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Zorba il greco by Nikos Kazantzakis
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Jan 04, 12

bookshelves: 2012, classici
Read from January 01 to 04, 2012

Pubblicato per la prima volta nel 1946, e nel 2011 per la prima volta con una traduzione direttamente dall'originale greco, Zorba il greco è uno dei più famosi romanzi greci, oggetto anche di una importante riduzione cinematografica (con Anthony Quinn, che potete vedere insieme al comprimario nella foto di copertina). E' la storia di un intellettuale greco (che rimane senza nome per tutto il romanzo) che decide di raccontare la storia di Alexis Zorba, da lui incontrato durante un viaggio a Creta. Il narratore è il classico topo da biblioteca che, punto sul vivo dalle osservazioni del suo amico/pupillo che ha deciso di recarsi nel Caucaso per aiutare i Greci sotto persecuzione, decide di abbandonare gli studi e dedicarsi a una vita più attiva, ovvero l'installazione di una miniera di lignite a Creta. Durante il viaggio verso Creta incontra Zorba, un operaio sessantacinquenne ma ancora (anzi, sempre più) innamorato del mondo e della vita e pieno di una vitalità esasperata che non manca di affascinare il mite narratore.

Qualche giorno fa sono incappata per l'ennesima volta nella famosa lista '1001 libri da leggere prima di morire', talmente famosa che a dire il vero è difficile ora stabilire qual è quella originale. Poco male, dato che si tratta sempre di scelte opinabili. Eppure l'idea mi ha affascinato, e il primo titolo in lista era proprio questo (la lista mi è apparsa in ordine Z-A per titolo). Zorba il greco non è esattamente il mio genere di romanzo: vitalista, individualista, smaccatamente maschilista ed egoista, in molti punti mi ha ricordato il grande Hemingway (sì, è un complimento, a prescindere dai miei gusti). Il protagonista è uno studioso che ha sempre avuto troppa paura per cimentarsi con la realtà, e ha preferito sempre gingillarsi con la rappresentazione della realtà, sotto forma di libri. Zorba il greco, invece, è una specie di uomo primitivo, un uomo alfa, che trascura il pensiero per farsi travolgere dalla vita con tutte le sue sorprese e necessità. Il narratore è affascinato da Zorba, e vorrebbe essere come lui, ma allo stesso tempo fa ben poco per allontanarsi dal suo stile di vita, e anzi sembra spesso disprezzare l'indulgenza nelle necessità carnali, e si rivolge agli insegnamenti buddisti per riuscire a vivere con moderazione e a guadagnare saggezza.

La descrizione della vita dei due amici nell'isola di Creta, delle loro lunghe discussioni, delle avventure che condividono e degli slanci di pazzia che li guidano è meravigliosa: Kazantzakis è uno stupendo narratore. Il soggetto del romanzo però, pur fascinoso, non è nelle mie corde. L'esasperazione di una vita vissuta 'al massimo' per evitare il senso di oppressione e la vecchiaia incombente mi intristisce. L'incapacità del narratore di trovare una propria via invece di ammirare da lontano quella del suo amico è altrettanto deprimente. Come già fatto notare da altri recensori, la capacità di Zorba di trascendere le convenzioni sociali poteva avere un fascino profondo a metà del secolo scorso, ma al giorno d'oggi non risulta molto coinvolgente. Estremamente irritante, invece, la profonda misoginia che pervade tutto il romanzo. In conclusione, un romanzo interessante, affascinante a suo modo, ma sicuramente datato.

http://robertabookshelf.blogspot.com/...

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Nikos Kazantzakis
“Questo operaio analfabeta, che quando scriveva spezzava le penne con la sua foga impaziente, era sopraffatto, come i primi uomini sottrattisi alla condizione di scimmia, o come i grandi filosofi, dai problemi fondamentali della vita, e li viveva come necessità immediate e urgenti. Come un bambino, vedeva anche lui tutte le cose per la prima volta, e si stupiva continuamente, e faceva domande, e tutto gli sembrava un miracolo, e ogni mattina quando apriva gli occhi e vedeva gli alberi, il mare, le pietre, un uccello, rimaneva a bocca spalancata. Cos'è questo miracolo? gridava. Che cosa vuol dire albero, mare, pietra, uccello?”
Nikos Kazantzakis, Zorba the Greek


Reading Progress

01/01/2012 page 2
1.0% "Perché lui aveva tutto quello che serve a uno scribacchino per salvarsi: lo sguardo primitivo che agguanta fulmineo dall'alto il suo nutrimento; la naturalezza creativa, che si rinnova ogni mattino, di guardare incessantemente alle cose come se fosse la prima volta e di ridare la verginità ai secolari elementi quotidiani - vento, mare, fuoco, donna, pane; la sicurezza della mano, la freschezza del cuore, l'ardire"
01/01/2012 page 3
1.0% "...virile di beffarsi della propria anima, come se avesse dentro di sé una forza superiore all'anima stessa; e infine la risata limpida e selvaggia che scaturiva da una sorgente profonda, più profonda delle viscere dell'uomo, e che nei momenti cruciali esplodeva liberatoria dal vecchio petto di Zorba; esplodeva ed era capace di demolire, e demoliva, tutte le barriere - morale, religione, patria, che le persone"
01/01/2012 page 4
1.0% "...sventurate e impaurite erigevano per sfangarsela senza troppi danni nella propria misera vita."
01/02/2012 page 70
19.0% "Non dare confidenza agli uomini, non dire loro che siamo tutti una sola cosa, che abbiamo tutti gli stessi diritti, perché calpesteranno subito i tuoi, ti ruberanno il pane lasciandoti crepare di fame."
01/02/2012 page 81
22.0% "Ero felice, e lo sapevo. Finché viviamo la felicità, è difficile che ce ne rendiamo conto; solo quando è passata e guardiamo indietro capiamo all'improvviso - e a volte con stupore - quanto siamo stati felici. Ma io, su quella riva cretese, vivevo la felicità e sapevo nello stesso tempo che ero felice."
01/03/2012 page 132
36.0% ""Chi ha creato questo labirinto d'incertezza, questo tempio di presunzione, questa anfora piena di peccati, questo campo disseminato di erbascandalo, questa bocca dell'Inferno, questo paniere stracolmo di astuzie, questo veleno che assomiglia al miele, questa catena che imprigiona i mortali alla terra - la donna?""
01/03/2012 page 170
46.0% ""Considero una grande vergogna confessare che sono vecchio, e faccio tutto quello che posso perché nessuno si accorga che sono invecchiato; salto, ballo, mi fa male la schiena, ma ballo; bevo, mi gira la testa, gira tutto il mondo, ma io resto dritto, come se niente fosse. Sudo, mi tuffo in mare, prendo il raffreddore, mi viene da tossire, caf! caff, per alleggerirmi, ma mi vergogno, padrone, reprimo a forza la tosse"
01/04/2012 page 240
65.0% "Dio cambia volto, e fortunato colui che riesce a distinguerlo dietro ogni maschera. A volte è un bicchiere di acqua fresca, a volte un figlio che balla sulle nostre ginocchia, a volte una donna vezzosa e altre volte una breve passeggiata mattutina."
01/04/2012 page 251
68.0% "E così il mondo è caduto in mano agli scribacchini; quelli che i misteri li vivono, non hanno tempo; e quelli che hanno tempo, non vivono i misteri."
01/04/2012 page 300
81.0% ""Che razza di macchina è l'uomo! Le metti pane, vino, pesci, rapanelli, ed escono sospiri, risate e sogni. Una fabbrica! Credo che dentro la nostra testa ci sia un cinematografo sonoro, di quelli dove si parla.""
01/04/2012 page 342
92.0% ""Tu non entri nella mia anima, non ti apro la porta, non mi spegni il fuoco, non mi abbatti!""
01/04/2012 page 344
93.0% "Quell'uomo, con il suo istinto infallibile, con il suo primordiale sguardo d'aquila, tagliava per scorciatoie brevi e sicure e arrivava con semplicità, senza sforzo, alla più alta realizzazione dello scopo - la mancanza di scopo."

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