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Mendel dei libri by Stefan Zweig
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Feb 27, 12

Read on February 27, 2012

Concentrato d’amore su piatto piano

Difficilmente mi piacciono i libri piccini picciò.

Non che io sia una di quelle “o mille pagine o niente” per carità, però ho sempre pensato che spesso proprio perché piccolini, i libri concepiti così, si autolimitino, perché non hanno la possibilità di presentarsi e di rimanere impressi nella memoria in maniera radicata e profonda. Naturalmente tengo fuori dal novero i libri di aforismi, ovvio, che quelli si sa, la caratteristica è proprio quella, due paroline, una botta di vita, e volano di bocca in bocca come la freccia dall’arco scocca.

Eppure questo, è un gioiellino che sullo scaffale va messo di facciata e non di costa. Grande quanto un portafotografia 10 x 13 e sottile quanto un foglio di colla di pesce, ha il dono nelle sue poche pagine, di rivolgersi a tutti coloro che amano i libri, e non solo.

Mendel è un uomo innamorato. La sua mente e il suo cuore, sono da sempre dediti a un mondo fatto di carta e di caratteri stampati. Ed è un amore puro, che lo fa commuovere davanti a edizioni pregiate, e nella lettura, lo porta a isolarsi da tutto ciò che lo circonda, di cui Mendel non sa e non vuole sapere niente, perché tutto ciò che gli serve per vivere ed esistere ce l’ha davanti, oltre i suoi occhiali, in un universo fatto di cellulosa.

Ma una passione talmente elevata, va anche trattata come un’ amante, e se Mendel sa benissimo cosa significa essere fedele a questo amore, la Storia invece irrispettosa nella sua brutalità, si fa beffe di lui e gioca col suo destino, calpestando il senso della vita e della memoria. Ed ecco che l’incanto si infrange sullo scoglio della realtà, e Mendel non è più Mendel dei libri, ma mendel e basta, senza neanche un carattere maiuscolo, a testimonianza di un’identità strappata in malo modo.

È una lezione commovente, non solo per chi ama rifugiarsi nei libri, ma anche per coloro che in qualche modo ne vengono a contatto: i librai, troppo presi dalle regole del marketing per ricordarsi il valore di ciò che vendono; i bibliotecari, troppo annoiati per illuminarsi davanti a una richiesta di aiuto; i lettori, a volte troppo assetati e distratti dalla ricerca di una trama, per godere della lettura in se stessa; e infine gli spettatori, che troppo annoiati nel guardare chi legge, spesso non rispettano quel rifugio che il lettore si crea da tutto e da tutti, alla ricerca di un conforto e ristoro che sfuggono agli occhi di coloro che non sono avvezzi a combattere l’oblio della memoria.
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