Luana's Reviews > Un cappello pieno di ciliege

Un cappello pieno di ciliege by Oriana Fallaci
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Feb 22, 2011

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Read from March 10 to April 05, 2013

"La ricerca si mutò in una saga da scrivere, una fiaba da ricostruire con la fantasia. Sì, fu a quel punto che la realtà prese a scivolare nell'immaginazione e il vero si unì all'inventabile poi all'inventato: l'uno complemento dell'altro, in una simbiosi tanto spontanea quanto inscindibile. E tutti quei nonni, nonne, arcavoli e arcavole, diventarono miei figli. Perché stavolta ero io a partorire loro."


Oriana Fallaci ha definito questo romanzo ‘il suo bambino’ e negli ultimi momenti prima di spegnersi la sua paura era quella di ‘abortirlo’. In effetti, non riuscì a portarlo a termine, la morte la portò via prima che riuscisse a giungere al punto della narrazione che aveva prefissato come fine, la morte, la rabbia, gli impegni sociali e processuali che la coinvolsero nell’ultima parte della sua vita in merito alla questione islamica e al rapporto di questa con gli Stati Uniti d’America, luogo che elesse a sua patria. Tuttavia, il fatto che sia un libro incompleto dal punto di vista dello svolgimento della trama, non lo rende un libro menomato, un libro leso, la chiusa è ideale anche così, il fermo immagine si punta infatti su uno dei personaggi più enigmatici e accattivanti dell’intera saga, come Oriana stessa ha definito questo suo ultimo risultato letterario. “Un cappello pieno di ciliegie” è la realizzazione di un progetto che credo possa essere coinvolgente per molti, quello di delineare la propria genealogia, andare indietro nel tempo attraverso archivi e documenti e testimonianze a rubare angoli di memoria che, in fondo, è anche la memoria propria; ricostruendo infatti il proprio albero genealogico, fornendolo di amori, rapporti, aspirazioni, morti, si ricostruisce il percorso che fa di una persona ciò che è, motivandone l’esistenza sulla terra. Così Oriana Fallaci è partita dal 1700 per arrivare alle soglie del Novecento, la parte della storia, la quarta parte, quella che non è riuscita a scrivere, riportando le vite di coloro che, per casi fortuiti, si sono lentamente incontrati e incrociati sino a dare la vita a lei. Come fu straordinaria lei, lo furono molti dei suoi antenati, dei suoi trisavoli, personaggi che si tennero a stretto contatto con la storia, sempre partecipi dei propri tempi attraverso la conquista della scrittura contro l’alfabetismo, della luce elettrica contro le vecchie forme di illuminazione, di nuove forme politiche delle quali furono protagonisti, eroi e vittime. Tutti questi elementi contribuiscono a rendere la storia affascinante, una storia di pettegolezzi tra intrighi amorosi e incontri desueti; tuttavia il ritmo è assai rallentato dalle troppe elencazioni storiche e geografiche, dagli excursus preziosi, ma talvolta troppo noiosi. Oriana mi vorrà perdonare se, nonostante lo sforzo intellettuale, ho comunque avuto momenti di pesantezza totale in cui il romanzo favolistico e incalzante si trasformava in un compendio di storia risorgimentale italiana, o di geografia delle prime linee ferroviarie americane. Va da sé che è molto ciò che ho acquisito, anche in termini di cultura, ma non posso non ammettere una certa fatica in alcuni passaggi. Questo non toglie che il libro che Oriana definì suo bambino sia un gran bel libro, di cui consiglio la lettura ai più curiosi e tenaci, e soprattutto a coloro che amano già Oriana.
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Reading Progress

03/11/2013 page 40
4.0% "La ricerca si mutò in una saga da scrivere, una fiaba da ricostruire con la fantasia. Sì, fu a quel punto che la realtà prese a scivolare nell'immaginazione e il vero si unì all'inventabile poi all'inventato: l'uno complemento dell'altro, in una simbiosi tanto spontanea quanto inscindibile. E tutti quei nonni, nonne, arcavoli e arcavole, diventarono miei figli. Perché stavolta ero io a partorire loro." 2 comments
03/12/2013 page 65
7.0% "Oltre alle braccia e alle gambe e al buon cuore avevo una testa. Pensavo. E siccome ho pensato parecchio, prima di morire voglio darvi un consiglio. Smettetela di pregare ogni cinque minuti e di lavorare ventiquattt'ore su ventiquattro. La vita è fatta anche di sorrisi. Divertitevi un poco. Sposatevi. E non piangete troppo. Piangere fa male agli occhi."
03/12/2013 page 93
10.0% ""Allora ditegli di venire alla fiera di Rosìa, il 22 maggio, e di cercarmi al banco dei tubi di decenza" eran state le parole della resa. "Lo aspetterò lì. E per farmi riconoscere porterò un cappello pieno di ciliege.""
03/13/2013 page 153
17.0% ""A settantasei anni me ne vado con un bel pentolin di saggezza e sapendo due cose: che non ho nulla da farmi perdonare da te e dal tuo Dio, e che costui non ha tempo per me. Né io per lui. " Poi disse: "Arrivo, Carlo, arrivo.""
03/15/2013 page 185
21.0% "L'odio è davvero un sentimento forte come l'amore. Quanto l'amore può davvero deviare i fiumi, muovere le montagne. E se nasce da una grossa ingiustizia, da un grosso dispiacere, può produrre miracoli che nemmeno l'amore conosce."
03/15/2013 page 210
24.0% "E forse Marìa Isabel Felipa non s'accorse che la vita è bella anche quando è brutta: una tale ammissione richiede una sorta di gratitudine che lei non aveva. La gratitudine per i nostri genitori e nonni e bisnonni e trisnonni e arcinonni, insomma per chi ci ha dato l'opportunità di vivere questa straordinaria e tremenda avventura che ha nome Esistenza."
03/15/2013 page 240
27.0% ""Io le femmine le frequento per una cosa sola. Non ho mai perso la testa per loro, fuorché a letto mi stanno antipatiche, e quelle oneste mi fanno paura.""
03/16/2013 page 300
34.0% ""Lo avete mai letto Dei delitti e delle pene del Beccaria, il libro che vi regalai con la dedica?"
Ma Francesco scosse la testa.
"Sor Mazzei," rispose "di delitti io ne ho commessi a quintali e di pene ne ho sofferte tante che non ho avuto né il bisogno né la voglia di leggere quelli e quelle del Beccaria.""
03/17/2013 page 352
40.0% "Con muto rimprovero gli occhi di Giovanni accarezzano il volto sfiorito dell'insostituibile donna che lo stregò quand'era un timido venticinquenne, e che nemmeno la guerra e la febbre politica e il trascorrer del tempo e le molte avventure cui s'è certo abbandonato han potuto strappargli dalla mente e dal cuore."
03/18/2013 page 400
46.0% "Non so arrendermi al fatto che per vivere si debba morire, che vivere e morire siano due aspetti della medesima realtà, l'uno necessario all'altro, l'uno conseguenza dell'altro. Non so piegarmi all'idea che la Vita sia un viaggio verso la Morte e nascere una condanna a morte. Eppure l'accetto. Mi inchino al suo potere illimitato e accesa da un cupo interesse la studio, la analizzo, la stuzzico." 2 comments
03/20/2013 page 484
56.0% "E aggiungo: manca un altro monumento nelle piazze di questa terra. Un monumento non meno congrue, non meno giusto, di quello che dovremmo erigere al Milite Deluso compagno e rivale del Milite Ignoto. Il monumento alle Marierose. Alle impavide donne che le guerre le fanno senza fucile, scappando sotto le bombe coi bambini in braccio. Alle eroiche mogli, alle epiche mamme che la battaglie le vincono lottando da sole."
03/22/2013 page 540
62.0% "Il guaio è che gli eroi non durano. Se non muoiono, metton su pancia come i fuoriusciti."
03/26/2013 page 616
71.0% "Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d'una ingiustizia che non t'aspettavi, d'un fallimento che non meritavi."
04/04/2013 page 694
80.0% "Gliene mancò il coraggio? Probabilmente sì. Il coraggio è una strana faccenda. Magari si scatena quando devi combatter gli indiani o sfidare a duello Joe lo Svelto, e svanisce quando devi chiedere scusa a qualcuno."

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