Chiara Pagliochini's Reviews > I fratelli Karamazov

I fratelli Karamazov by Fyodor Dostoyevsky
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5277704
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Jun 25, 12

bookshelves: letteratura-russa
Read from May 15 to June 24, 2012

‘Vedete, noi siamo nature ampie, karamazoviane, capaci di mescolare insieme i più opposti contrari che immaginar si possa, e di ficcar lo sguardo, nello stesso istante, in entrambi gli abissi, nell’abisso al di sopra di noi, l’abisso degli ideali più alti, e nell’abisso al di sotto di noi, l’abisso della più bassa, della più fetida caduta morale. […] I due abissi, i due abissi, o signori, nello stesso identico momento: senza questo, noi siamo infelici e insoddisfatti, la nostra esistenza non è piena.’

In questa lunga fase di sedimentazione vengo sempre più rendendomi conto che Dostoevskij è uno di quegli autori che bisognerebbe leggerli ai bambini in culla, quando ancora non sono in grado di capire, perché forse, solo ascoltandolo, solo cullati da questa strana ninna nanna, crescerebbero su più intelligenti, più umani. Questo è il grande potere narrativo di Dostoevskij: rendere l’umano più umano di quanto non sia già. E il mio rammarico, solo questo, è di averlo scoperto così tardi.

‘I fratelli Karamazov’ è la storia di tre fratelli (diciamo tre e mezzo), del loro rapporto l’uno con l’altro, del rapporto con l’alto e il basso dell’esistenza e con la figura paterna, il terribile Fёdor Pavlovič. Fёdor Pavlovič è un padre come non ne vorreste mai uno, un buffone, un parassita, un libidinoso, incapace di nutrire qualsiasi affezione che non sia sessuale; non ama i suoi figli, non ha amato le due mogli. Le orge, i soldi, le puttane sono tutta la sua vita.
In uno dei tanti mondi possibili, Mitja, Ivan e Alёsa, i tre fratelli, sarebbero stati angeli di Paradiso ma, essendo nati da lui, hanno nel sangue la stessa febbre, la stessa morbosa attrazione per tutto ciò che è sensuale e vile. Questo non impedisce loro di avere anime grandi, che aspirano all’altissimo, alla salvazione, alla redenzione, a un amore puro e angelicato. Vogliono essere buoni, vogliono avere la fede, vogliono credere e vivere, vivere e credere, e continuamente si sporcano, sprofondano le suole in una densa mota spirituale e ne escono sempre scissi, scossi, malati. Hanno desideri a forma di cattedrali, ma vogliono costruir le cattedrali dentro i pozzi e per farci entrare le cupole, a testa all’ingiù, bisogna essere architetti sopraffini. Ma Alёsa-Il-Santo, Ivan-L’Inquisitore, Mitja-Il-Poeta devono ancora farsi le ossa e per questo costruiscono e decostruiscono, ovunque accumulando detriti.
Se mi venisse chiesto di scegliere se preferisco le pagine dedicate a Ivan (Il grande Inquisitore! Il diavolo con i calzoni a quadretti!), le pagine dedicate ad Alёsa (Lo starec Zosima! Il piccolo Il’juša! Kolja Krasotkin!) o le pagine dedicate a Mitja (‘Il fatto è che seppure precipitassi giù nell’abisso, anche allora, così a capofitto e con le piante in aria, sarei contento di star cadendo proprio in quell’umiliantissima posizione, e ci troverei per me della bellezza’ ! Grušen’ka! ), ecco, se mi si chiedesse di scegliere, io staccherei a morsi la mano di chi chiede. Non una sola pagina, non una sola parola che annoi o sia di troppo, un risultato eccezionale per un libro di questa mole e di questo spessore intellettuale. Anzi, la pretesa del lettore che non si finisca così presto, no, Dosto, sii gentile, ancora tre o quattrocento pagine io le avrei lette volentieri.

La cosa che colpisce della prosa di Dostoevskij è la sua vivace ecletticità, la sua capacità di sfuggire alle definizioni. In una sola opera confluiscono moltissimi stili letterari, dalla parabola alla vita di santi, dallo stile giuridico al poliziesco, dal caso clinico alla scena corale, dalla concitazione al parossismo drammatico, dall’orrore al patetismo. Rimane al lettore la sensazione di star sfogliando tutte le declinazioni del vissuto, di avere tra le mani un manufatto incantato, un fortino di orrori tutto da esplorare. Esplorando, il lettore cerca se stesso, si trova, sbalordisce, prova disagio, si conosce e si rifiuta. Un momento è giù nel gorgo di Ivan Karamazov, il momento dopo è appeso a testa in giù, un piede incagliato in un gancio alla volta celeste, e si sbraccia insieme a Mitja. Il momento dopo ancora è lì che bacia la terra e vorrebbe stringere e abbracciare e accogliere e conciliare tutto il mondo come Alёsa. È un cammino morale, spirituale, da cui, una volta imboccato, non si può deviare. C’è da fare tutto il percorso, perdere la fede e ritrovarla, essere più nichilisti e atei di quanto si è mai stati e poi voler vestire il saio monacale. Tutte le certezze vengono messe in discussione, si è chiamati a gesti e posizioni estreme. Non c’è via di mezzo. Se non siete coinvolti con ogni fibra del vostro essere, allora non state leggendo Dostoevskij. Se state leggendo Dostoevskij e non siete coinvolti con ogni fibra del vostro essere, allora non state leggendo. Perché se niente si smuove, se dentro restate freddi e monolitici, se non piangete, non ridete e non vi trovano imbambolati sul gradino davanti casa, allora mai nient’altro vi muoverà.

Ho voluto scegliere quest’angolo – l’angolo dell’umano fatto ancora più umano – perché non saprei che altro raccontare. Tante e tali sono le possibili interpretazioni e le prospettive di analisi che distillare tutto quanto sarebbe il tentativo dell’alchimista con la sua folle pietra filosofale. È un romanzo così ampio, così karamazoviano.
E per un attimo proviamo a essere così ampi e karamazoviani anche noi: allarghiamo le braccia e con la punta delle dita tese tranciamo il velo dello spazio-tempo e raggiungiamo lui, Dostoevskij, lontano, tanto lontano, e sfioriamo le sue mani belle, unghia contro unghia, un secondino solo. Oppure allineiamo i suoi romanzi su uno scaffale bene in vista, tra il ricettario che usiamo sempre, il vocabolario e l’elenco telefonico, perché Dostoevskij è una cosa così, materiale da consultazione, una di quelle robe che servono per vivere con più furia, più consapevolezza, più amore la nostra vita di tutti i giorni.
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Fyodor Dostoyevsky
“What is hell? I maintain that it is the suffering of being unable to love.”
Fyodor Dostoyevsky, The Brothers Karamazov

Fyodor Dostoyevsky
“I think the devil doesn't exist, but man has created him, he has created him in his own image and likeness.”
Fyodor Dostoyevsky, The Brothers Karamazov


Reading Progress

05/15/2012 page 46
4.0% "Ed egli ebbe perfino un singhiozzo. Era sentimentale. Era cattivo e sentimentale."
05/17/2012 page 144
13.0% "Vasto davvero è l'uomo, fin troppo vasto: io lo restringerei!"
05/20/2012 page 352
33.0% "Dosto nuoce gravemente alla mia salute mentale."
05/21/2012 page 434
40.0% "Tutto è come un oceano, tutto scorre e interferisce insieme, e se tu batti in un punto, si ripercuote all'altro capo del mondo."
05/30/2012 page 584
54.0% "'Sciocca, eccolo qui quello che ami': così d'improvviso m'ha bisbigliato il cuore. Sei entrato tu, e tutto s'è illuminato."
06/03/2012 page 674
62.0% "'E che sono, dunque, gli uomini? Che possono mai essere gli uomini, dopo questo?' rompeva sconnessamente, in un avvilimento amaro e quasi disperato. Non avrebbe voluto neppure, in quel momento, vivere più a questo mondo. 'Val la pena? Val la pena?'"
06/03/2012 page 740
68.0% "Siate dunque diverso da come son tutti: doveste magari restare voi solo diverso, non importa, così diverso restate!"
06/04/2012 page 785
73.0% "In me c'è tanta di questa forza, ormai, che io prevarrò su ogni cosa, su tutte le sofferenze, non per altro che per dire a me stesso di continuo: io esisto! Negli strazi senza fine - io esisto; mi dibatto nella tortura - ma esisto!"
06/06/2012 page 860
80.0% "Il Diavolo che si presenta con i calzoni a quadretti è un personaggio che solo un pazzo furioso come te, Dosto, poteva escogitarlo."
06/16/2012 page 925
86.0% "Perché, vedete, noi siamo nature ampie, karamazoviane [...], capaci di mescolare insieme i più opposti contrari che immaginar si possa, e di ficcar lo sguardo, nello stesso istante, in entrambi gli abissi, nell'abisso al di sopra di noi, l'abisso degl'ideali più alti, e nell'abisso al di sotto di noi, l'abisso della più bassa, della più fetida caduta morale."
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Comments (showing 1-4 of 4) (4 new)

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Simona Bartolotta Il mio compagno di banco ce l'ha a morte con me perché me lo ha regalato per il compleanno ma non l'ho ancora letto. Ormai, mi sa che per quanto mi riguarda se ne parlerà in estate.


message 2: by Dan's (last edited Jan 27, 2013 09:31AM) (new)

Dan's Obsessions Woo I am just about to turn to C ilson's Outsider and continue on his critique on Alyosha- Ivan-Mytya (always forget that one! Lol had to look up his name)
Well that's an astonishing work U are trying to finish there. I do wonder if he is as fierce and driven with emotions as I first encountered him on his shorter novellas from his own heroes narrative style. Btw can U hear the author's voice speaking out from Ivan, or is this perhaps an oversimplification of sorts for his work.
Anywayz Hope U can translate or read English with ease I know how most of U Italians are like!! ') cheers go back and enjoy the rest of yr book


Chiara Pagliochini I do appreciate your encouragment. Reading this novel is one of the most exciting experiences in my life. I believe it's going to change my weltanschauung.


Kyle Che una bella recensione del libro! Grazie!


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