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Black cocktail by Jonathan Carroll
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6895232
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Nov 06, 2011

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Black Cocktail avrebbe (avuto) tutte le carte in regola per diventare un polposo e importante romanzo del “Sestetto delle preghiere esaudite”. Pubblicato per la prima volta nel 1990 in una versione impreziosita dalle illustrazioni di Dave McKean e successivamente inserito nell’edizione americana di The Panic Hand (da noi, Tu e un quarto), Black Cocktail, nella bibliografia di Carroll, viene presentato come a novella, non un semplice racconto ma neppure un romanzo, formula dove, probabilmente, cade l’accento più marcato di quest’inedita e – dopo L’assenza – benvenuta proposta di Fazi. Ingram York, perso il suo compagno durante l’ultimo terremoto di Los Angeles, su un fugace suggerimento del genero, conosce Micheal Billa, ciarliero e pieno di aneddoti da raccontare, una piacevole frequentazione fino a quando, dal passato di Billa, torna Clinton Deix, il suo miglior amico ai tempi del liceo. Letteralmente! Perché Clinton ha ancora quindici anni e per lui non sembra passato nemmeno un giorno. Per Ingram inizia, così, un inquieto viaggio a ritroso alla scoperta della propria identità, in un metaforico rientro nell’immaginaria caverna platoniana dove Carroll ripone il segreto delle anime umane e l’acquisizione di una conoscenza rivelatrice quanto inesorabile. In questa struttura perfettamente carrolliana, dove un evento fuori dalle regole intralcia il normale corso della vita per defluire in una realtà più complessa e sorprendente, si prova, però, un gran senso di incompletezza. Pur mescolando gli ingredienti più irrazionali e suggestivi, cupi e disturbanti, Carroll – mi perdoni l’autore l’ingenua metafora – lascia il bicchiere mezzo vuoto. Gravato sia dalla brevità che da una conseguente accelerazione narrativa che poco si accorda con la trama, Black Cocktail perde in drammaticità e in quell’amore per i particolari tanto cari a Carroll, offrendo ottime idee ma solo in forma seminale. Una preghiera “non esaudita”, forse, oppure – più verosimilmente – una precisa scelta espressiva dalla quale, comunque, ne risulta un libro che non delude il lettore occasionale, ma che potrebbe strappare un piccolo dispiacere a chi ha conosciuto e amato il Carroll de I bambini di Pinsleepe, di Ossi di luna o de Il paese delle pazze risate, quel favoloso “libro sui libri” col quale debuttò nel 1980.
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