Artemisia's Reviews > Il seme del male

Il seme del male by Joanne Harris
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4248796
's review
Jan 22, 2012

really liked it
Read in November, 2009

Di base, io ho un grosso problema con la Harris: quando si tratta di giudicare i suoi libri divento penosamente parziale e tendo ad essere fin troppo comprensiva con difetti che ad altri scrittori non perdonerei mai e poi mai.
Quindi, avvisàti.
The Evil Seed è il primo romanzo scritto (1989) e, al momento, l'ultimo pubblicato: si sviluppa su due periodi temporali, ma i luoghi sono gli stessi, gli stessi i protagonisti, identici i ruoli ricoperti duranti gli anni. La figura attorno a cui ruota tutto il romanzo è assolutamente una sola e il dare importanza a questo o a quell'altro personaggio è solo un modo della Harris di trarci in inganno; Rosemary, il rosmarino, per ricordare e non dimenticare. Rosemary è un'entità assoluta di male, che ci parla di un male relativo, fatto di scelte, di decisioni, di desiderio,
Rosemary è una divinità innocente (vestita di bianco, l'archetipo preraffaelita, i capelli lunghi, l'apparizione sotto il biancospino) che ha nelle sue mani le volontà di tutti i suoi uomini e dalla volontà stessa è composta ogni fibra del suo essere. Volontà e desiderio: qualcosa in me ricorda e non vuol dimenticare. E in lei rivive la citazione shakesperiana della rimembranza in Amleto.
Ma le pecche ci sono, purtroppo: il libro nella seconda parte tende a scadere, il finale viene risolto abbastanza frettolosamente, ci sono passaggi verbali che mi convincono poco e scelte lessicali a volte ripetivive - ma questo potrebbe essere un problema della traduzione. In conclusione: un'idea splendida, un libro abbastanza maturo nonostante sia stato il suo esordio: si trovano tutti gli elementi che verranno poi sviluppati successivamente dalla Harris quali alcune ambientazioni cimiteriali (Grantchester, Highgate, Montmartre), le fiere di paese, i luna park, gli zingari, il destino come una ruota che gira ed il libro intero è una base per il testo che uscirà poi nel 1993 tradotto in Italia con il titolo Il fante di cuore e la dama di picche, uno studio sicuramente molto appassionato dell'arte preraffaelita, e un dialogo, ancora una volta, con il male, con i finali non lieti, con sentieri oscuri impercorribili a cui la Harris accenna, ma di cui mai non parla.
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