Boris Limpopo's Reviews > The Last Werewolf

The Last Werewolf by Glen Duncan
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Nov 20, 11

Read in November, 2011

Duncan, Glen(2011). The Last Werewolf. Edinburgh: Canongate. 2011.
The Last Werewolf

knopfdoubleday.com

Ho comprato questo romanzo per un motivo fondamentale: penso di sapere molto sui vampiri (e ne ho parlato diffusamente in queste pagine, ad esempio qui, ma anche qui e qui), ma pochissimo sui lupi mannari.

Le storie di vampiri – quelle con un minimo di profondità, naturalmente, come quelle raccontate da Anne Rice a partire dalla ormai celeberrima Intervista col vampiro non l’adolescenziale saga di Twilight – raccontano fondamentalmente della più terribile delle perversioni dell’amore, quella che non accetta il partner nella sua alterità, ma pretende di assimilarlo rendendolo identico a sé. Permettete di autocitarmi:

L’immortalità non c’entra nulla. È una parabola dell’amore, invece. Dell’amore distruttivo, naturalmente. Perché i vampiri sono inevitabilmente una coppia, tenuta insieme non dall’attrazione sessuale, ma da un’aspirazione al possesso assoluto dell’altro, dall’aspirazione a rendere l’altro identico a sé. E questo implica che per vivere, per durare, ogni membro della coppia debba divorare l’altro, succhiarne il fluido vitale. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, era dopo era. “Forever and ever.” E che poi questo non basti ancora, a che si debbano immolare e consumare tutte le persone che si incontrano, perché l’esistenza dell’altro, di qualunque “altro” da sé non è tollerabile. Il vampiro è solo, di una solitudine peggiore della morte. Il non-morto è anche inevitabilmente non-vivo.

E infatti i vampiri non mangiano e non bevono (tranne che il sangue delle loro vittime), e soprattutto non hanno rapporti sessuali (o, come si dice adesso, non “fanno sesso”). Invece, i lupi mannari, almeno quello di Glen Duncan, che si chiama Jacob Marlowe, ne sono ossessionati almeno come il nostro ex presidente del consiglio, e in quest il romanzo è molto esplicito.

Una seconda differenza importante tra vampiri e lupi mannari e che il vampiro si trasforma una volta per sempre e dopo che è diventato un vampiro è permanente affetto dai superpoteri ma anche dai limiti (vita notturna, astensione da cibo bevande e sesso, raggi solari, specchi, paletti di frassino, aglio eccetera – anche se astutamente Anne Rice ci dice che parte di queste credenze sono superstizioni!) della condizione vampiresca. I lupi mannari, invece, si trasformano in lupo una volta al mese, al plenilunio, per poche ore. Per il resto del tempo sono, diciamo così, normali. Certo, sono più o meno immortali, salvo che per l’allergia all’argento e la decapitazione (ma mi pare Duncan dica che possono anche annegare e bruciare).

Naturalmente questo di Duncan è anche un thriller e probabilmente l’inizio di una serie in più puntate, e perciò non voglio dirvi di più per non guastarvi il piacere della lettura.

Prima di lasciarvi con qualche citazione tratta dal romanzo, vi voglio raccontare dei miei precedenti incontri con i lupi mannari, al cinema e non in letteratura (in letteratura, naturalmente, c’è Giuseppe figlio di Lazzaro e Dosolina, il Coniglio mannaro de Il mulino del Po di Bacchelli, che tanto non legge più nessuno, e l’arnaldo Forlani di Giampaolo Pansa).

Penso che in molti abbiate visto Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis (The Blues Brothers!). Qui la famosa scena della trasformazione:

Il video Thriller di Michael Jackson, natturalmente, è stato girato dalla stesso Landis.

Sempre del 1981 è l’altro film di lupi mannari che ho visto, L’ululato di Joe Dante, un classico B-movie di cui vi mostro solo il trailer:

Il romanzo di Duncan ci descrive un lupo mannaro disincantato e post-moderno, propenso a filosofeggiare abbastanza piacevolmente (almeno per i miei gusti): non per caso si chiama Marlowe (il riferimento è alle posizioni sul Kindle):

All paradigm shifts answer the amoral craving for novelty. Obama’s election victory did it. So did the Auschwitz footage in its day. Good and evil are irrelevant. Show us the world’s not the way we thought it was and a part of us rejoices. Nothing’s exempt. [129]

Pictured the sniper watching through the cross-hairs and, since every mutual understanding gives some sort of pleasure, smiling. [282]

“[...] But this is the French. They think we’re all incompetent queers.”
“You mean ‘They think we’re all incompetent queers.’ ” [397]

A feeling. I’ve had it with feelings, even if they haven’t had it with me. [427]

“[...] There was palpable species depression when it was obvious Armstrong’s one small step changed nothing for werewolves, however giant a leap it was for mankind.” [579]

One develops an instinct for letting silence do the heavy lifting. In the three, four, five seconds that passed without either of us speaking, the many ways the conversation could go came and went like time-lapse film of flowers blooming and dying. When it was over all the relevant information was in. [808]

Thou shalt have no other gods before me. Yahweh’s First Commandment and one he wasn’t shy of fleshing out—Thou shalt not bow down thyself to them, nor serve them: For I the LORD thy God am a jealous God … He had every right to be jealous of Arabella. It wasn’t the fucking, the licking, the sucking, but that with her these acts livened the soul instead of deadening it, elevated being instead of degrading it. Lest ye become as gods yourselves. The serpent’s reading of the Edenic proscription was correct. We were our own divine images, not graven but flesh and blood, and God shrank in the light of our divinity. Christ was born of a virgin and died one himself. What did he know? The truths of the body were ours, not his. Human love didn’t eradicate God, but it put Him into His proper distant second place. [1064]

Life is nothing but a statement of what happens to be. [1128]

“Don’t try’n drive this, Jake. You’re the passenger.” [1699]

Only meaning can make a difference and we all know there’s no meaning. All stories express a desire for meaning, not meaning itself. Therefore any difference knowing the story makes is a delusion. [2475]

The first horror is there’s horror. The second is you accommodate it. [2801]

(Whatever is happening, as the late Susan Sontag noted, something else is always going on. It’s literature’s job to honour it. No wonder no one reads.) [2809]

There was no performance, no pornography, just complete conversion to the religion of each other [...] [3096]

All we ever got was the language. We were a language ourselves. The thing behind the word remained unknown. [...] It doesn’t really matter what the language is, only whether there’s a transcendent moral grammar underpinning it. [3413-3419]

“It’s the postmodern solution,” I said. “Controlled multiple personality disorder. Pick a fiction and allocate it an aspect of yourself.” [3582]

You can’t live if you can’t accept what you are, and you can’t accept what you are if you can’t say what you do. The power of naming, as old as Adam. [3970]

Meanwhile my life here is a dentist’s waiting room. [4293]

“[...] This is goodwill. In lieu of future cooperation.”

The romantic days of either/or are over. [4503]

I’ve always said women make the best agents. Deceit comes naturally to them. It’s hardly surprising: If you were born with a little hole half the population could stick its dick into whenever it felt like it you’d learn deceit too. Biology is destiny. [5024]

[...] the cynic’s version of Ockham’s razor: All things being equal the shittiest explanation’s the best. [5033]

[Giusto un piccola pignoleria, in un romanzo abbastanza attento ai dettagli: alla posizione 3927 l'Alitalia si chiama Air Italia]
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