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Bartleby lo scrivano
by Herman Melville, Enzo Giachino , Fernanda Pivano
by Herman Melville, Enzo Giachino , Fernanda Pivano
Come farsi odiare dai recensionisti seri, ossia come fare recensioni facendo gossip sulle vecchie conoscenze.
Insomma il punto è questo.
Quando facevo l'Università, abitavo con una ragazzetta bionda e tonda. Quando arrivava a casa, aveva sempre il sorriso, ti aiutava in qualsiasi cosa tu stessi facendo.
Stavi lavando i piatti, ma avevi fretta perché dovevi andare a lezione?
Arrivava lei e ti diceva: "Lascia, faccio io". E li lavava al posto tuo.
Dovevi andare a fare la spesa, ma stavi litigando al telefono col moroso?
Arrivava lei, e prendendoti la lista della spesa dalle mani, con un sorriso ti diceva "Lascia, faccio io." e andava lei, e comprava pure le cose giuste.
Dovevi passare a prendere delle dispense necessarie come l'acqua a casa del tuo collega il giorno prima dell'esame, ma avevi paura di perdere troppo tempo, e giravi come una prefica in corridoio con le mani nei capelli e gridando: "Non ce la farò mai, oh, me tapina!! Piuttosto vado a fare lo sherpa in Nepal!"?
No problem! Arrivava lei.. e mentre usciva di casa con l'indirizzo del tuo amico, ti diceva languida: "Lascia, faccio io".
Se da una parte, avresti voluto torturarla pur di strapparle un'imprecazione a mezza voce, o anche un semplice fremito delle sopracciglia, dall'altra ti prendeva talmente in contropiede, che alla fine desistevi dal prendere qualunque misura drastica.
Col passare del tempo ci siamo abituati tutti a lei, si è abituato persino il garzone che portava il pane fresco la mattina nel market sotto casa. Infatti alla fine si sono messi assieme. E così arriviamo alla fine della storia.
I due piccioncini decidono di convolare a nozze dopo sei anni di fidanzamento, era una cosa talmente scontata che non abbiamo mai neanche preso in considerazione l'ipotesi che potesse finire diversamente.
Arrivati a due mesi dalla cerimonia, di cui ovviamente si occupava lei quasi in tutto e per tutto, un bel giorno torna a casa, e trova lui che dorme placido sul divano. Lo sveglia teneramente con bacio + sorriso e lui schiudendo sonnecchioso gli occhi, dà uno sguardo alla Tv manifestando a voce alta l'intenzione di spegnerla. Lei, ovviamente dice: "Lascia, faccio io" e sempre guardandolo negli occhi, allunga la mano per prendere il telecomando. Ma sbaglia e prende il cellulare, e siccome non si trattava del mio Nokia scassatissimo rappezzato con lo scotch, ma di un bellissimo iPhone Touch/Vamp Frullè Trullallero Trullallà, preme un tasto a caso, e legge sempre per puro caso una decina di anteprime di messaggi hot molto hot, che più hot non si può.
Non vi dico la fine della storia, perché ciò che già vi ho raccontato dovrebbe bastarvi per tirar fuori la morale.
Ce l'avete? L'avete colta?
Non fraintendetemi, non è che io vi ritenga degli stupidi, ma il mio intento è solo lasciarvi col dubbio. La morale quale sarà?
Che le stelle son milioni di milioni, le stelle di Negroni?
Che la fretta fa i gattini panettieri?
Che è meglio farsi i fatti propri?
Mah, vedete un po' voi.
In fondo è solo un esercizio che vi allena a quello che dovrete fare con Bartleby, anche se si tratta di una storia all'inverso rispetto alla mia.
Ma le reazioni son le stesse: curiosità per i fatti, indecisione sul tifare o meno per il protagonista, sbigottimento finale.
Siete pronti? Al mio tre partite a leggere. Son meno di 100 pagine, in un paio d'ore ve la cavate. Per la morale ci metterete un po' di più, ma credo che Melville volesse proprio questo.
Piccola puntualizzazione a latere: Melville sapeva scrivere decisamente bene, stile fluido, impeccabile, generoso, ma mai pedante; e anche se la prefazione del libro da parte di Borges mi sfugge per certi non-paragoni che non riesco a cogliere, dimostra che Melville non era esattamente un autore qualsiasi.
Insomma il punto è questo.
Quando facevo l'Università, abitavo con una ragazzetta bionda e tonda. Quando arrivava a casa, aveva sempre il sorriso, ti aiutava in qualsiasi cosa tu stessi facendo.
Stavi lavando i piatti, ma avevi fretta perché dovevi andare a lezione?
Arrivava lei e ti diceva: "Lascia, faccio io". E li lavava al posto tuo.
Dovevi andare a fare la spesa, ma stavi litigando al telefono col moroso?
Arrivava lei, e prendendoti la lista della spesa dalle mani, con un sorriso ti diceva "Lascia, faccio io." e andava lei, e comprava pure le cose giuste.
Dovevi passare a prendere delle dispense necessarie come l'acqua a casa del tuo collega il giorno prima dell'esame, ma avevi paura di perdere troppo tempo, e giravi come una prefica in corridoio con le mani nei capelli e gridando: "Non ce la farò mai, oh, me tapina!! Piuttosto vado a fare lo sherpa in Nepal!"?
No problem! Arrivava lei.. e mentre usciva di casa con l'indirizzo del tuo amico, ti diceva languida: "Lascia, faccio io".
Se da una parte, avresti voluto torturarla pur di strapparle un'imprecazione a mezza voce, o anche un semplice fremito delle sopracciglia, dall'altra ti prendeva talmente in contropiede, che alla fine desistevi dal prendere qualunque misura drastica.
Col passare del tempo ci siamo abituati tutti a lei, si è abituato persino il garzone che portava il pane fresco la mattina nel market sotto casa. Infatti alla fine si sono messi assieme. E così arriviamo alla fine della storia.
I due piccioncini decidono di convolare a nozze dopo sei anni di fidanzamento, era una cosa talmente scontata che non abbiamo mai neanche preso in considerazione l'ipotesi che potesse finire diversamente.
Arrivati a due mesi dalla cerimonia, di cui ovviamente si occupava lei quasi in tutto e per tutto, un bel giorno torna a casa, e trova lui che dorme placido sul divano. Lo sveglia teneramente con bacio + sorriso e lui schiudendo sonnecchioso gli occhi, dà uno sguardo alla Tv manifestando a voce alta l'intenzione di spegnerla. Lei, ovviamente dice: "Lascia, faccio io" e sempre guardandolo negli occhi, allunga la mano per prendere il telecomando. Ma sbaglia e prende il cellulare, e siccome non si trattava del mio Nokia scassatissimo rappezzato con lo scotch, ma di un bellissimo iPhone Touch/Vamp Frullè Trullallero Trullallà, preme un tasto a caso, e legge sempre per puro caso una decina di anteprime di messaggi hot molto hot, che più hot non si può.
Non vi dico la fine della storia, perché ciò che già vi ho raccontato dovrebbe bastarvi per tirar fuori la morale.
Ce l'avete? L'avete colta?
Non fraintendetemi, non è che io vi ritenga degli stupidi, ma il mio intento è solo lasciarvi col dubbio. La morale quale sarà?
Che le stelle son milioni di milioni, le stelle di Negroni?
Che la fretta fa i gattini panettieri?
Che è meglio farsi i fatti propri?
Mah, vedete un po' voi.
In fondo è solo un esercizio che vi allena a quello che dovrete fare con Bartleby, anche se si tratta di una storia all'inverso rispetto alla mia.
Ma le reazioni son le stesse: curiosità per i fatti, indecisione sul tifare o meno per il protagonista, sbigottimento finale.
Siete pronti? Al mio tre partite a leggere. Son meno di 100 pagine, in un paio d'ore ve la cavate. Per la morale ci metterete un po' di più, ma credo che Melville volesse proprio questo.
Piccola puntualizzazione a latere: Melville sapeva scrivere decisamente bene, stile fluido, impeccabile, generoso, ma mai pedante; e anche se la prefazione del libro da parte di Borges mi sfugge per certi non-paragoni che non riesco a cogliere, dimostra che Melville non era esattamente un autore qualsiasi.
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