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I terribili segreti di Maxwell Sim by Jonathan Coe
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Era decisamente più facile avere le idee chiare negli anni '80, ai tempi di Margaret Thatcher e della Famiglia Winshaw. Ora, invece -scomparsa delle comunità, nonluoghi, omologazione globale, idrovora capitalista-finanziaria, comunicazione disincarnata, smaterializzazione generalizzata- sono moltissimi "i nuovi fatti di cui non si sa cosa pensare". E se a vivere/osservare in modo critico questa epoca "liquida" è un esponente della "strana generazione" di fine anni '50-primi '60 alle prese con la mezza età e con i consueti rovelli interiori "alla Coe" (incomunicabilità, impossibilità di dare quel che non si è ricevuto, omosessualità), le cose si complicano al punto che, anche inserendo il tutto in una graziosa cornice narrativa ispirata a T.S. Eliot, e malgrado la bella scrittura, questa volta non se ne esce bene.

Tentativo dunque coraggioso ma troppo ambizioso questo di J. Coe con i temi sociali e interiori che più lo intrigano: troppi, in questo caso, e troppo in movimento per consentire una fotografia con messa a fuoco accettabile. Da Kendal-Braemar in avanti, il libro diventa il progressivo pasticcio di uno scrittore sotto contratto costretto a concludere in qualche modo: Roger più macchiettistico che sulfureo, il navigatore-ELIZA stiracchiato, i "volemose bene" patetici, il finale a dir poco fastidioso. Un vero peccato, ma l'impresa era delle più complicate. A questo Coe che prova a raccontarci i nostri tempi e le nostre inquietudini noi, comunque, continuiamo a volere benissimo.
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