Michela's Reviews > Great Expectations

Great Expectations by Charles Dickens
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6197641
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Nov 02, 11

Read from October 05 to November 01, 2011, read count: 1

“Grandi Speranze”- Charles Dickens (1860)

Si astengano dalla lettura di questa recensione tutti gli amanti di Dickens o chiunque abbia sinceramente apprezzato “Grandi Speranze”, vi avverto, non vi piacerà quello che scriverò.

Ho impiegato un mese a leggere questo libro, e quando ho bisogno di cosi tanto tempo le cause sono due, o sono impegnata in un'opera di 1200 pagine, oppure il libro non mi piace.

Per “Grandi Speranze”, purtroppo e a malincuore, è la seconda opzione:non mi è piaciuto,per niente.

Ho iniziato con entusiasmo questa lettura, entusiasmo che poi è andato scemando pagina dopo pagina, fino a sparire e a trasformarsi in odio nella parte centrale del romanzo che ho giudicato insopportabile e inutile, le 300 pagine centrali avrebbero potuto essere riassunte in non più di cinquanta.
Tutto il resto della narrazione è lento e noioso, si salvano le ultime 100 pagine ma non bastano di certo a tamponare le crisi di sbadigli che mi assalivano ogni volta che aprivo questo libro. Arrivare alla fine è stato una vero e proprio martirio, ho rischiato più di una volta di darmi al “volo del libro fuori dalla finestra” ma poi ho desistito soltanto perché stavo leggendo Charles Dickens e non D’Avenia e che quindi il mio rispetto lo avrebbe avuto a prescindere dai miei gusti su un suo romanzo.
Anche se io non ho saputo apprezzare “Grandi Speranze” - e a questo punto Dickens in generale dal momento che ho letto tre delle sue opere ogni volta con scarso entusiasmo- questo non significa che non sia un grande scrittore degno dell’ammirazione del mondo intero, semplicemente, i suoi romanzi non mi vanno al cuore, tutto qua,non so come spiegarlo meglio.


La storia può di per se essere carina, nulla di nuovo si intende, un ragazzotto di campagna che si trasferisce in città in cerca di fortuna e che spende e spande accecato dal suo nuovo stile di vita; come da copione, le sue false ricchezze acquisite lo renderanno egoista e convinto di sè e della propria superiorità, facendolo vergognare delle proprie origini.
Ovviamente ci sarà la redenzione, lui capirà di aver sbagliato, si pentirà, rivaluterà la vita di campagna, tanto semplice quanto pura chiederà perdono e tutti felici e contenti.
Bello sforzo, penso io, tornare a voler fare il fabbro nel paese che hai tanto disprezzato, dopo che sei rimasto solo e senza una lira. Bello sforzo pensare di sposare la ragazza che hai allontanato perché considerata una povera sempliciotta da quattro soldi, solo perché tutti gli altri tuoi sogni sono svaniti.
E meno male che almeno ci ha pensato Estella a spezzarti il cuore, caro Pip.

E’ che proprio, io non lo sopporto Pip, perché non sopporto quello che rappresenta, forse perché per quanto il libro sia di centocinquanta anni fa, mai il suo personaggio può essere considerato attuale come adesso.
Sono cosi stufa di tutta questa gente ingrata e opportunista, super convinta di meritarsi il mondo, quando poi non sanno meritarsi neanche un sorriso.
Per carità, è giusto cercare di migliorarsi, spremere il mondo per cercare di ottenerne il succo più prezioso, tutto è possibile se lo desideri davvero bla bla bla, le solite frasi di autoconvincimento.

La realtà è che non accettiamo mai quello che siamo, non accettiamo il nostro piccolo posto nel mondo, non vogliamo il nostro pezzetto di vita che ci è stato donato perché ci piace di più sempre quello degli altri, e perdiamo tempo prezioso a cercare di essere quello che non siamo, trasformandoci in caricature di noi stessi che presto o tardi non riconosceremo più.
E tutti, alla fine,si renderanno conto di voler tornare indietro, alle cose semplici, alla fucina di un fabbro, perché la vita effimera e superficiale non vale niente, e che magari al caviale di un ristorante di lusso, avremmo preferito una fetta di pane imburrato mangiata davanti al focolare,insieme al nostro amico di infanzia, a sorriderci con gli occhi.
Pip per fortuna l’ha capito, speriamo succeda anche a noi.

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