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Che paese, l'America! by Frank McCourt

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5113047
's review
May 07, 11

bookshelves: letteratura-americana
Read from April 29 to May 07, 2011

Ci sono giornate eccezionali in cui la discussione di una poesia apre la porta a una luce bianca abbagliante e tutti capiscono i versi e capiscono di aver capito e quando la luce si smorza ci sorridiamo come viaggiatori al ritorno da un'avventura.

Con Frank McCourt accade esattamente lo stesso. Seguirlo per le strade di New York è come sbirciare in una stanza rimasta chiusa per decenni, lasciandovi entrare un fascio di luce.
Il suo passo incerto e goffo si fa più solido con il rincorrersi dei decenni, così come la sua parlata. Eppure Frank è sempre Frankie. C'è sempre la sua arguzia: scorre come una linfa nascosta agli occhi dell'interlocutore ma sulla pagina sfocia in riflessioni esilaranti. C'è sempre il suo racconto continuo che grazie all'essenzialità della punteggiatura dà l'impressione di scorrere, amalgamarsi, vivere. Forse questa è una delle caratteristiche che più amo della sua prosa: il saper raccontare gli altri come se raccontasse se stesso. L'uso del discorso indiretto, la totale assenza di virgolette con cui imprigionare i personaggi nei loro dialoghi, il fraseggio libero ma conciso: tutto si traduce in un gomitolo di vite che confluiscono nella stessa materia, la memoria e il cuore di Frankie. Sebbene l'autore si sia cimentato nell'autobiografia, il risultato è un'opera corale di straordinaria vivacità.

Sarebbe inutile ripercorrere la trama, non posso levarvi la delizia della lettura. Ciò che importa è sottolineare quanto questo libro possa essere fondamentale per un adolescente moderno. Io ho scoperto Frankie come si scopre un caro amico. Sarà perché aveva più o meno la mia età quando è arrivato a New York o che si è ritrovato a muovere i primi passi con la goffaggine che ritrovo in me nelle grandi occasioni della vita. Il momento in cui trovi il primo lavoro, la paura di fare una brutta impressione, l'ansia di non sentirti accettato per ciò che sei dalle persone delle quali desideri la stima. Anche il lettore grazie a Frank diventa un membro del coro. Ci sembra quasi di avvertire bruciore agli occhi e di sentire la morbidezza dei riccioli neri sulla testa.

Le ricchezze che si possono ricavare dalla lettura sono davvero infinite: dalle riflessioni sull'insensatezza del razzismo e su quanto possa essere pesante un'identità che si indossa con scomodità; dalle perplessità sull'amore a quelle sul sesso; dalle stoccate inflitte agli scioperi degli anni '60 alle sfuriate contro i continui lamenti delle classi agiate, incapaci di apprezzare la propria fortuna. Neri, bianchi, portoricani, irlandesi, italiani, giovani, donne di mezza età, padri e madri allo sbando e giunti al termine del loro percorso, ragazze innamorate della schematicità di una vita monotona, classi medio-alte imprigionate nei rituali della buona società: questi i personaggi che vorticano attorno a Frankie, che lo erodono come un vento a volte gentile, altre tumultuoso.

"Non avete voglia di scrivere della vostra vita per la generazione ventura?" Frankie, meno male che questa voglia ti è venuta.
E quando la luce si smorza ci sorridiamo come viaggiatori al ritorno da un'avventura.

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Reading Progress

04/29/2011 page 14
3.0% "Ritorniamo a Frankie e al suo tuffo nel sogno americano."
04/30/2011 page 30
7.0% "A messa ci andavamo perché non andarci è peccato mortale anche se verrebbe da chiedersi se non fosse un peccato ancora più grave dire per scherzo al vicino che se il prete non si sbrigava in chiesa ci morivano di sete."
05/01/2011 page 56
13.0% "Genette ha detto che la commedia non è altro che la tragedia vista di spalle. Mi torna in mente questa frase mentre vivo i primi mesi di Frankie a New York."
05/01/2011 page 78
18.0% "Io vorrei tanto rispondere [...]. Ma è inutile cercare di parlare con la gente carica di pacchetti, i figli per mano e i canti di Natale nelle orecchie perché stanno tutti tornando a casa in un bell'appartamento illuminato e sanno che, come disse il poeta, Dio è in cielo e va tutto bene nel mondo. - L'incomprensione non poteva essere resa con un'immagine migliore."
05/02/2011 page 118
27.0% "Un tesoro di pensieri dietro un muro di "matricola, nome, grado"."
05/02/2011 page 152
34.0% "La gente non capisce quant'è bello non avere l'asma. Se ne sta seduta a fare la lagna e a lamentarsi della vita ma intanto respira, respira bene e normale e lo dà per scontato."
05/02/2011 page 177
40.0% "E comunque mi sono stufato pure di essere irlandese. Quanto vorrei svegliarmi una mattina e non essere niente. - Fra le pagine, il dramma corale degli immigrati. Vengono guardati male, dentro di loro vorrebbero gridare che desiderano studiare come te, farsi una famiglia, divenire tuoi concittadini. C'è un continuo accozzare del "fuori" e "dentro"."
05/03/2011 page 194
44.0% "Il mondo umano è ancora un meccanismo basato sui clan. Se hai un piede fuori dal tuo insieme, vieni rifiutato da questo e dal mondo là fuori. Se sei uno scaricatore di porto non puoi studiare all'università, se sei bianco non puoi parlare coi neri, se sei irlandese non puoi essere americano nemmeno se sei nato in America. Meno male che esistono i trattini."
05/03/2011 page 226
51.0% "Annuire è come strizzare l'occhio al cavallo cieco."
05/04/2011 page 246
56.0% "Questo panino, questa birra sul molo con Horace mi rendono felice al punto che riesco solo a piangere dalla tristezza che c'è dentro e mi sento così scemo che vorrei tanto appoggiare la testa sulla sua spalla e Horace lo capisce perché si avvicina e mi mette un braccio intorno come se fossi suo figlio, tutti e due neri, bianchi o niente non importa [...]"
05/05/2011 page 312
71.0% "Non avete voglia di scrivere della vostra vita per la generazione ventura? - Come avrei voluto vedere Frank arrossire."
05/05/2011 page 346
78.0% "Frankie cresce, e con lui le sue parole."
05/07/2011 page 406
92.0% "I miei alunni no, loro non si sarebbero mai fatti fare il lavaggio del cervello. Nossignore, nessuno ci sarebbe mai riuscito. Nessuno li avrebbe mai fatti fessi così. Io gli recitai: Una Winston sa di buono come... e loro finirono lo slogan."

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Luana La tua recensione è, per me, emozionante.


Elisa Dovevo metterla da qualche parte l'emozione che mi ha suscitato il libro!


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