Patrizia O's Reviews > The Adventures Of Pinocchio

The Adventures Of Pinocchio by Carlo Collodi
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Jan 22, 12

bookshelves: bambini-e-ragazzi, fiabe-e-favole, recensioni, per-miriam
Read from August 26, 2011 to January 19, 2012

A me Pinocchio ha sempre fatto simpatia, una simpatia istintiva e non ho mai trovato disdicevole che il suo più grande desiderio (almeno quello dichiarato) fosse di diventare un bambino vero: nessun bambino vuole distinguersi dagli altri per la sua diversità, non vuole essere additato per strada e non vuole diventare famoso come fenomeno da baraccone. Essere diversi, uscire dal coro e distinguersi per l’originalità delle proprie scelte è cosa che comincia ad avere un suo fascino nell’adolescenza e, comunque, non interessa a tutti. Ma ai bambini non interessa: vogliono essere come tutti gli altri; che poi si devono adattare alla loro eventuale diversità è cosa diversa da quello che possono desiderare.
Il mio Pinocchio è prima di tutto quello dello sceneggiato tv di Comencini trasmesso per la prima volta nel 1972 (ma ne ho visto una replica qualche anno dopo) e la colonna sonora è incisa in modo indelebile nella mia memoria (per chi fosse curioso http://www.youtube.com/watch?v=Bsb1-5... )
Ho conosciuto poi il Pinocchio di Edoardo Bennato, un burattino che non apprezza la propria liberta e decide di diventare un bambino vero:
E adesso che ragioni come uno di noi
i libri della scuola non te li venderai
come facesti quel giorno
per comprare il biglietto e entrare
nel teatro di Mangiafuoco
quei libri adesso li leggerai!
(da “É stata tua la colpa”, E. Bennato 1977


Ho rimosso il Pinocchio di Benigni e mi astengo dal fare commenti su quello della Disney.

Ma Pinocchio “vero”, quello di Collodi per intenderci, che tipo è? Per rispondere a questa domanda mi sono decisa a leggere il libro (forse rileggere anche se non ricordo di averlo mai letto da piccola) e sono rimasta abbastanza sorpresa nello scoprire che io sono un po’ Pinocchio e, secondo me, lo siamo tutti.
Pinocchio non è proprio un tipo ingenuo (come il suo omonimo disneyano), ma è abbastanza centrato su se stesso (ma quale bambino non lo è?), vuole fare solo quello che gli piace, che gli sembra interessante. Per non compiere il suo dovere (insomma per disubbidire) si deve raccontare un sacco di frottole (lo faccio dopo, adesso non posso, nessuno lo saprà mai). Con me a volte funziona e se la mia coscienza (il mio Super Io, come direbbe il caro vecchio Freud) continua a disturbarmi, trovo il modo di zittirla. Ed è proprio quello che fa Pinocchio quando arriva il Grillo Parlante: lo prende a martellate e lo fa fuori! Che soddisfazione leggere che Pinocchio non è per niente ossequioso nei confronti di questo fastidioso insettucolo che non si fa i fatti suoi! Ai miei occhi Collodi ha guadagnato mille punti. Certo la coscienza poi torna anche sotto diverse forme: chiocciole, serpenti, uccelli.
Purtroppo per lui, però, quando mente alla fata (che è poi la sua mamma adottiva) gli si allunga il naso e quindi non può proprio dire le bugie, o meglio non potrebbe perché lui ci prova lo stesso. Adesso andate indietro con la memoria e ricordate cosa succedeva quando mentivate ai vostri genitori: lo capivano subito! E non perché i genitori sono dotati di superpoteri (ci piacerebbe, ma purtroppo non ce li danno) ma perché i bambini non sono bravi a dire le bugie e quindi mamma e papà hanno vita facile (poi quando crescono è tutta un’altra storia.)
Nonostante le sue scelte lo portino spesso in situazioni spiacevoli, Pinocchio non impara subito dai propri errori: sbaglia e risbaglia! Ecco, un’altra cosa in cui io sono come Pinocchio: ci metto un po’ ad imparare, sono recidiva! Ma, come dice il vecchio adagio, “sbagliando si impara” e anche in questo caso si rivela la saggezza dei detti popolari: le scelte avventate sono la strada maestra che conducono Pinocchio a conoscere interessanti personaggi e a vivere mirabolanti avventure, imparando a cavarsela da solo; insomma senza una certa dose di ribellione difficilmente il nostro burattino avrebbe avuto una vita diversa da quella di Geppetto [ ovviamente, questo vale per tutti ma non per mia figlia].
Conosce Mangiafuoco e impara che anche i cattivi più cattivi possono commuoversi; incontra il Gatto e la Volpe e impara a diffidare di chi dichiara di essere interessato al bene altrui ma, intanto, fa’ i propri interessi; viene arrestato per essere stato derubato e sperimenta sulla propria pelle lo scarto che può esistere tra la giustizia e la legge; si lascia convincere da Lucignolo a seguire la carovana dei bambini verso il Paese dei Balocchi e impara che bisogna diffidare da chi ti propone di avere tutto e subito senza il minimo sforzo; dentro la pancia del pesce-cane (non balena, quella è una mistificazione disneyana) ha la possibilità di mettere a frutto ciò che ha imparato nel corso delle sue peregrinazioni (durate due anni da quello che ci dice Collodi) e assumersi la responsabilità di se stesso e del padre.
La fine è la parte debole della storia, affrettata e troppo pedagogica.

Pinocchio però non è soltanto la storia di un burattino che, a un certo punto (magari controvoglia), si ritrova grande: è anche la storia degli adulti che di Pinocchio si prendono cura. Cambiando la mia prospettiva di osservazione devo dirvi che, oltre che un po’ Pinocchio, mi sento anche Geppetto e (meno però) Fata.
Ho provato una grande tenerezza di fronte alla delusione di Geppetto che si aspettava riconoscenza da Pinocchio per avergli dato la vita e, soprattutto, per i sacrifici che fa per lui privandosi del cibo e dei vestiti con l’intenzione di assicurare al figlio la possibilità di istruirsi e di essere alla pari con gli altri ragazzi (eh si, i genitori fanno dei piani per i propri figli senza porsi il problema di quello che loro effettivamente vorrebbero, basandosi su quello che è il “loro bene”). È la stessa delusione di molti genitori (tra cui io stessa) di fronte all’atteggiamento dei propri figli che non colgono la volontarietà di alcuni gesti che si fanno nei loro confronti: insomma, cari figli, non è per nulla scontato che i genitori facciano tanti sacrifici per i figli. Pinocchio è egoista? Si, come lo sono tutti i bambini, i quali non sono tenuti a interrogarsi troppo sulle scelte che fanno i genitori: la consapevolezza delle rinunce fatte (piccole o grandi che siano, sono sempre rinunce) a loro favore arriva dopo e con questa, spero, anche un po’ di gratitudine. Come Pinocchio anche io sono stata egoista con i miei genitori e ho dato per scontato molte delle cose che facevano per me, pensando che era loro dovere in quanto scritto in una sorta di contratto implicito stipulato al momento stesso in cui mi avevano voluta. Come Geppetto mi rendo conto che non c’è nulla di scontato ma si tratta di scelte: ad ogni genitore il compito di definire il delicato equilibrio tra il proprio ruolo genitoriale e le proprie necessità in quanto persona.
La Fata che, a differenza di Geppetto, non raccoglie le mie simpatie: troppo comodo rispondere ai capricci e alle monellerie di Pinocchio scomparendo e, per di più, facendogli credere di averne causato la morte! Cara Fata nessuno (almeno da sessant’anni a questa parte) ci obbliga a diventare genitori e se tu non avevi mezzi farmacologici a disposizione sicuramente, servendoti dei tuo poteri magic,i potevi trovare un accordo con la cicogna affinché evitasse di passare dalla tua dimora.
Ammetto che anche a me, in certe situazioni, balena l’idea di andarmene e tornare quando mia figlia avrà smesso di lagnarsi o di fare richieste improponibili. Però (io come la stragrande maggioranza dei genitori) non lo faccio e sto lì a sorbirmi le lagne (magari urlando, mica sono una santa), a gestire i miei sensi di colpa per qualche frase poco felice mischiata agli urloni e a lambiccarmi il cervello nel tentativo di trovare una soluzione accettabile che non metta a repentaglio la mia autorevolezza (e, purtroppo, devo dirvi che spesso fallisco) e, nel frattempo, garantisca la mia salute mentale mettendo a tacere la pargola.

Le vicende di tutti i personaggi sono narrate con un linguaggio elegante e con uno stile ironico di chi sa come va il mondo e non si fa’ troppe illusioni. Se poi avete l’accortezza di prendere un’edizione illustrata (consiglio quella con le classiche illustrazioni di Attilio Mussino) il libro può diventare anche una gioia per gli occhi (a me piacciono i libri illustrati!).
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Carlo Collodi
“Davvero - disse fra se il burattino rimettendosi in viaggio – come siamo disgraziati noialtri ragazzi! Tutti ci sgridano, tutti ci ammoniscono, tutti ci danno dei consigli. A lasciarli dire, tutti si metterebbero in capo di essere i nostri babbi e i nostri maestri: tutti anche i Grilli-parlanti. Ecco qui: perché io non ho voluto dar retta a quell’uggioso di Grillo, chi lo sa quante disgrazie, secondo lui, mi dovrebbero accadere! Dovrei incontrare anche gli assassini! Meno male che agli assassini io non ci credo, né ci ho creduto mai. Per me gli assassini sono stati inventati apposta dai babbi, per far paura ai ragazzi che vogliono andare fuori la notte. E poi anche se li trovassi qui sulla strada, mi darebbero forse soggezione? Neanche per sogno. Andrei loro sul viso gridando: “Signori Assassini, cosa vogliono da me? Si rammentino che con me non si scherza. Se ne vadano per i fatti loro, e zitti!” A questa parlantina fatta sul serio, quei poveri assassini, mi par di vederli, scapperebbero via come il vento. Caso poi fossero tanto delicati da non voler scappare, allora scapparei io, e così la farei finita...”
Carlo Collodi, Pinocchio


Reading Progress

08/26/2011
0.0%
08/27/2011
12.0% "A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutt’infuriato e preso dal bando un martello di legno lo scagliò contro il Grillo-parlante. Forse non credeva nemmeno di colpirlo: ma disgraziatamente lo colse per l’appunto nel capo, tanto che il povero grillo ebbe appena il fiato di fare cri-cri-cri, e poi rimase lì stecchito e appiccicato alla parete." 3 comments
09/14/2011
17.0% "… Io non mangerò mai una frutta, che non sia sbucciata. Le bucce non le posso soffrire."
09/14/2011
23.0% 1 comment
09/22/2011
18.0% "Geppetto che, sebbene facesse il viso di tiranno, aveva gli occhi pieni di pianto e il cuore grosso dalla passione di vedere il suo povero Pinocchio in quello stato compassionevole, non rispose altre parole; ma, presi in mano gli arnesi del mestiere e due pezzetti di legno stagionato, si pose a lavorare di grandissimo impegno."
09/22/2011
20.0% "- Oggi anderò a sentire i pifferi, e domani a scuola: per andare a scuola c’è sempre tempo, - disse finalmente quel monello facendo una spallucciata."
09/22/2011
22.0% "Allora uscì fuori il burattinaio, un omone così brutto, che metteva paura soltanto a guardarlo. Aveva una barbaccia nera come uno scarabocchio d’inchiostro e tanto lunga che scendeva dal mento fino a terra: basta dire che, quando camminava, se la pestava coi piedi. La sua bocca era larga come un forno, i suoi occhi parevano due lanterne di vetro rosso, col lume acceso dietro [...]"
09/22/2011
27.0% "- Pietà, signor Mangiafoco! - Qui non ci sono signori! - replicò duramente il burattinaio - Pietà, signor Cavaliere! - Qui non ci sono cavalieri! - Pietà, signor Commendatore! - Qui non ci sono commendatori! - - Pietà, Eccellenza! A sentirsi chiamare Eccellenza il burattinaio fece subito il bocchino tondo e, diventato tutt’a un tratto più umano e più trattabile, disse a Pinocchio: - Ebbene, cosa vuoi da me?"
09/22/2011
30.0% "Davvero – disse fra sé il burattinaio rimettendosi in viaggio - come siamo disgraziati noialtri poveri ragazzi! Tutti ci sgridano, tutti ci ammoniscono, tutti ci danno dei consigli. A lasciarli dire, tutti si meriterebbero in capo di essere i nostri babbi e i nostri maestri: tutti anche i Grilli-parlanti."
09/27/2011
35.0% "- Quando il morto piange, è segno che è in via di guarigione, - disse solennemente il corvo. - Mi duole contraddire il mio illustre amico e collega, - soggiunse la Civetta – ma per me, quando il morto piange e segno che gli dispiace a morire."
09/30/2011
43.0% "- Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: piagliatelo dunque e mettetelo subito in prigione."
10/02/2011
50.0% "“Qui giace la bambina dai capelli turchini morta di dolore per essere stata abbandonata dal suo fratellino Pinocchio”"
10/02/2011
54.0% "“Che è grosso di molto questo Pesce-cane? – domandò Pinocchio, che di già cominciava a tremare dalla paura. “Se gli è grosso! – replicò il Delfino – perché tu possa fartene un’idea, ti dirò che è più grosso di un casamento di cinque piani, ed h una boccaccia così larga e profonda, che ci passerebbe comodamente tutto il treno della strada ferrata colla macchina accesa.”"
11/07/2011
73.0% "Dove puoi trovare un paese più salubre per noialtri ragazzi? Lì non vi sono scuole: lì non vi sono maestri: lì non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai. Il giovedì non si fa scuola: e ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica. Figurati che le vacanze dell’autunno cominciano con il primo di gennaio e finiscono coll’ultimo di dicembre. Ecco un paese, come piace veramente a me!"
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