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Diari by Sylvia Plath

by
4547374
's review
Oct 27, 11

bookshelves: 2008
Read in August, 2008

La scrittura è un rito religioso: è un ordine, una riforma, una rieducazione al riamore per gli altri e per il mondo come sono e come potrebbero essere. Una creazione che non svanisce come una giornata alla macchina da scrivere o in cattedra. La scrittura resta: va sola per il mondo. Tutti la leggono, vi reagiscono come si reagisce a una persona, a una filosofia, a una religione, a un fiore: può piacergli o meno. Può aiutarli o meno. La scrittura prova delle emozioni per dare intensità alla vita: offri di più, indaghi, chiedi, guardi, impari e modelli: ottieni di più: mostri, risposte, colore e forma, sapere. All'inizio è un atto gratuito. Se ti fa guadagnare, tanto meglio. All'inizio non lo fai per soldi. Non è per soldi che ti siedi alla macchina da scrivere. Non che non ti piacerebbe. E' così bello quando un mestiere ti paga da mangiare. Con la scrittura non si sa mai. Come vivere nell'insicurezza? E, peggio ancora, con il rischio ogni tanto di fallire o perdere la fede nella scrittura stessa? Come vivere con tutto questo?
La cosa peggiore, peggiore di tutto, sarebbe vivere senza scrittura. E allora, come vivere con i mali minori e sminuirli ancora?


Non conosco l'opera della Plath (a parte una piccola raccolta di sue poesie acquistata da adolescente) ma ho scelto comunque di leggere questo volume perchè le (auto)biografie di scrittori - un genere non molto quotato qui in Italia - mi affascinano profondamente. Ovviamente in questo caso non si tratta di una vera e propria autobiografia, bensì della raccolta dei diari scritti dalla poetessa Sylvia Plath che coprono quasi tutta la sua vita, dall'adolescenza fin quasi alla morte avvenuta nel 1963 per suicidio. La raccolta non è completa per due motivi. Prima di tutto la curatrice, Frances McCullough, ha operato una selezione occupandosi di inserire delle brevi annotazioni nei casi in cui i tagli o la natura stessa del carteggio originale non permettessero di comprendere qualche punto fondamentale. In secondo luogo, il marito della Plath, Ted Hughes, bruciò una parte dei diari, la parte più dura e straziante. Ted Hughes si giustifica dicendo di aver operato questa scelta per evitare che i figli leggessero quelle pagine, e sebbene sia frustrante pensare a una simile distruzione, questo atto risulta pienamente comprensibile ai miei occhi (anzi, mi stupisce che il marito abbia permesso la pubblicazione di questi diari anche se epurati). Infine uno dei taccuini (sempre relativo agli ultimi anni di vita dell'autrice) fu perso.
Sylvia Plath era una giovane donna molto intelligente e creativa che desiderava affermarsi nella vita con il suo talento di scrittrice e si interrogava fin da giovane sulle possibilità di conciliare questa esigenza con una vita matrimoniale. Questa ansia di fare e di vivere si accompagnava però a crisi depressive molto profonde (già molto prima della sua morte Sylvia aveva tentato il suicidio). E' estremamente interessante vedere come si interrogò sempre sul modo di conciliare i vari aspetti della sua vita. Una lettura notevole.

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