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Suite francese
by Irène Némirovsky, Denise Epstein , Olivier Rubinstein , Myriam Anissimov , Laura Frausin Guarino
by Irène Némirovsky, Denise Epstein , Olivier Rubinstein , Myriam Anissimov , Laura Frausin Guarino
Un dipinto a olio in formato digitale
Ci sono libri che ricordano quei pomeriggi invernali in cui guardi la città piovosa, attraverso i vetri della finestra. Guardi le strade, e la gente ti sembra diversa. Uguale nella loro destinazione, ma diversa nel modo di sentire che le attribuisci. Il tutto mentre sorseggi il tuo caffè, con le gambe calde dal contatto col termosifone.
Irène Némirovsky ci regala uno spaccato di mondo eterogeneo e completo, attraverso le parole del suo romanzo, che noi beatamente leggiamo nel calduccio dei nostri letti prima di addormentarci.
Il trionfo di questo romanzo, non è guardare il mondo da un oblò, ma avere la certezza che è rappresentato veramente tutto il mondo, tutte le sfumature possibili dell'umanità.
La distanza storica dal momento in cui viene scritto un libro, a volte ci rende incapaci di capire a pieno il contesto e le ragioni che muovono lo scrittore a volerne lasciare un ricordo; distanza che qua viene completamente annullata dalla sapiente mano di un'autrice estremamente lucida, se si tiene conto che scrisse quest'opera, nel momento stesso in cui viveva i drammi di cui tutti sappiamo l'entità.. e il finale soprattutto.
Non è a caso il rimando nel titolo alle Suite di Bach.
La Némirovsky concepisce fin dall'inizio il suo romanzo in termini di sinfonia musicale. Un ciclo sinfonico, il cui tema conduttore e collegamento, è l'eterno contrasto tra vincitori e vinti, ma ciascun “movimento”, che sia una fuga, che sia un allegro, che sia un andante, è dominato da una ricchezza espressiva senza pari, con una modulazione cromatica delle virtù e dei difetti, che rimanda senza sforzo ad altri personaggi, ad altre storie, ad altri drammi, e non per questo incoerente o contraddittorio. Pur vivendo la storia nel momento in cui la scrive, la scrittrice ne prende le distanze, e spiega le brutture della sua epoca, non attraverso descrizioni accurate di quanto succede veramente, ma attraverso il contrasto, facendoci capire esattamente come mai il buio si spiega con la luce e viceversa.
Il tema è tristemente noto, la Guerra, la sconvolgente Seconda Guerra Mondiale.
Ma ciò che c'è di veramente impressionante in questo libro, sono le pennellate che dipingono ad uno ad uno i personaggi di questa storia e di questa epoca, così lontani da noi nel tempo, ma estremamente vicini nell'esternazione di sentimenti che ci identificano e caratterizzano da sempre, e che tutti conosciamo, dal più abietto al più limpido e puro.
È un oceano di piccoli e grandi storie, puntellate da vergognose cadute in nome dei pregiudizi, e da elevazioni spirituali mosse a volte, solo dalla dignità. Non c'è attualità e non c'è storia.. è un unico grande movimento che ci accomuna tutti, sia coloro che sono stati immortalati attraverso la penna dell'autrice, sia coloro che leggono e che si ritrovano non in uno ma in tutti i personaggi.
Sarebbe bello pensare che il finale di questo romanzo, sia un finale aperto, e non un'opera incompiuta perché la scrittrice è stata deportata.
Eppure un finale c'è. Glielo attribuiamo noi, continuando a pensarci dopo che abbiamo chiuso il libro, e glielo attribuisce l'appendice finale, in cui vengono trascritte la corrispondenza epistolare della Némirovsky , dei suoi familiari e amici, e i suoi appunti a cornice del manoscritto.
Appunti bellissimi, che valgono quanto il libro, e ci illuminano su quanto lavoro ci sia dietro un manoscritto di questo genere, e quanta passione ci sia dietro la professione di uno scrittore che sia all'altezza dell'etichetta.
Ci sono libri che ricordano quei pomeriggi invernali in cui guardi la città piovosa, attraverso i vetri della finestra. Guardi le strade, e la gente ti sembra diversa. Uguale nella loro destinazione, ma diversa nel modo di sentire che le attribuisci. Il tutto mentre sorseggi il tuo caffè, con le gambe calde dal contatto col termosifone.
Irène Némirovsky ci regala uno spaccato di mondo eterogeneo e completo, attraverso le parole del suo romanzo, che noi beatamente leggiamo nel calduccio dei nostri letti prima di addormentarci.
Il trionfo di questo romanzo, non è guardare il mondo da un oblò, ma avere la certezza che è rappresentato veramente tutto il mondo, tutte le sfumature possibili dell'umanità.
La distanza storica dal momento in cui viene scritto un libro, a volte ci rende incapaci di capire a pieno il contesto e le ragioni che muovono lo scrittore a volerne lasciare un ricordo; distanza che qua viene completamente annullata dalla sapiente mano di un'autrice estremamente lucida, se si tiene conto che scrisse quest'opera, nel momento stesso in cui viveva i drammi di cui tutti sappiamo l'entità.. e il finale soprattutto.
Non è a caso il rimando nel titolo alle Suite di Bach.
La Némirovsky concepisce fin dall'inizio il suo romanzo in termini di sinfonia musicale. Un ciclo sinfonico, il cui tema conduttore e collegamento, è l'eterno contrasto tra vincitori e vinti, ma ciascun “movimento”, che sia una fuga, che sia un allegro, che sia un andante, è dominato da una ricchezza espressiva senza pari, con una modulazione cromatica delle virtù e dei difetti, che rimanda senza sforzo ad altri personaggi, ad altre storie, ad altri drammi, e non per questo incoerente o contraddittorio. Pur vivendo la storia nel momento in cui la scrive, la scrittrice ne prende le distanze, e spiega le brutture della sua epoca, non attraverso descrizioni accurate di quanto succede veramente, ma attraverso il contrasto, facendoci capire esattamente come mai il buio si spiega con la luce e viceversa.
Il tema è tristemente noto, la Guerra, la sconvolgente Seconda Guerra Mondiale.
Ma ciò che c'è di veramente impressionante in questo libro, sono le pennellate che dipingono ad uno ad uno i personaggi di questa storia e di questa epoca, così lontani da noi nel tempo, ma estremamente vicini nell'esternazione di sentimenti che ci identificano e caratterizzano da sempre, e che tutti conosciamo, dal più abietto al più limpido e puro.
È un oceano di piccoli e grandi storie, puntellate da vergognose cadute in nome dei pregiudizi, e da elevazioni spirituali mosse a volte, solo dalla dignità. Non c'è attualità e non c'è storia.. è un unico grande movimento che ci accomuna tutti, sia coloro che sono stati immortalati attraverso la penna dell'autrice, sia coloro che leggono e che si ritrovano non in uno ma in tutti i personaggi.
Sarebbe bello pensare che il finale di questo romanzo, sia un finale aperto, e non un'opera incompiuta perché la scrittrice è stata deportata.
Eppure un finale c'è. Glielo attribuiamo noi, continuando a pensarci dopo che abbiamo chiuso il libro, e glielo attribuisce l'appendice finale, in cui vengono trascritte la corrispondenza epistolare della Némirovsky , dei suoi familiari e amici, e i suoi appunti a cornice del manoscritto.
Appunti bellissimi, che valgono quanto il libro, e ci illuminano su quanto lavoro ci sia dietro un manoscritto di questo genere, e quanta passione ci sia dietro la professione di uno scrittore che sia all'altezza dell'etichetta.
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