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Sintetizzatori umani by Pat Cadigan
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4894181
's review
Apr 30, 12

bookshelves: sci-fi, statunitensi
Read from March 25 to April 29, 2012

Cosa ti sembra questa –una finestra aperta o una ferita aperta?

Sarebbe troppo scontato partire dalle forti analogie di questo romanzo con il più celebre Neuromante, fosse solo perché di entrambi non si capisce niente. Eppure ti piace. Molto. Forse proprio perché non ci capisci niente.
In realtà Sintetizzatori umani pare molto più ricco e complesso del romanzo simbolo del cyberpunk, pur conoscendo, tuttavia, cadute di tono e uno stile comunque più grezzo di quello di Gibson. La differenza tra i due sta soprattutto nel differente mondo che viene evocato: quello di Cadigan è un mondo più variopinto, più felicemente caotico, eternamente dominato dall'incertezza; un dannato mondo di Schroedinger, come dice un personaggio, una vita in cui l'unica scelta possibile è quella di buttarsi, sempre, perché niente è certo. A cominciare dalle relazioni umane, traviate, drogate, rimescolate dall'invenzione degli innesti cerebrali.
Centrale è il tema dell'informazione, o per meglio dire, della gestione dell'informazione: la trama, a voler riafferrare tutti i fili sparpagliati, ruota attorno all'implosione di una Internet retrofutura, sovraccarica di informazioni superflue. Nel diverso approccio al problema si nota un'altra importante differenza con Gibson: agli hacker fraudolenti, ladri di informazioni di Neuromante, si oppongono in questo romanzo i synners, i sintetizzatori umani, uomini e donne che diventano parte del processo di gestione dell'informazione. Complessa e affascinante è la definizione sfuggente del termine synners, difficilmente riproducibile in italiano: sinners, ossia peccatori, sono i personaggi di questo romanzo, che si macchiano di un peccato originale, primo atto di una trasfigurazione cibernetica dell'essere umano.
A fare da sfondo, il vivo, informe, sotterraneo mondo della cultura hacker e underground, così com'era negli anni Novanta, tra tossici, famiglie disgregate, personalità vaganti.
A leggere Cadigan quindici anni dopo l'interrogativo non sembra più "è questo il futuro che ci attende?". Forse quel futuro è già passato, forse lo stiamo vivendo, ma non lo sappiamo.
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