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Hand Me Down by Melanie Thorne
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5117196
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Dec 06, 11

bookshelves: 2012, netgalley
Read from November 23 to 27, 2011

“Hand me down” non è un libro facile, la storia è complicata, triste e così verosimile che mi ha spezzato il cuore in più punti, ma mi ha davvero colpito tantissimo.

Liz, Elizabeth, è la protagonista una ragazza di quattordici anni che convive con una situazione familiare pessima. Il padre è un alcolista, violento, sempre ubriaco che alza le mani sulla madre che ha sempre cercato di proteggere le sue due figlie Liz e sua sorella, di due anni più piccola Jamie. Dopo anni di fughe, la madre Linda lavora in un centro che sostiene le donne vittime di violenze e si è risposata con Terrence un altro personaggio poco raccomandabile. Jamie decide di andare a vivere dal padre, anche lui risposato con una donna di nome Crystal, mentre Liz viene sbattuta da un conoscente e un parente all’altro come se fosse un pacco, finché non arriva a Salt Lake City, (il paese dei Mormoni) da Tammy la sorella della madre che l’accoglie come una figlia. La situazione sembra essere solo temporanea ma Liz sarà costretta a rendersi conto che non è più la priorità per sua madre e rimboccarsi le maniche per ricostruire la sua vita e essere felice.

Liz ci racconta la sua storia in prima persona e non lo fa in maniera lineare, ogni capitolo inizia con un ricordo e la spiegazione di qualche passaggio, il comportamento del padre, l’incontro della madre con Terrance, la nascita del fratellastro Noah che letteralmente adora la ragazza. E in ogni momento siamo vicini a Liz perché dimostra una forza straordinaria. Devo dire che la Thorne è incredibilmente brava a rendere la storia credibile, nonostante la crudezza dei temi e le disgrazie che continuano a capitare alla protagonista non si ha mai la sensazione che sia tutto costruito, falsato, le emozioni di Liz sono autentiche e viene voglia di abbracciarla e porgerle un fazzoletto, batterle su una spalla e chiederle di non mollare.

Tammy, la zia, è sicuramente uno dei personaggi che più mi hanno colpito, forse perché mi ricorda molto mia zia, o forse perché è davvero l’unica della famiglia che si preoccupa per lei, che la tratta come una ragazzina e non come un giudice o l’adulta di turno che prende la decisione giusta, protegge la sorella più piccola o si fa in quattro per mantenere una parvenza di normalità. Scappata anche lei ad un’infanzia e una adolescenza terribile, anche lei sorella maggiore che si è fatta in quattro per salvare la madre di Liz, più piccola di lei, si è costruita una vita lontano dalla California, dai ricordi, dai maltrattamenti, ma con il senso di colpa che la consuma da dentro perché pensa sempre a sua sorella e ai guai in cui continua a cacciarsi. Ma è davvero la salvezza di Liz.

Jamie la sorellina viene mantenuta all’oscuro di tutto per la gran parte del tempo. Sa che il padre è pericoloso, così come Terrance ma la madre e Liz compiono un buon lavoro nel proteggerla e nel tenerla lontana da tutti i momenti più brutti delle loro vite. Liz è lì a cullarla e a rassicurarla finché non si addormenta, cerca di farla passare incolume attraverso viaggi e trasferimenti vari, ma cade anche lei, fa scelte poco sagge e alla fine decide di rimanere in una famiglia che si prende cura di lei, anche se in maniera diversa da quella che avrebbe voluto la sorella maggiore. Ma è felice, si trova bene ed è questo che alla fine conta. Trovare il proprio equilibrio in un mondo che lentamente va a scatafascio in una famiglia in cui tutto viene prima del loro benessere. La vita a volte fa veramente schifo, ma sta a noi superare i momenti più duri, lavorare duramente per rialzarci e scappare dalle brutture.

Il padre e la madre di Liz non meritano alcun rispetto. La madre seppur faticosamente scappa dal padre che continua a sfruttare le figlie solo per ottenere denaro, non lavorare e bere fino al delirio, ma alla fine anche lei ricade negli stessi sbagli e si fida di un uomo che forse è anche peggio del primo marito. Invece di continuare a fare la madre e essere di sostegno vero per le sue figlie decide di spargerle in giro per l’America e vivere con un uomo che continuerà a farla soffrire e rimarrà sempre una minaccia, nonostante le sue rassicurazioni. Con una famiglia così disastrata sorprende scoprire che Liz è comunque una ragazza forte, con la testa sulle spalle capace di attraversare il ghiaccio e l’inferno pur di proteggere le persone che ama. E nonostante tutto non si arrende mai e continua a credere in un domani migliore.

Rachel la sua migliore amica è un personaggio importante, non solo per il sostegno che dimostra a Liz con le sue lettere e con la sua amicizia incondizionata ma anche perché aggiunge un tocco gioioso a momenti della vita di Liz in cui altrimenti non c’era un solo momento felice. Vive con il padre perché la madre, una specie di sensitiva, è volata in Europa per seguire il suo spirito, le da consigli su come purificarsi, concentrarsi sui pensieri positivi stile mantra e le suggerisce pozioni e erbe. Ma dà buoni consigli anche per Liz che ne ha un disperato bisogno.

L’ultimo che voglio citare è Dean, il compagno di scuola di Liz, che non è solo un amico, ma qualcosa di più. Con il suo accento inglese, l’aiuta ad ambientarsi nella nuova scuola, nello Utah, e con i compiti di matematica, ma anche con i rapporti con i ragazzi. Con gli abusi di cui è sempre stata vittima, Liz non è che sia proprio entusiasta dell’altro sesso, ma Dean con la sua battuta sempre pronta e la sua gentilezza riesce a vincere la fiducia della ragazza. So good.

Ci sono tanti temi importanti nel libro che va preso a piccole dosi, perché incredibilmente vero e sofferto. La storia è struggente e impariamo ad amare Liz a piccoli passi, immergendoci in un mondo di sofferenza e speranza difficile da ignorare. In uscita il prossimo anno vale davvero la pena di leggerlo.

Ringrazio Netgalley e Penguin Group (USA) per avermi permesso di leggere in anticipo una copia di questo libro in cambio di una mia recensione.
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Reading Progress

11/23/2011 page 30
9.0%
11/25/2011 page 190
59.0% "Bello!"
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