Chiara Pagliochini's Reviews > Lolita

Lolita by Vladimir Nabokov

by
5277704
's review
Jul 11, 11

bookshelves: sfuggenti-a-classificazione
Read from July 09 to 11, 2011

Inizierò col dire che questo libro s’è tenuto lontano dallo scandalizzarmi. Più che altro mi ha intristito. Man mano che procedevo con la lettura, ho appuntato degli aggettivi sulla quarta di copertina, che ora elenco nell’ordine: seducente, onirico, triste, allucinatorio, delirante.
Certo, sono sicura che nel ’55, quando uscì a Parigi, Lolita fu un clamoroso polverone. Oggi, a distanza di anni, non può non toccare comunque le nostre fibre morali. Ammesso che la letteratura debba essere morale, assunto di cui dubito.
Su perversioni, pervertiti, maniaci, vittime e carnefici profusioni di recensioni sono state scritte. Humbert Humbert quarantenne intellettuale nevrotico ossessionato dalle “ninfette”, ragazzine (bambine?) in cui rivede il suo primo amore, Annabel. Lolita, ninfetta anomala, poco ingenua e vagamente complice, in perenne conflitto con la madre, ben disposta a lasciarsi cadere tra le braccia di lui.
Tenendo presenti questi dati, potremmo addentrarci su considerazioni del tipo “ma Humbert ama Lolita?”, “ma Lolita quanto è innocente e da compatire?”, “ma che diritto aveva Humbert di?” etc etc. A me tali discussioni non interessano molto. Leggendo questo romanzo mi sono trovata a riflettere su un conflitto che anima, suppongo, ognuno di noi: l’opposizione tra realtà e fantasia. Ho visto Humbert come l’uomo che trasforma le proprie fantasie in realtà, ma quando lo fa, quando la sua fantasia si fa carne, allora ecco che tutto diventa aberrante, non perché Humbert è un adulto e Lolita una bimba, ma perché la realtà consuma le nostre fantasie, che prima godevano di una potenzialità infinita ed ora non sono che mera replica mal recitata. Ero estremamente entusiasta fino al primo approccio fisico tra i due protagonisti, pur nella sua amoralità e tutto il pacchetto. Quello che mi ha intristito è stato il seguito: vedere Humbert dar sfogo a tutte le proprie fantasie, trovandole ogni giorno più inadeguate, aumentare il ritmo/la frequenza/l’intensità dei rapporti, vedere Lolita ingrigire, il tutto diventare meccanico e pauroso.
È difficile, con somma onestà, provare molta compassione per Lolita, ma non perché non la meriti. Non si può provare compassione per Lolita perché sono gli occhi di Humbert che non la provano: si prova paura di Lolita, si prova paura per Lolita, si prova rabbia nei confronti di Lolita, la sia ama, la si vuole capire e non si riesce. Se questo libro è maestoso, non lo è per la scabrosità dei temi trattati, quanto per il modo in cui essi vengono trattati: il perfetto annientarsi dell’autore nel narratore, il trascinare i lettori alla completa identificazione con il personaggio. Ed ecco spiegati i miei aggettivi iniziali: seducente perché siamo anche noi sedotti da Lolita, onirico perché la realizzazione della fantasia di Humbert è qualcosa di troppo bello per essere vero, triste perché triste e frustrato è Humbert nel cercare di tenere allegra e disponibile la sua pupilla, allucinatorio e delirante nella parte finale, in cui chiaramente il protagonista non è più in sé, tanto che ci si aspetta che egli commenta qualsiasi gesto, da un momento all’altro, senza il minimo preavviso, perché nella sua prosa non c’è più nulla di lucido. Mirabilmente scritto, mirabilmente, proprio per la perfezione dell’obiettivo, oltre che per la sapienza linguistica e il genio nelle associazioni (confesso che temo di non aver colto la maggior parte dei sottointesi o che molti giochi di parole si perdano un po’ nella traduzione italiana; leggerlo in inglese sarebbe auspicabile, se avessi una padronanza linguistica sufficiente alla sfida).
Quello che di Lolita mi ha lasciata un po’ straniata è il finale. Chiuso il volume, ho pensato, e allora? Ho cominciato a congetturare qualcosa di più di quello che c’era scritto, a cercare nell’assassinio finale uno scontro del doppio con se stesso et similaria. Ma nessuna fonte o interpretazione finora consultata mi invitano a sperare che esista qualcosa di più del nudo fatto. Eppure quelle scene mi sono parse così assurde che la mia testa si rifiuta di credere che si siano svolte nel modo in cui il nostro folle Humbert le racconta. Ma d’altronde lui è un nevrotico da cui non possiamo aspettarci la completa verità, come non ce la aspettiamo da Zeno Cosini e i suoi parenti.
Al che ho concluso che doveva essere “annebbiamento da sede d’esame” (giacché nel terminare la lettura ero in coda per l’orale di filologia germanica). Sono ancora un po’ tocca e arrabbiata e meravigliata e ammirata e anelante, come sull’orlo di un precipizio che vedo soltanto io.



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Quotes Chiara Liked

Vladimir Nabokov
“All at once we were madly, clumsily, shamelessly, agonizingly in love with each other; hopelessly, I should add, because that frenzy of mutual possession might have been assuaged only by our actually imbibing and assimilating every particle of each other's soul and flesh; but there we were, unable even to mate as slum children would have so easily found an opportunity to do so.”
Vladimir Nabokov, Lolita

Vladimir Nabokov
“We had been everywhere. We had really seen nothing. And I catch myself thinking today that our long journey had only defiled with a sinuous trail of slime the lovely, trustful, dreamy, enormous country that by then, in retrospect, was no more to us than a collection of dog-eared maps, ruined tour books, old tires, and her sobs in the night — every night, every night — the moment I feigned sleep.”
Vladimir Nabokov, Lolita

Vladimir Nabokov
“Nowadays you have to be a scientist if you want to be a killer. No, no, I was neither. Ladies and gentleman of the jury, the majority of sex offenders that hanker for some throbbing, sweet-moaning, physical but not necessarily coital, relation with a girl-child, are innocuous, inadequate, passive, timid strangers who merely ask the community to allow them to pursue their practically harmless, so-called aberrant behavior, their little hot wet private acts of sexual deviation without the police and society cracking down upon them. We are not sex fiends! We do not rape as good soldiers do. We are unhappy, mild, dog-eyed gentlemen, sufficiently well integrated to control our urge in the presence of adults, but ready to give years and years of life for one chance to touch a nymphet. Emphatically, no killers are we. Poets never kill.”
Vladimir Nabokov, Lolita

Vladimir Nabokov
“Ho notato spesso che siamo inclini a dotare i nostri amici della stabilità tipologica che nella mente del lettore acquistano i personaggi letterari. Per quante volte possiamo riaprire Re Lear, non troveremo mai il buon re che fa gazzarra e picchia il boccale sul tavolo, dimentico di tutte le sue pene, durante un'allegra riunione con tutte e tre le figlie e i loro cani da compagnia. Mai Emma si riavrà, animata dai sali soccorrevoli contenuti nella tempestiva lacrima del padre di Flaubert. Qualunque sia stata l'evoluzione di questo o quel popolare personaggio fra la prima di e la quarta di copertina, il suo fato si è fissato nella nostra mente, e allo stesso modo ci aspettiamo che i nostri amici seguano questo o quello schema logico e convenzionale che noi abbiamo fissato per loro. Così X non comporrà mai la musica immortale che stonerebbe con le mediocri sinfonie alle quali ci ha abituato. Y non commetterà mai un omicidio. In nessuna circostanza Z potrà tradirci. Una volta predisposto tutto nella nostra mente, quanto più di rado vediamo una particolare persona, tanto più ci dà soddisfazione verificare con quale obbedienza essa si conformi, ogni volta che ci giungono sue notizie, all'idea che abbiamo di lei. Ogni diversione nei fatti che abbiamo stabilito ci sembrerebbe non solo anomala, ma addirittura immorale. Preferiremmo non aver mai conosciuto il nostro vicino, il venditore di hot-dog in pensione, se dovesse saltar fuori che ha appena pubblicato il più grande libro di poesia della sua epoca.”
Vladimir Nabokov, Lolita


Reading Progress

07/09/2011 page 97
25.0% "Io lo so che non è normale, ma questo libro mi eccita." 1 comment
07/09/2011 page 133
34.0% "Noi non siamo dei depravati! Non violentiamo come fanno i bravi soldati. Siamo miti signori infelici, con occhi da cane, sufficientemente ben integrati da saper controllare i nostri impulsi in presenza degli adulti, ma pronti a dare anni e anni di vita per un'unica occasione di toccare una ninfetta. Non siamo, nel modo più categorico, degli assassini. I poeti non uccidono mai."
07/10/2011 page 201
51.0% "Più o meno a metà. Mi sto intristendo."
07/10/2011 page 282
71.0% "Spero di dire addio allo stupido esame di domani per buttarmi sulle ultime 100 pag." 4 comments

Comments (showing 1-6 of 6) (6 new)

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message 1: by Marco (new) - added it

Marco Tamborrino Recensione 'ambigua' XD


message 2: by Noce (new)

Noce Sono sempre più invogliata a leggerlo.


Chiara Pagliochini Ero indecisa se farlo volare dalla finestra o cospargerlo di pudici baci sulla copertina. Il fatto è che dovevo fare l'esame. Sono arrivata lì alle 11. Dalle 11 alle 4 ho letto le ultime 100 pag. Alle 4, davanti alla prof, non ricordavo più che esame fosse XD


Chiara Pagliochini Secondo me questa recensione denota che ho anch'io qualche seria patologia.


Elisa Secondo me questa recensione denota che sei veramente brava. Sono d'accordo al cento per cento.

"Ho visto Humbert come l’uomo che trasforma le proprie fantasie in realtà, ma quando lo fa, quando la sua fantasia si fa carne, allora ecco che tutto diventa aberrante, non perché Humbert è un adulto e Lolita una bimba, ma perché la realtà consuma le nostre fantasie, che prima godevano di una potenzialità infinita ed ora non sono che mera replica mal recitata."

La potenzialità c'è sempre, lui stesso in un passo (che ora non trovo, pardon) parla di quanto l'amore per le ninfette sia al novanta per cento immaginazione. Humbert deve accontentarsi di immaginare, lì la sua gioia non ha alcun confine, vive in un mondo quasi del tutto psichico dal punto di vista sessuale. Diciamo anche che lì il suo amore può esistere. Sarà anche perché ha dovuto forzatamente relegare in questa sfera anche l'approccio mai avuto del tutto con Annabel? Probabilmente per questa domanda mi prenderei un insulto, puzza troppo di psicanalisi.

Brava, comunque.


Chiara Pagliochini Ti ringrazio. Credo che tu abbia ragione sul mancato approccio con Annabel come causa del processo "sublimante", se così si può chiamarlo.
Mentre lo leggevo, difficilmente ci ho visto qualcosa di male o di osceno o di scandaloso, perché in fin dei conti mi ci ritrovavo. Non nella passione per le ninfette, mi sembra ovvio, ma nel concepire questi amori dell'immaginazione che hanno una loro infinita bellezza.


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