la mentalità vittoriana. In alcune occasioni Fowles diventa uno dei personaggi (marginali) del suo libro: ha la necessità di vedere da vicino le sue creature per capire quali sono le loro intenzioni.
Ho scandalosamente distrutto l’illusione? No. I miei personaggi continuano a esistere, è in una realtà che non è meno, o più reale, di quella che ho appena distrutto. L’invenzione come disse un greco circa duemilacinquecento anni fa, è intrecciata in tutte le cose. Io ritengo che questa nuova realtà (o irrealtà) sia più valida, e vorrei che voi pure condivideste la mia convinzione di non poter controllare del tutto queste creature della mia mente, come voi non controllate – […] – i figli, i colleghi, gli amici o addirittura noi stessi.
Dite che questo è assurdo? Che un personaggio o è “reale” o “Immaginario”? Se tu la pensi così, “hypochite lecteur”, posso soltanto ridere. Tu non consideri del tutto reale neanche il tuo passato; lo agghindi, lo indori, lo diffami, lo censuri, lo rattoppi… in una parola lo romanzi e lo metti su uno scaffale, è il tuo libro, la tua autobiografia romanzata. Tutti noi non facciamo che sfuggire alla realtà reale. È questa una definizione fondamentale dell’homo sapiens.
Se quindi pensate che questa sciagurata digressione (ma sia davvero al tredicesimo capitolo) non abbia niente a che fare con il vostro Tempo, il vostro Progresso, la vostra Società, la vostra Evoluzione tutti gli altri fantasmi della notte a lettere maiuscole che fanno risonare le loro catene dietro le quinte di questo libro… io non discuto. Ma diffido di voi.

Fowles quindi si intromette a piene mani nella vita dei suoi personaggi (come è ovvio che sia) e ci svela l’inganno,ma la finzione del romanzo ne esce rafforzata: i personaggi così ben delineati nella mente dellp scrittore, sfuggono alla sua volontà e vanno verso direzioni impreviste. Fowles non sceglie per loro ma ci illustra tutte le possibili alternative, li accompagna passo passo e poi lascia al lettore la responsabilità di scegliere quale è la decisione presa dai personaggi.
La sola maniera per non prendere partito in una lotta è di mostrarne due versioni. A questo punto non ho che un problema: non posso fornire le due versioni contemporaneamente, e tuttavia la seconda, tanto è forte la tirannide dell’ultimo capitolo, sembrerà, qualunque essa sia, quella “reale” e definitiva.

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Reading Progress

05/11/2012 page 5
1.0% "E ciò che la femmina chiedeva a un colore, forse per compensare tanti altri aspetti del comportamento che ci si aspettava da lei, era lo splendore, non la discrezione."
05/11/2012 page 6
1.0% "I suoi vestiti erano neri. Il vento li agitava, ma la figura rimaneva immobile e continuava a guardare il mare, più come un vivente monumento agli annegati, come il personaggio di un mito, che come un appropriato frammento di una qualunque giornata in provincia."
05/12/2012 page 11
2.0% "Lei si voltò a guardarlo; o meglio, tale almeno fu l’impressione di Charles, a guardare attraverso di lui. Non era tanto ciò che vide sul suo volto che, dopo questo primo incontro, sarebbe rimasto impresso nella sua memoria, ma ciò che non era quale lui si aspettava; in quell’epoca infatti il pesonaggio femminile preferito era la pudica, l’obbediente, la timida."
05/14/2012 page 19
4.0% "La pigrizia, temo, era la caratteristica peculiare di Charles. Come molti suoi contemporanei, sentiva che il senso di responsabilità dell’inizio del secolo si stava trasformando in semplice arroganza; ciò che muoveva la nuova Inghilterra era in misura sempre maggiore il desiderio di apparire rispettabile e non quello di far bene."
05/14/2012 page 19
4.0% "La signora avrebbe trovato subito posto nella Gestapo: aveva una maniera di interrogare che nel giro di cinque minuti poteva ridurre in lacrime la ragazza più vigorosa. A modo suo, era un’epitome di tutti gli elementi più grossolanamente arroganti dell’Impero britannico in ascesa. La sua sola idea di giustizia era che lei aveva sempre ragione [...]"
05/16/2012 page 53
10.0% "Abbiamo ancora di fronte ancora una volta questo pomo della discordia tra i due secoli: è il dovere a guidarci o no?"
05/16/2012 page 65
13.0% "[…] in un periodo molto anteriore forse sarebbe stata una santa o l’amante di un imperatore. Non perché c’erano in lei religiosità da un alto e sessualità dall’altro, ma per quella rara potentissima fusione, che era la sua essenza, tra comprensione ed emozione."
05/16/2012 page 80
16.0% "Charles lo ignorava, ma in quei brevi secondi sospesi sopra il mare in attesa, in quel luminoso silenzio della sera spezzato soltanto dal quieto sciabordio delle onde, si era perduta l’intera epoca vittoriana, E non è detto che avesse imboccato il sentiero sbagliato."
05/18/2012 page 100
20.0% "Sarah si accostò al leggio in un angolo della stanza, dove riposava nelle ore libere la Bibbia “di famiglia”, che non era come penserete voi una Bibbia appartenente da tempo alla famiglia, ma una dalla quale erano stati devotamente estirpati certi inspiegabili errori di gusto della Sacra Scrittura, come il canto di Salomone."
05/18/2012 page 100
20.0% "Sarah si accostò al leggio in un angolo della stanza, dove riposava nelle ore libere la Bibbia “di famiglia”, che non era come penserete voi una Bibbia appartenente da tempo alla famiglia, ma una dalla quale erano stati devotamente estirpati certi inspiegabili errori di gusto della Sacra Scrittura, come il canto di Salomone."
05/18/2012 page 105
21.0% "Io non lo so. La storia che sto raccontando è tutta immaginazione. I personaggi che creo non sono mai esistiti fuori della mia fantasia. Se ho finora finto di conoscere la loro mente e i loro pensieri più segreti, è perché sto scrivendo in una convenzione (nonché in parte con un vocabolario), universalmente accettata all’epoca in cui si ambienta il mio racconto, seconda la quale il romanziere siede accanto a Dio."
05/18/2012 page 107
21.0% "C’è una buona definizione di Dio: la libertà che permette l’esistenza di altre libertà. E io devo ottemperare a questa definizione."
05/18/2012 page 108
21.0% "Il romanziere resta sempre un dio, dal momento che crea (neanche il più aleatorio dei moderni romanzi d’avanguardia è riuscito a sopprimere completamente il suo autore); ciò che è cambiato è che non siamo più gli déi dell’immagine vittoriana, onniscienti e sentenziosi; ma déi secondo una nuova immagine teologica, e il nostro principio fondamentale è la libertà, non l’autorità."
05/20/2012 page 124
24.0% "Quelle ore da riempire con la luce a gas e senza l’aiuto del cinema e della televisione! Per chi doveva guadagnarsi da vivere non era certo un grosso dramma: quando hai lavorato dodici ore in un giorno, il problema di quel che devi fare dopo cena lo risolvi facilmente.Ma pensate ai poveri ricchi: erano magari liberi di starsene soli prima delle ore serali,ma dopo la convenzione esigeva che si annoiassero in compagnia" 5 comments

Comments (showing 1-4 of 4) (4 new)

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message 1: by Chiara (new)

Chiara Pagliochini Nella mia antologia delle scuole medie c'era un brano tratto da questo romanzo. Mi ha sempre incuriosito. Spero un giorno di riuscire a leggerlo, anche grazie alla tua recensione davvero interessante e ben fatta.


Patrizia O Chiara wrote: "Nella mia antologia delle scuole medie c'era un brano tratto da questo romanzo. Mi ha sempre incuriosito. Spero un giorno di riuscire a leggerlo, anche grazie alla tua recensione davvero interessan..."

penso che ne valga proprio la pena: a me è piaciuto moltissimo, soprattutto per la presenza dell'autore dentro il romanzo che spiega quello che passa per la testa ai suoi personaggi ma anche a lui stesso.


Arwen56 Bellissima recensione.


Patrizia O grazie :)


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