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Dance Dance Dance by Haruki Murakami
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4248796
's review
Jan 22, 12

really liked it
Read in August, 2008

Non è la realtà che è distorta, è solo leggermente alterata. Come quando è pomeriggio e fuori c'è la neve e decidi di vedere la tv. Poi ci ripensi, inserisci nel videoregistratore una VHS e ti piazzi sul divano. Il film è bello, ti piace, lo hai visto centinaia di volte. Poi il film finisce e ti resta addosso quella sensazione leggera leggera che ti fa dire: ma cosa c'era di strano questa volta?
Ecco, Dance Dance Dance è un libro strano. Scorriamo le pagine ricercando continuamente quel particolare, quell'immagine dell'alterazione. Però non la troviamo. Niente da fare. La lettura resta intrappolata in descrizioni pesanti di giornate assolutamente vuote, fatte di caffè e ciambelle, passeggiate solitarie, monologhi a volte anche un pelino vittimistici. Le ore scorrono, tutte uguali. Ma poi ad un tratto, eccolo, ecco quel particolare che non è mai casuale: è un collegamento. Tutto è collegato, basta continuare a danzare. E devi danzare bene.
Danzare, danzare, danzare fino a stupire tutti. Danzare per sfuggire alla morte e tornare alla vita.
Si, esatto. Tornare alla vita. Dance Dance Dance racconta appunto questo: il percorso di un uomo che per tornare a vivere deve passare attraverso la morte. Come in Norwegian Wood la morte è rappresentata dall'evanescente Naoko (sempre più dillà che diquà )e la vita dalla forza e dall'impulsività di Midori, qui abbiamo Kiki e Yumiyoshi. Le due donne/ossessione del protagonista. La donna inseguita che sarà poi diversa dalla donna trovata.
Insomma, non saprei dire se mi è piaciuto o meno. Ripeto, è un libro strano, ma strano davvero. Perchè non è poi scritto così bene, e nemmeno poi tanto originale. I personaggi sono belli, ma niente di eccezionale. Certo, c'è Yuki che è un gioiello di creazione letteraria ma nient'altro. E poi questa faccenda dei collegamenti l'ho sopportata poco: non si creano connesisoni all'interno dei libri sottolineandole continuamente. Si lascia che il lettore se ne dimentichi, per poi fargliele percepire con poche parole. Male Murakami. I tuoi non erano collegamenti, erano ripetizioni.
E comunque, Murakami, tu stai fuori. Ma fuori davvero. Tre stelle, anche se volevo metterne due. Perchè hai saputo togliere la benda ai miei occhi che si rifiutavano di vedere quel particolare, quel miraggio di alterazione.

C'è una stanza in un vecchio edificio di Honolulu in cui sei scheletri guardano immobili la tv, c'è una stanza fredda e senza finestre in cui un uomo aspetta un altro uomo, c'è una stanza sporca di cartacce in cui una bambina ascolta musica, e c'è una stanza in cui un uomo dice ad una donna addormentata: << è mattina >>.

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