Chiara Pagliochini's Reviews > Molto forte, incredibilmente vicino

Molto forte, incredibilmente vicino by Jonathan Safran Foer
Rate this book
Clear rating

by
5277704
's review
Jul 30, 2011

really liked it
bookshelves: contemporanei, letteratura-angloamericana
Read from February 13 to 18, 2012


“La settimana è stata una barba incredibile, a parte quando mi sono ricordato la chiave. Anche se sapevo che a New York ci sono 161.999.999 serrature che non avrebbe aperto, avevo l’impressione che aprisse tutto.”

Ci sono giorni in cui non viene spontaneo alzarsi dal letto. Rimani lì a fissare il soffitto chiedendoti cos’è che muova i tuoi piedi. Ti siedi a tavola e ascolti la gente parlare e intanto la tua testa è altrove. Pensi a persone che sono lontane, a cose che non sono successe però potevano succedere, a cose che potrebbero succedere ma non succederanno, pensi di essere chilometri e chilometri lontano da lì e in testa ti galleggiano milioni di conversazioni possibili. Fai le invenzioni.
Fare le invenzioni secondo me è anche questo, è “essere schiacciati sotto il peso di tutte le vite che non stiamo vivendo”. E non c’è bisogno di chiamarsi Oskar Schell, di avere nove anni e di aver perso il padre nell’attentato dell’undici settembre; non c’è bisogno di essere Oskar Schell per sentirsi Oskar Schell.
In questa settimana passata con Oskar mi sono sentita molto Oskar. Ho litigato furiosamente coi miei genitori, fino ad avere la percezione di averli persi e di essere sola al mondo. Ho rimestato nel ripostiglio dei miei ricordi e delle mie speranze senza trovare indizi che possano riportarmi sulla pista giusta. Ho desiderato spaccare la testa ai tanti Jimmy Snyder che si pavoneggiano sui palcoscenici di questo mondo. Sono stata dal dottor Fein – che in questo caso aveva le sembianze di mia madre – e ho detto una cosa non molto dissimile da questa: “Seppellirò i miei sentimenti nel profondo di me. […] Anche se saranno fortissimi non li lascerò uscire. Se dovrò piangere, piangerò dentro. Se dovrò sanguinare, mi verranno dei lividi. Se il mio cuore comincerà a dare i numeri, non ne parlerò con nessuno al mondo. Tanto non serve. Rovina solamente la vita a tutti.”

Di questo romanzo si è parlato e straparlato, fino a mettere in luce ora una cosa ora l’altra. Ci si è soffermati con pignoleria sui difetti e si è insistito con cecità sui pregi, fino a dimenticare che un libro non è una somma di pregi e di difetti, non è una somma di parti ma un disegno. E come un disegno non è una somma di tratti ma un’unione di tratti, così un romanzo dev’essere qualcosa di organico e di vivo.
E allora io sono d’accordo con chi dice, questo romanzo è un esercizio di stile! questo romanzo vuol essere accattivante e catturare la simpatia del lettore! questo romanzo si avvale di mezzi tipografici scorretti per fare scena! questo romanzo presenta situazioni paradossali, vuol fare della metafora una cosa vera e, cristo, io ci posso credere fino a un certo punto!
Però sono anche d’accordo con chi dice, questo romanzo dimostra una sensibilità squisita! questo romanzo vuol essere una polifonia che unisca tanti dolori, tanti lutti, tante barbarie! questo romanzo dimostra che la narrativa può contare su altri mezzi rispetto ai canali che abbiamo sempre considerato appropriati! questo romanzo coniuga una storia accattivante con una bella scrittura con una documentazione ampia e approfondita!
Poiché sono d’accordo con entrambi, in fondo non sono d’accordo con nessuno. E penso che siamo noi a mancare il cuore delle cose. Sono io a mancare il cuore delle cose quando faccio oscillare il contatore tra le quattro e le cinque stelline. Sono io a mancare il cuore delle cose quando mi rotolo nel letto pensando, Ma Foer… ci fa o ci è?

Il cuore di questo romanzo è una storia di perdita e di contatto.
Oskar perde il padre e perde la bussola, perde la leggerezza, la capacità dell’infanzia di semplificare i problemi. La madre di Oskar perde un marito e perde Oskar, tanto difficile è stabilire con lui un contatto. Il padre di Oskar perde la vita, ma non l’amore che ne tiene vivo il ricordo. Il nonno di Oskar perde un figlio, la donna che amava, la sua famiglia, la sua città sotto i bombardamenti di Dresda e poi perde la voce. La nonna di Oskar perde una sorella e un’amante, perde la famiglia, la sua città sotto i bombardamenti di Dresda e poi perde un marito, un’occasione di reintegrare le parti. I tanti Black che vivono a New York hanno tutti perso qualcosa, chi un amore chi un’occasione chi una chiave. E così non stupisce affatto che il romanzo si impronti su una caccia al tesoro: Oskar, armato solo di una chiave e di un nome (Black), si mette in cerca dell’ultimo tesoro sepolto da suo padre, l’ultima occasione di trattenerlo, di stare con lui ancora per un poco o per molto o per sempre. La sua ricerca è destinata al fallimento perché il contenuto stesso della ricerca è un vuoto. Il contenuto è una perdita.
Ma attraverso la ricerca Oskar approda al contatto. Il contatto è il rapporto reciproco tra le perdite, il mettere a confronto i dolori e le cicatrici, non per darne una stima e nemmeno per arrivare a una compensazione, ma per raggiungere una consapevolezza, una verità che è quasi una salvezza. E cioè che se la perdita accomuna tutti, allora tutti siamo un po’ perduti e un po’ morti, tutti stiamo cercando qualcosa e la ricerca di tutti è fallimentare. Questa è la vita. Eppure tutti vivono. E allora per vivere dobbiamo raggiungere un compromesso. Dobbiamo stabilire un equilibrio tra ciò che abbiamo perso e ciò che possiamo ottenere o trattenere o salvare dalla perdita. Dobbiamo stringere insieme tutte le cose che amiamo e farne una camicia di becchime.
È un messaggio di speranza? Un messaggio di rassegnazione? Io credo sia un messaggio di umanità, e questa è la cosa più importante di tutte.
23 likes · flag

Sign into Goodreads to see if any of your friends have read Molto forte, incredibilmente vicino.
Sign In »

Quotes Chiara Liked

Jonathan Safran Foer
“Sometimes I can hear my bones straining under the weight of all the lives I'm not living.”
Jonathan Safran Foer, Extremely Loud and Incredibly Close

Jonathan Safran Foer
“I regret that it takes a life to learn how to live.”
Jonathan Safran Foer, Extremely Loud and Incredibly Close


Reading Progress

11/03/2011 page 28
8.0% "Solo perché sei ateo, non significa che non saresti felice se le cose avessero delle ragioni di esistere."
11/03/2011 page 89
25.0% "A noi servono tasche molto più grandi [...]. Servono tasche enormi, tasche abbastanza grandi per le nostre famiglie, e per i nostri amici, e anche per le persone che non sono nelle nostre liste, gente che non abbiamo mai conosciuto ma vogliamo proteggere."
02/14/2012 page 127
36.0% "Gli umani sono gli unici animali che arrossiscono, ridono, credono nelle religioni, fanno la guerra
e si baciano con le labbra. Quindi, da un certo punto di vista, più diamo baci con le labbra, e più siamo." 1 comment
02/15/2012 page 192
55.0% "Ho tirato fuori da sotto il cuscino Il libro dei miei sentimenti, sono andato alla pagina di quel giorno e ho abbassato il livello da DISPERATO a COSI' COSI'."
02/17/2012 page 281
80.0% "Ho pensato a tutte le cose che tutti ci diciamo l'un l'altro, e che tutti dobbiamo morire, o fra un millisecondo, o fra giorni, o fra mesi, o fra 76 anni e mezzo se uno è appena nato. Tutto quello che è nato deve morire, e questo significa che le nostre vite sono come i grattacieli. Il fumo sale a velocità diverse, ma le vite sono tutte in fiamme, e tutti siamo in trappola."
05/24/2016 marked as: read

Comments (showing 1-7 of 7) (7 new)

dateDown arrow    newest »

Michela Chiara, come mai hai desistito? :)


Chiara Pagliochini Desistito solo materialmente, non spiritualmente. Lo avevo cominciato una mesata fa, ma devo anche leggere parecchie cose per l'uni, allora per il momento l'ho messo da parte. E al momento è a 200 km da me. Lo riprenderò quando avrò tempo e attenzione da dedicargli, perché già le prime 100 pag mi avevano molto impressionata.


Giovanni Faga Io l'ho quasi finito, poche pagine. Piaciuto molto anche se s'infila nella corrente dei contemporanei americani, che per carità, però spesso sembrano tutti usciti dalla stessa scuola di scrittura.


Marco Tamborrino <3


Lapo Non so perché ma questa recensione non mi è piaciuta molto... Niente contro di te Chiara, eh, però io l'ho visto in modo diverso il libro. In generale pensiamo le stesse cose, ma nel particolare io le interpreto in un altro modo. Forse perché io l'ho vissuto in un certo contesto, ad una certa età e con uno sguardo critico tutto mio, mentre tu, ovviamente, l'hai vissuto in un contesto ed in un età diversi dai miei... (Scusate l'eccesso di punti di sospensione)


Chiara Pagliochini Adesso mi incuriosisci. Pretendo di sapere in che modo vedi il libro e come lo interpreti :P


Lapo I personaggi sono tutti collegati dal nome "Black", anche se non si conoscono e non hanno mai parlato insieme - forse non si sono nemmeno mai visti. Ma quando Oskar perde il padre, la linea che li collegava tutti riaffiora: Oskar non è altro che colui che ha creduto che quel legame fosse qualcosa di indispensabile per lui e l'ha ripercorso. In realtà, quella era solo una linea che univa tutte quelle persone dall'esterno ma che ha illuso Oskar portandolo a conoscere suo padre e se stesso in un modo particolare, in un gioco fatto da un nome (Black) ed un giocatore (Oskar, appunto). Detto così sembra non avere senso, ma se riflettiamo: spesso le cose più banali, quelle che casomai non conosciamo nemmeno, devono solo essere percorse per capirne il vero significato e capire che da ogni cosa può scaturire qualcosa di bellissimo, di unico. L'esempio più semplice (e meno filosofico) è l'amicizia: due amici non sempre sono uniti dal carattere simile (ad esempio), semplicemente si sono conosciuti perché frequentavano entrambi Goodreads. Eppure vivendo quel legame che li univa solo esternamente sono riusciti a far maturare qualcosa dentro. Una specie di "Vivere tutto fino alla fine, e non giudicare un libro dalla copertina".


back to top