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Furore by John Steinbeck
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Sep 30, 12

bookshelves: north-american-literature
Read from November 21 to December 31, 2011

Mi sento davvero fortunata, perché ho letto questo libro nell'età giusta per poterlo apprezzare e, soprattutto, nel periodo storico più adatto. Il libro di Steinbeck è ambientato durante la Grande depressione americana e la famiglia Joad è costretta ad una emigrazione interna, verso le fertili terre della California. Le banche hanno requisito tutti i terreni dei poveri contadini e ognuno abbandona la propria casa in cerca di lavoro. Questo sradicamento è capillare perché il viaggio che questi disperati intraprenderanno li porterà ad abbandonare, pian piano, tutte le loro certezze, anche all'interno del nucleo famigliare. E' una vera e propria disgregazione, una involuzione dall'homo sapiens all'homo abilis, utile solo in quanto "soma da lavoro".
Il racconto di Steinbeck è molto più moderno di quanto si possa pensare perché l'autore non punta il dito contro qualcuno, non cerca dei responsabili, ma introduce già il concetto di "mercato", ossia quell'anima dell'economia che fagocita tutti e verso cui tutti si prostrano come una divinità alla quale tutto è dovuto. Non c'è più il concetto hegeliano di contrapposizione tra servo e signore. Con chi prendersela? Chi è il vero responsabile? Iniziano gli scioperi, avanza il furore:

e le banche e le società si scavano la fossa con le proprie mani, ma non lo sanno. I campi sono fecondi e sulle strade circola l'umanità affamata. Le grandi società non sanno che la linea di demarcazione tra fame e furore è sottile come un capello. E il denaro che potrebbe andare in salari va in gas, in esplosivi, in fucili, in spie, in polizie e in liste nere. Sulle strade la gente formicola in cerca di pane e lavoro, e in seno ad essa serpeggia il furore, e fermenta

ma è un furore cieco perché manca l'obiettivo, perché si lavora a giornata e si vive a giornata: senza mete, senza un'idea di futuro. E' la fine, come dice il filosofo Galimberti, del tempo escatologico finalizzato ad uno scopo. Questo è il tempo del precariato: oggi mangio, oggi vivo. Domani? Si vedrà.
Resta, però, la speranza che vive nei rapporti umani, perché, ci fa comprendere Steinbeck, sono proprio i poveri i più prodighi di pietas e compassione umana.
Il finale poi, è un capolavoro, con un chiaro richiamo alla vicenda di Cimone e di sua figlia Pero.
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Reading Progress

11/23/2011 page 50
11.0%
12/16/2011 page 191
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Comments (showing 1-2 of 2) (2 new)

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message 1: by S©aP (new)

S©aP Bellissimo commento. L'unico che mi abbia regalato, so far, motivi e desiderio per leggere un testo che non conosco. Grazie.


Vale Grazie per l'apprezzamento, mi hai strappato un sorriso!


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