Giuseppe's Reviews > Il cimitero di Praga

Il cimitero di Praga by Umberto Eco
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Apr 06, 12

bookshelves: 2010-s, literature-italian, genre-postmodern, genre-historical
Read from February 12 to April 04, 2012 — I own a copy

Erano anni che aspettavo questo libro. E precisamente dal 1992, anno in cui completai la lettura de Il Pendolo di Foucault. Infatti quel libro segnò per me l'inizio della storia d'amore letteraria tra il professor Eco ed il sottoscritto (le prime scaramucce amorose vi furono durante la lettura de Il nome della rosa). Storia che mi ha portato a leggere gra parte dei suoi scritti. E se nel caso dei saggi la nostra storia si è rinvigorita ed ha trovato nuova passione, non altrettanto posso dire sia accaduto con i romanzi. Se L'isola del giorno prima mi aveva lasciato tiepido, altrettanto aveva fatto Baudolino. Per carità, due ottimi romanzi, di quelli che piacciono a me: grondanti visioni sinottiche della Storia e con una buona trama per deliziare il lato ludico della lettura. Però il loro coinvolgimento era stato ben altra cosa rispetto ai primi due romanzi letti (ed ancora rimane intonso La misteriosa fiamma della regina Loana).

Per i motivi suddetti mi ero precipitato in libreria a comprare l'ultimo tomo del Maestro quando uscì. E comprai, come al solito nel suo caso, la prima edizione, quella rigida (e più costosa), io lettore di bocca buona dal punto di vista delle edizioni (leggerei anche sulla carta igienica). E proprio per i suddetti i motivi, nonostante l'acquisto tempestivo, il Cimitero di Praga è rimasto intatto nella mia libreria per molto tempo. Forte era la paura non di una delusione, ma di un prodotto che non fosse così "epocale" come i primi due romanzi. Paura, va detto, rinfocolata dalle varie recensioni lette qua e là (Goodreads e Anobii relativamente, nda). Così ho lasciato decantare la fretta che mi portava, sulle ali dell'entusiasmo, a consumare subito il tomo ed ho letto altro nel frattempo. Scevro da grandi aspettative mi sono quindi approcciato al libro. E devo dire che è stato un bene.

Premetto che la lettura di questo libro non abbia suscitato in me le stesse reazioni/emozioni che mi causò Il Pendolo di Foucault o Il nome della Rosa, né reazioni/emozioni diverse ma di uguale o superiore entità. Si "sente" che è l'opera di un autore maturo, sia letterariamente che anagraficamente ed è quindi difficile che sia travolgente. Ma per il rovescio della medaglia è anche vero che questa opera, forse più delle altre, ha una cura per il dettaglio storico e per la ricercatezza linguistica che non può che, ad un lettore attento ed appassionato stufo di prodotti in carta carbone, provocare gioia da una parte ed una tiepida sicurezza dall'altra.

La gioia deriva dall'esercizio del grande divertissement echiano: riannodare i fili della Storia. Infatti il protagonista, il Capitano Simonini, sarà testimone ed artefice di vari avvenimenti storici del diciannovesimo secolo: dalla carboneria all'Unità d'Italia passando per la spedizione dei Mille, dall'Impero di Napoleone III all'affare Dreyfuss passando per l'esperienza della Comune parigina. Incontrando tutta una serie di personaggi storici realmente esistiti. Stupisce la bravura di Eco di imporci un protagonista che è antipatico, xenofobo, misogino, schizofrenico, con tendenze pedofile e di riuscire a portare il lettore in porto (alla fine, nda). Ma la cosa che colpisce di più è lo stile. Eco riprende in tutto e per tutto lo stile dei feuilletons francesi del'ottocento, libri di cui il romanzo è costellato e che fungono, in parte, da asse portante della trama. E' quindi un liber intra libros quello che ci troviamo di fronte, con una specularità che si riflette non solo nella forma ma anche nei contenuti: come nei feuilleton citati nel libro, si forniscono spiegazioni fantasiose anziché no ad accaduti storici realmente avvenuti, così avviene in questo romanzo. In fondo il capitano Simonini è un personaggio alla stregua della Diana palladiana, protagonista degli scritti dei vari feuilletons che compaiono nel libro.

A questo gioco di specchi e di rimandi, fa da contraltare invece la sicumera dell'autore (che a molti, da quanto mi pare di aver capito, provoca un certo "fastidio"). Un consiglio spassionato: armatevi di una Wikipedia a portata di mano durante la lettura, ne gioverete voi e ne gioverà anche la lettura. Sicumera che risiede nell'importanza del delivery message (che con Eco assume sempre una connotazione pedagogica): Eco smantella dal'interno, grazie al personaggio di Simonini, la mistificazione della realtà che sta alla base dei complottisti, di come questi siano quasi sempre una coazione delle leve del potere, di come si fondino sull'odio e sulla percezione del "nemico", di come la loro funzione manipolatoria possa creare danni incalcolabili ed indirizzare interi periodi storici. Cose ovvie direte voi. Non tanto vi risponderò io.

Provate a fare questo esperimento: proponete a chi conoscete alcuni passi del libro. Che ne so, sul vostro profilo facebook o qualsivoglia spazio sociale (a me era venuta in mente di farlo sul profilo su GR durante la lettura, purtroppo il tempo tiranno non mi ha permesso di farlo tranne che in un paio di occasioni) o anche citandoli a memoria (più difficile lo ammetto). Estrapolati in forma di aforismi o brevi sentenze, passi in cui il massone parla male del clero, oppure il clericale parla male degli ebrei, oppure dove il gesuita parla male dei comunisti e così via. Senza citare la fonte. E contate quanti pollici in su otterrete o quanti vi diranno "Oh ma lo sai che c'hai ragione?". Ecco, in un paese nel quale cercando su Google il nome "Monti", la prima cosa che appare è "massone", vi sarà chiaro quanto disperatamente v'è bisogno di questo libro.
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Reading Progress

02/12/2012 page 10
2.0%
04/03/2012 page 340
65.0% "La caratteristica principale della gente è che è pronta a credere a tutto. D'altra parte come avrebbe potuto la chiesa resistere per quasi duemila anni senza la credulità universale?"
04/04/2012 page 397
76.0% "Qualcuno ha detto che il patriottismo è l'ultimo rifugio delle canaglie: chi non ha principi morali si avvolge di solito in una bandiera, e i bastardi si richiamano sempre alla purezza della razza. L'identità nazionale è l'ultima risorsa dei diseredati. Ora il senso dell'identità si fonda sull'odio, sull'odio per chi non è identico. Bisogna coltivare l'odio come passione civile. (fenomenologia della Lega, ndr)"
04/04/2012 page 399
76.0% "Qualcuno ha detto che il patriottismo è l'ultimo rifugio delle canaglie: chi non ha principi morali si avvolge di solito in una bandiera, e i bastardi si richiamano sempre alla purezza della razza. L'identità nazionale è l'ultima risorsa dei diseredati. Ora il senso dell'identità si fonda sull'odio, sull'odio per chi non è identico. Bisogna coltivare l'odio come passione civile. (fenomenologia della Lega, ndr)"
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Comments (showing 1-2)




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message 2: by Fewlas (new)

Fewlas Stavi conducendo un esperimento a nostra insaputa, mascalzone? ;)
Questa che se cerchi Monti la prima cosa che vien fuori è massone non la sapevo proprio!
Bella recensione, davvero!


message 1: by Giuseppe (last edited Apr 06, 2012 10:44AM) (new) - rated it 5 stars

Giuseppe Mi era balenata l'idea, dì grazie al mio ristretto tempo ed ai limiti strutturali se ho abbandonato il mio originale proposito ;-)

Grazie per la recensione, un bel libro facilita sempre il tutto! ;-)


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