Emanuela's Reviews > Frammenti di ossa
Frammenti di ossa
by Kaaron Warren (Goodreads Author), Thais Siciliano
by Kaaron Warren (Goodreads Author), Thais Siciliano
Emanuela's review
bookshelves: 40kbooks, e-book, horror, narrativa-straniera, sci-fi
May 05, 12
bookshelves: 40kbooks, e-book, horror, narrativa-straniera, sci-fi
Read in May, 2012
Le tossine del pesce palla, del curaro e della cicuta sono veleni che provocano la morte per asfissia in quanto bloccando la contrazione muscolare impedendo la funzione della respirazione, lasciando la vittima cosciente fino in ultimo.
In questo racconto la stessa fine atroce dei protagonisti è provocata da una produzione abnorme dei tessuti ossei a causa di calcio potenziato contenuto negli alimenti.
Ho fatto un po' fatica ad orientarmi nella successione degli avvenimenti per la forma un po' sincopata che l'autrice ha dato alla trama; la componente emozionale, che dovrebbe essere, almeno, di angoscia, appare rimossa collettivamente. A meno che non fossero già tutti zombie(?)
Rimane di certo la fervida immaginazione della Warren che riesce ad inventare questa patologia orripilante.
In questo racconto la stessa fine atroce dei protagonisti è provocata da una produzione abnorme dei tessuti ossei a causa di calcio potenziato contenuto negli alimenti.
Ho fatto un po' fatica ad orientarmi nella successione degli avvenimenti per la forma un po' sincopata che l'autrice ha dato alla trama; la componente emozionale, che dovrebbe essere, almeno, di angoscia, appare rimossa collettivamente. A meno che non fossero già tutti zombie(?)
Rimane di certo la fervida immaginazione della Warren che riesce ad inventare questa patologia orripilante.
Sign into Goodreads to see if any of your friends have read Frammenti di ossa.
sign in »
Reading Progress
| 05/05/2012 |
|
100.0% |
Comments (showing 1-6 of 6) (6 new)
date
newest »
newest »
message 1:
by
Letizia
(new)
-
rated it 5 stars
May 06, 2012 12:33am
Curiosa l'idea degli zombie (a cui in effetti aggiungi un ?). Mi racconti cosa del racconto te l'ha fatta venire in mente? :)
reply
|
flag
*
Perché in una situazione così ci si aspetterebbero reazioni angoscianti se non di panico collettivo che non sono, a mio avviso, sufficientemente espresse. Sembrano già tutti rassegnati. Sì, anche nella fuga, me li immaginavo proprio come zombie, regrediti ad uno stato non più umano. Mi è venuta in mente, invece, la descrizione del Manzoni della morte di Cecilia per la peste. Ecco lì c'è rassegnazione ma è sempre molto vivo l'aspetto emozionale che in questo racconto è carente. Adesso non voglio fare la spocchiosa, ma mi sembra ci siano incongruenze logiche comportamentali che riesco a riferire solo ad essere non più umani. Perdonami :D
Ma no, mi piace che ci sia una discussione! Qui noi siamo chiaramente i famosi osti che parlano del loro vino, e sarebbe bello che altri lettori venissero a dire da loro :) Intanto ti dico la mia :D
[Per chi ancora non ha letto il libro, parlo del comportamento dei personaggi: decidete se continuare a leggere il commento o no!]
Io non vedo una totale assenza di emozioni, o meglio: vedo (in alcuni personaggi e non in tutti) un cinismo così forte e una totale indifferenza verso il prossimo che -ti do ragione- è difficile riferire a esseri umani.
Mh.
È davvero così difficile? Mi chiedo: sembra una prospettiva tanto distante dalla realtà che ci circonda?
[nota da oste: abbiamo fatto due chiacchiere con l'autrice proprio su questo punto, pubblicheremo presto l'intervista].
E le donne? Ti sembrano anche loro prive di emozioni?
La signora Albadara è disperata, ha un crollo emotivo forte. Non a caso è l'unica che evoca i "Bei Vecchi Tempi". E Sasha, che piange continuamente?
La tua difficoltà di trovare coerenza nel comportamento di questi esseri che ti appaiono come non più umani mi sembra davvero che centri il punto. Se al comportamento dell'essere umano si toglie l'altruismo, quanto resta di umano?
Sì, hai ragione. C'è troppa indifferenza, non solo nel rapporto con gli altri, ma anche dei soggetti malati di fronte alla morte o anche solo la scoperta di essere contaminati.La signora Albadara è più interessata alle spoglie dei figli che non al fatto che stia perdendo i figli, non mi sembra coerente, ecco.
Ancora, in una situazione così si manifesterebbe più facilmente l'opposto dell'altruismo, un egoismo sfrenato ma non indifferenza.
Poi è chiaro, è un racconto di fantascienza, per questo ho pensato a condizioni diverse da quelle "umane". Ci sta tutta, però, anche qui, non è esplicitato. Rimango con il (?) :)
[Probabilmente farò qualche spoiler, chi non ne vuole se non ha ancora letto il racconto, passi oltre direttamente.]
Ordunque, io la vedo diversamente: la società che viene delineata (anche se molto viene lasciato al lettore) è molto cinica, disinteressata da ciò che può accadere a chiunque non sia al comando che, grazie al proprio ruolo e al denaro, può comprare l'interesse altrui.
A questo aggiungiamo la classica tendenza distopica a voler nascondere la realtà (l'epidemia che si diffonde e le sue probabili cause) e cosa otteniamo? UN mondo che non fa in tempo ad essere disperato, se non per i primi casi (la madre del bambino all'inizio del racconto è la più disperata tra tutti, gli altri accusano il colpo più con shock che con dolore) e quando si inizia a capire qual è il problema (la verità che trapela) è semplicemente troppo tardi per fare alcunché.
Sì, rassegnazione da parte di tutti quelli che hanno capito cosa sta succedendo, e per quei pochi che riescono a provare ancora qualcosa nei confronti degli altri non c'è disperazione per la perdita quanto un senso di riscatto (il Signor Albadara "approfitta" della situazione per fare qualcosa che, a suo dire, avrebbe aiutato l'umanità) o di liberazione (che è quello che porta la Signora Albadara a spingere alla fuga Sasha e Bevan, incitandoli a raggiungere il Mandorleto), non c'è spazio o tempo per provare qualcos'altro, si può solo provare a salvare il salvabile e a sperare (se c'è ancora qualcuno in grado di sperare) che le cose andranno bene in futuro (e a rischio di diventare ridondante, aggiungo, se c'è un futuro).
Ordunque, io la vedo diversamente: la società che viene delineata (anche se molto viene lasciato al lettore) è molto cinica, disinteressata da ciò che può accadere a chiunque non sia al comando che, grazie al proprio ruolo e al denaro, può comprare l'interesse altrui.
A questo aggiungiamo la classica tendenza distopica a voler nascondere la realtà (l'epidemia che si diffonde e le sue probabili cause) e cosa otteniamo? UN mondo che non fa in tempo ad essere disperato, se non per i primi casi (la madre del bambino all'inizio del racconto è la più disperata tra tutti, gli altri accusano il colpo più con shock che con dolore) e quando si inizia a capire qual è il problema (la verità che trapela) è semplicemente troppo tardi per fare alcunché.
Sì, rassegnazione da parte di tutti quelli che hanno capito cosa sta succedendo, e per quei pochi che riescono a provare ancora qualcosa nei confronti degli altri non c'è disperazione per la perdita quanto un senso di riscatto (il Signor Albadara "approfitta" della situazione per fare qualcosa che, a suo dire, avrebbe aiutato l'umanità) o di liberazione (che è quello che porta la Signora Albadara a spingere alla fuga Sasha e Bevan, incitandoli a raggiungere il Mandorleto), non c'è spazio o tempo per provare qualcos'altro, si può solo provare a salvare il salvabile e a sperare (se c'è ancora qualcuno in grado di sperare) che le cose andranno bene in futuro (e a rischio di diventare ridondante, aggiungo, se c'è un futuro).
Condivisibile l'idea dello shock collettivo che come un raptus si appropria della sfera emozionale. Mi sembra che si avvicini anche alla mia idea di zombie, come veder vagare le persone dopo una catastrofe naturale come il terremoto o dopo un bombardamento. La differenza è che non avviene contemporaneamente per tutti e ancora, per me, c'è qualcosa che non mi torna. Ma sopravviverò, spero. :)
