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Quo Vadis by Henryk Sienkiewicz
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Nov 21, 11

Read in November, 2011

Il Cristianesimo, questo sconosciuto

Dunque sì, accomodatevi pure.
Non state troppo indietro. Venite pure avanti, che altrimenti non potete vedere la magia di cui oggi sarete esclusivi spettatori . Ebbene, ecco quello che accadrà fra qualche istante. Svuoterò la mia mente. Cancellerò la mia memoria a breve e lungo termine, e di colpo sarò una Noce Moscata che non ha letto “Quo vadis?” a 17 anni, e non l’ha neanche riletto a 34.
“Sim salabim, abracadabra, tutti giù per terra, puff puff, pant pant e grattachecca e fichetto.”
Voilà!

Strabiliante nevvero?

Ma non è finita qua.
La magia in realtà deve ancora venire. Sì, lo so. Vi state chiedendo cosa ci possa essere di più strabiliante, oltre a ciò che avete appena visto e all’invenzione della ‘nduja calabrese.

E’ presto detto. Sto per rispondere con assoluta genuinità, senza lasciarmi influenzare da ciò che ho letto (ma cosa ho letto? Ah, certo.. l’esperimento è in atto, non ho letto niente!) alla domanda :

“La parola religione cosa ti fa venire in mente?”

VIA COL TEMPO!

1) Don Giovannino alle medie quando spiegava non so cosa, e nel mentre si frugava le orecchie con le chiavi dell’auto.
2) Il Papa che non paga l’ICI.
3) La faccia tosta della Chiesa che si costituisce parte civile nel processo contro Restivo.
4) Quello strapallosissimo esame di Diritto Canonico.
5) La foto del bacio choc tra il Papa e l'Imam della Benetton.
6) Che da piccola ero innamorata di Papa Giovanni Paolo II, e sognavo di andare in giro per il mondo con la sua macchinina dai vetri blu.
7) Il Vangelo secondo Biff.
8) Il Vangelo secondo Gesù.
9) ….
10) ….
11) Ummmm, non mi viene in mente altro..
12) Ah, sì, che se quel giorno va esattamente come spero che vada, mi reco in chiesa, mi cospargo la testa di cacca di cigno, e accendo un cero. Mollo pure un offerta, toh!

STOP COL TEMPO!!

Bene, gentili spettatori lo spettacolo è finito. Toglietevi di dosso l’aria stupefatta e sedetevi a tavolino con me, a discutere della questione.
Non avete notato niente nelle mie risposte?
Ad esempio un approccio alla religione abbastanza superficiale, dozzinale. Se fossimo dentro un telefilm, adesso il Tenente Colombo sarebbe lì lì per uscire dalla stanza, ma tornerebbe sui suoi passi per dirmi:
“Un’ultima domanda signorina.. e la carità, la giustizia, l’amore verso gli altri? Queste cose proprio non le venivano in mente?”

E qua mi gioco la carta Jolly.
“No, non mi venivano in mente, non fino a quando ho riletto Quo vadis

Mi piacerebbe poter dire letto e non riletto, ma ahimè, non posso negare l’evidenza.
Le alternative sono due: o a 17 anni ero estremamente ottusa, o ero insopportabilmente vacua e salottiera.
Quando ho ripreso in mano l’opera di Sienkiewicz, ero sicura di rileggere una formidabile storia d’amore ai tempi dell’avvento del Cristianesimo. Mi sbagliavo. Le due cose viaggiano su binari paralleli, e molto spesso il secondo supera il primo.
Vinicio e Ligia, investiti follemente dal loro amore, maturano i loro sentimenti all’ombra di un sentimento ancora più alto. Quello per Dio.

E la cosa straordinaria di questo libro, non sono le peripezie dei due eroi innamorati, per quanto meravigliosamente caratterizzati. La cosa che più rimane impressa è la descrizione di un movimento di massa che in nome della giustizia, della pace, dell’amore verso il prossimo e della grazia eterna, dilaga e si diffonde grazie a un tam tam che farebbe invidia a qualsiasi socialnetwork dei nostri giorni.

E come nei migliori talk-show Sienkiwicz ci regala anche un magnifico moderatore: Petronio.
Non importa molto sapere che anche nella storia fosse realmente un saggio illuminato con l’amore per l’estetica, nel libro l’ho adorato in tutti i suoi aspetti. Quello che lo vede barcamenarsi con sagacia senza pari, nella diplomazia ipocrita dei lacchè imperiali, quello di filosofo intelligentemente dubbioso davanti alla nuova dottrina, come quello che lo vede difensore delle cose buone e giuste, anche se destinate a venir sopraffatte.

Il cristianesimo visto così come lo descrive Sienkiewicz, nudo, crudo e salvifico, è come osservare il telefono con la rotella. Una roba retrò, d’altri tempi. Eppure il significato primo della nostra dottrina era proprio quello, e metteva radici in una società che non era poi così diversa dalla nostra. Roma, capitale del vizio e della lussuria, navigava tra leggi certe ma “ad imperatorem”, e sete di potere. Tra atrocità compiute in nome della pax deorum, e intolleranza verso le classi inferiori. Un quadretto per niente edificante, ma chissà perché molto più facile da intuire perché concreto ancora adesso, anche se sotto sembianze ingentilite. E così si arriva al trucco, che c’è ma non si vede. Una volta toccato il fondo, agli uomini tocca risalire. E allora entra in gioco la fratellanza, l’unica arma possibile una volta che ci si sente perduti.

Ma noi siamo troppo avanti per capirlo. O forse non abbiamo ancora toccato il fondo.

P.S. Nerone, da che ho memoria me lo immagino con la faccia di Peter Ustinov nella trasposizione cinematografica dell’opera. Assolutamente leggendario.

http://youtu.be/fYmj4gPsCBE
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