Patrizia O's Reviews > Il Dottor Zivago

Il Dottor Zivago by Boris Pasternak
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Jul 01, 12

bookshelves: contemporanei, premi-nobel, narrativa-di-lingua-russa
Read in June, 2012

Credo che non ti amerei tanto se in te non ci fosse nulla da lamentare, nulla da rimpiangere. Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita.


Ho conosciuto Jurij Andrèeviĉ Zivago e Larisa Fëdorovna Guichard diversi anni fa attraverso i volti affascinanti di Omar Sharif e Julie Christie, protagonisti di un film che vinse cinque Golden Globe e cinque Oscar. Non ricordo quasi nulla della trama di quel film, ma è piacevolmente impresso nella mia memoria come uno dei più bei film d’amore che abbia mai visto. Ed è uno dei film preferiti di mia madre, l’abbiamo visto insieme e l’ho pure registrato per lei. Insomma, un’aura di positività circonda nella mia memoria “Il dottor Zivago”
Qualche tempo fa, in una delle mie spedizioni in libreria, ho visto su uno scaffale il libro: era un periodo di sconti e il libro mi chiamava con voce suadente, promettendo di farmi rivivere le piacevoli emozioni del film. Potevo tirarmi indietro? Ovviamente no e così l’ho comprato.

La lettura non è stata delle più semplici, soprattutto le prime cento pagine sono state abbastanza difficili da digerire e la tentazione di abbandonare Jura e Lara al loro destino molto forte. Troppi personaggi, troppe vicende che corrono parallele senza apparente rapporto tra loro. Inoltre trovo snervante la consuetudine degli scrittori russi di descrivere le città citando continuamente i nomi delle strade, come se fosse ovvio sapere dove si trovi il Mercato Smolènsk a Mosca oppure ritenere che l’esatta ubicazione di una farmacia all’angolo del vicolo Starokoniùsenny sia un’informazione rilevante. (Ho provato la stessa irritazione con “Il Maestro e Margherita” e “Anna Karenina”, quindi se qualcuno conosce la motivazione per questa ossessione odonomastica degli scrittori russi, ebbene si faccia avanti e me la spieghi!)
L’inizio faticoso ben si coniuga con il tono minore degli ultimi due capitoli: mi piace pensare che Pasternak avesse tutta l’intenzione di continuare le vicende appena accennate nella parte finale ma non ci sia riuscito.

Non mi sono data per vinta e ho continuato a leggere: senza accorgermene ho iniziato a camminare per le strade di Mosca, a riconoscere i luoghi (ma i nomi delle vie continuano a non dirmi proprio nulla), a seguire tutti i personaggi che popolano la vicenda del Dotto Zivago, conosciuti ancora bambini per poterne meglio cogliere i cambiamenti sopravvenuti con il tempo e le esperienze. E le vite di tutti, come dei fili, hanno iniziato a intrecciarsi tra loro per tessere una trama che a pieno diritto si inserisce nella grande tradizione epica russa, come riporta la motivazione per l’attribuzione nel 1958 del premio nobel per la letteratura.
Tutti, infatti, svolgono un ruolo nella vicenda del dottor Zivago e di Lara: non c’è n’è uno per cui Pasternak spende più parole del necessario, basta aspettare e con pazienza gli eventi si dispiegheranno davanti agli occhi del lettore e ciascuno avrà la sua parte.

Le vite di Jurij e Lara scorrono parallele e si sfiorano sin dalla loro adolescenza: il giovane a Jurij Andrèeviĉ Zivago rimane subito colpito da Lara. Dopo essersi sfiorate più volte, le loro vite si allontanano e tornano a correre parallele.
[…]erano tutti insieme, vicini, e alcuni non si riconobbero, altri non si erano mai conosciuti, e certe cose rimasero per sempre ignote, altre attesero per maturarsi una nuova ccasione, un nuovo incontro.

Vite normali che devono affrontare eventi eccezionali, la guerra e la rivoluzione, che li fanno nuovamente incontrare e amare.
Il loro era un grande amore. Ma tutti amano senza accorgersi della straordinarietà del loro sentimento. Per loro invece, e in questo erano una rarità, gli istanti in cui, come un alito d’eternità, nella loro condannata esistenza sopravveniva il fremito della passione, costituivano momenti di rivelazione e di un nuovo approfondimento di se stessi e della vita.

Ho amato Jura e Lara per le loro mancanze, per i loro errori, per l’incapacità di cambiare nonostante tutto intorno a loro cambiasse a velocità vertiginosa. Pasternak non ce li descrive come due eroi, duri e puri, che sacrificano tutto per i loro ideali; no, nulla di tutto ciò nella descrizione di Lara e Jura. Sono due persone colte la cui sensibilità stride fortemente con la vuota retorica dell’ideologia rivoluzionaria e questo è la causa di tutte le loro difficoltà: continuare a vedere la realtà così com’è e non come dovrebbe essere secondo la propaganda sovietica.
Non sono certo gli unici a trovarsi in difficoltà, ma a causa delle loro vicende personali si trovano al centro dell’attenzione e quindi nella necessità di dimostrare la loro fedeltà alla rivoluzione o, in caso contrario, di mimetizzarsi in mezzo a tutti gli altri.
Sul versante opposto di Jurij e Lara ci sono Tonja (la moglie di Zivago) e Pavel Antipov (il marito di Lara). Tonja è pragmatica, sin dai primi disordini capisce che la situazione sta precipitando, che la loro vita deve cambiare soprattutto per garantire la sopravvivenza dei figli. Rinuncia senza lamentele alla sua casa e alle comodità a cui è sempre stata abituata, spinge il marito ad andare in Siberia (nella vecchia tenuta di famiglia) con la speranza di coltivare la terra per non patire più la fame e il freddo dell’inverno. E’ una donna forte che non si abbandona a lamentele o al ricordo del passato e ha chiaro il suo dovere: salvare la sua famiglia. Si rende subito conto, ancora prima di Jurij, dell’attrazione del marito verso Lara, di cui loderà sempre la disponibilità ma metterà in guardia Zivago: ”Devo sinceramente riconoscere che è una brava persona, ma non voglio fingere: è proprio il mio opposto. Io sono venuta al mondo per semplificare la vita e cercare il giusto cammino, lei per complicare la vita e far sbagliare strada ”
Pavel Antipov, invece, sacrifica tutto per la rivoluzione: sente che soltanto negli ideali rivoluzionari troverà quell’autenticità che manca nella sua vita familiare. A differenza di Zivago, non riesce a trovare l’appagamento nelle piccole cose della vita e sente che la famiglia limita le sue possibilità.
Incapace di rendersi conto dei particolari, colse l’essenziale, intuendo che Patulja interpretava erroneamente il suo sentimento per lui. Non apprezzava il senso materno che in lei faceva una cosa sola con l’amore, senza comprendere quanto fosse più grande quell’affetto del comune amore di una donna

E’ un personaggio triste e insoddisfatto verso cui non riesco a provare antipatia. Il suo errore è quello di non avere fiducia negli esseri umani e di riporre tutte le sue speranze negli ideali rivoluzionari, che presto verranno traditi dalle stesse azioni messe in atto per garantire la supremazia della Rivoluzione.

Leggendo delle vicende del dottor Zivago, che, nonostante le sue grandi e molteplici capacità, preferisce vivere ai margini della nuova società che si va costruendo, mi è venuto spontaneo pensare che dietro questo personaggio si nascondesse Pasternak, che rifiuta il Nobel per la letteratura e preferisce continuare la sua vita lontano dai riflettori, nonostante tutti i vantaggi che quel premio avrebbe comportato. E ho anche dato a Jurij Andrèeviĉ Zivago il volto di Boris Pasternak perché è così che viene descritto: un volto dal naso camuso, un tipo come tanti altri ma ricco di fascino per il senso di libertà e di naturalezza che si sprigionava continuamente da lui . E da chi, del resto, Jurij può aver preso le sue idee, entusiaste prima e deluse poi, sulla rivoluzione se non dal suo creatore? Da chi gli viene la visione profondamente religiosa della storia e del ruolo dell’uomo nel mondo? Chi lo ha aiutato a mettere in versi le vicende più salienti della sua vita? Chi gli ha inculcato il rifiuto di giudicare le persone non per le loro azioni ma per la loro appartenenza religiosa ed etnica?
Ovviamente le risposte non le so con certezza, ma mi piace immaginare che Zivago sia l’alter ego di Pasternak. Questo è il vantaggio di leggere un libro di uno scrittore morto che non ha mai fatto grandi proclami. Posso fargli le domande e darmi le risposte, tutto da sola: nessuno verrà a smentirmi.

Adesso dovrei scrivere della Rivoluzione e della grandezza di Pasternak di far diventare fatti quotidiani i grandi eventi storici che hanno portato alla creazione dell’Unione Sovietica, senza sminuirne la vastità. La sua capacità di tratteggiare personaggi fittizi che incarnano le diverse forme che ha assunto la Rivoluzione sovietica: l’esaltazione degli inizi per la promessa di libertà e la disillusione degli anni successivi, quando la retorica dei rivoluzionari di professione si allontanava sempre di più dalle reali esigenze delle persone, che finivano per pagare un prezzo troppo alto per delle speranze mai realizzate. Ma questo va ben oltre le mia capacità di lettrice appassionata e lascio a ciascuno di voi la curiosità di leggere le parole di Zivago.
Allora sulla terra russa venne la menzogna. Il male peggiore, la radice del male futuro fu la perdita della fiducia nel valore della propria opinione. Si credette che il tempo in cui si seguivano le suggestioni del senso morale fosse passato, che bisognasse cantare in coro e vivere di concetti altrui, imposti a tutti.

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Boris Pasternak
“Credo che non ti amerei tanto se in te non ci fosse nulla da lamentare, nulla da rimpiangere. Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita.”
Boris Pasternak, Doctor Zhivago


Reading Progress

06/14/2012 page 17
3.0% "Non riusciva a capire perché se qualcuno è peggiore degli altri non possa cercare di correggersi e di diventare migliore. Che significa essere ebreo? Perché questo è possibile? Cosa compensa o giustifica questa sfida disarmata che non porta altro che dolore?"
06/14/2012 page 31
5.0% "Quel mondo di ignominia e di falsità, dove una signorotta ben pasciuta osava guardare in quel modo quei poveri tonti che lavoravano, e dove un alcolizzato vittima di quei sistemi provava gusto a perseguitare i suoi compagni di sventura, qual mondo gli era adesso più odioso che mai."
06/16/2012 page 47
8.0% "La via buia guardava dentro le stanze con occhi vuoti. Le stanze rispondevano con lo stesso sguardo."
06/18/2012 page 47
8.0% "182"
06/21/2012 page 275
45.0% "Ma la vita non è mai un materiale, una sostanza. La vita, se volete saperlo, è un elemento che continuamente si rinnova e rielabora da sé, che da sé si rifà e si ricerca incessantemente, sempre tanto più alta di tutte le nostre ottuse teorie."
06/24/2012 page 327
54.0% "Allora sulla terra russa venne la menzogna. Il male peggiore, la radice del male futuro fu la perdita della fiducia nel valore della propria opinione. si credette che il tempo in cui si seguivano le suggestioni del senso morale fosse passato, che bisognasse cantare in coro e vivere di concetti altrui, imposti a tutti."
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Comments (showing 1-8 of 8) (8 new)

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Alan Ho letto cinquant' anni fa, quando avevo seidici anni. Forse il primo romanzo che ho letto completamente, in estate. Pasternak anche ha tradotto Shakespeare, credo.


Patrizia O Cosa ricordi? ti era piaciuto?


Alan Si. Al tempo, mio fratello sta suscrivendo vita sovietica, "Soviet Life,"
colli foti di soviet felice, molto felice. Erano attori, veramente.


message 4: by Chiara (new) - added it

Chiara Pagliochini Bellissima recensione. Mi fai venir voglia di tirarlo giù presto dall'impolverato scaffale di famiglia.


Patrizia O Chiara wrote: "Bellissima recensione. Mi fai venir voglia di tirarlo giù presto dall'impolverato scaffale di famiglia."

grazie, del resto le tue recensioni dei vari "russi" sono, in parte, responsabili di avermi fatto tirare giù Zivago dalla mia libreria (da cui giaceva da un po')


message 6: by Aurora (new) - added it

Aurora Non vorrei leggerla per non spoilerarmi troppo, ma sono anche curiosissima. Ragazze voi scrivete benissimo entrambe. Vi ammiro!!


Patrizia O Aurora wrote: "Non vorrei leggerla per non spoilerarmi troppo, ma sono anche curiosissima. Ragazze voi scrivete benissimo entrambe. Vi ammiro!!"

grazie Aurora :)


Alan Questo libro, letto quando avevo dodici anni, magari la mia prima esperienza letteraria vera. Non ho letto abbastanza per notare tutte le difficoltà che hai trovato. Ma ho insegnato Tolstoj, e per i miei studenti, i grandi problemi erano tanti diminutivi russi: "Catherine" solamente magari dodici, come Кэтрин, Кейт Trina, Катя, etc. Non potevano credere che fosse tutto la stessa persona.


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