Chiara Pagliochini's Reviews > La luna e i falò

La luna e i falò by Cesare Pavese
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5277704
's review
Jul 24, 14

it was amazing
bookshelves: letteratura-italiana
Read from July 30 to 31, 2011


Comincio questa recensione col cuore in mano. Ho la sensazione che qualsiasi parola sia di troppo, che non serva e che questo libro bisogni pigliarselo in grembo e leggerlo e basta, senza parlarci sopra.

C’è un uomo senza casa e senza famiglia che se ne va da quella che è stata la terra dalla sua giovinezza. Se ne va perché pensa che il mondo oltre le colline sia migliore, che anche per lui senza casa e senza famiglia sia possibile diventare come tutti gli altri e mettere radici da qualche parte. Arriva fino in America, fa fortuna, torna indietro. Arriva fino al Pacifico, un altro mare davanti, e dietro sempre e solo colline e montagne, proprio come la sua terra. Il tutto si potrebbe riassumere nello spiccio proverbio, tutto il mondo è paese (tutto il mondo è Pavese!). È vero, tutto il mondo è paese, perché il mondo non è che un insieme di paesi e il paese lo si porta nel cuore o in nessun posto.

E questo uomo porta il suo paese nel cuore. Quando torna alle colline, a rivedere le cascine, le piazze, le macchie di noccioli, quest’uomo ha come un velo davanti agli occhi. Il paesaggio continua a osservarlo con gli occhi del bambino e del ragazzo che era, con nostalgia, forse con rimpianto, forse con l’angoscia di essere partito, partito per fare cosa? Non lo sapeva che la sua terra era qui?

I personaggi di questo racconto sembrano eterni e mitici. Il Nuto, l’amico d’infanzia, ha la stessa voce di una Circe o di un Edipo: le sue considerazioni sul destino sono le stesse dei personaggi dei Dialoghi con Leucò, sono le ossessioni che Pavese porta con sé. Irene e Silvia, le signorine, sembrano figure ritagliate dalla carta velina, tanto il ricordo del protagonista le rende splendide e enormi e distanti: i loro capricci e le loro sorti si seguono col fiato sospeso. In Cinto, il bambino storpio, il protagonista rivede se stesso o forse vuole rivedere se stesso, così gli parla delle campagne come le conosceva un tempo e gli parla del mondo e lo invita a partire proprio come ha fatto lui.

Io credo in verità che Pavese, per come scrive, avrebbe potuto anche scrivere liste della spesa e comunque avrebbero avuto un suono, un ritmo, un respiro, una musica, un tessuto. La sua commistione di colto e popolare si realizza in una fusione armonica, senza la minima sbavatura, e l’orecchio la beve che è un piacere. Più che la storia, ciò che tiene il lettore incollato alle pagine è proprio la scrittura, un flusso ininterrotto come l’onda del mare, si scivola giù dalla china e si comincia a risalire.

Di questo romanzo posso dire in tutta franchezza che mi ha fatto venir voglia di andare nelle Langhe e ruzzolare giù dal pendio di una collina, magari con Anguilla o con Irene o con Silvia e sbirciare gli orli delle loro sottovesti. O magari con Pavese e affondare nell’erba. C’è freschezza e c’è lirismo, c’è un mondo.

Mi chiedo perché a Pavese sia riservato tanto poco posto nelle antologie. Ci sorbiamo cento cervellotiche pagine di Pirandello e non una de La luna e i falò. Non so nelle vostre antologie, ma la mia era così.

A legger questo libro viene voglia di smettere di scrivere, se uno ha mai pensato di accingersi all’impresa. Si pensa, ma chi ce lo fa fare? Si pensa, non voglio mica offenderlo. Si pensa, se fossi stata con lui quella sera in quella stanza me lo sarei stretto contro e gli avrei detto, scrivi! Ma lui aveva già detto, non scriverò più. La luna e i falò è il suo ultimo romanzo. Cesare ne parla così:

“La luna e i falò è il libro che mi portavo dentro da più tempo e che ho più goduto a scrivere. Tanto che credo che per un pezzo – forse sempre – non farò più altro. Non conviene tentare troppo gli dei”.

Ha detto tutto lui.
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Reading Progress

07/30/2011 page 28
13.27%
07/30/2011 page 28
13.27% "Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti."
07/30/2011 page 47
22.27% "I veri acciacchi dell'età sono i rimorsi."
07/31/2011 page 65
31.0% "Musica."

Comments (showing 1-2 of 2) (2 new)

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Marco Tamborrino Sbav **


Chiara Pagliochini Lo voglio leggere da circa un anno, ma gira gira non riesco mai. Devo sequestrarlo a casa di un'amica.


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