Tancredi's Reviews > L'uomo duplicato

L'uomo duplicato by José Saramago

by
4894181
's review
Jan 29, 11

bookshelves: strano-forte, portoghesi
Read in August, 2010

"Quanto più ti travestirai, tanto più assomiglierai a te stesso."

Ora che ho finito il mio primo romanzo di Saramago e mi tocca commentarlo, mi viene un'immediata ed inevitabile ansia da prestazione.

Cominciamo con il rispondere all'implicita domanda: perché solo quattro stellette? In effetti, se le meriterebbe tutte e cinque. Ma voglio arrivare al prossimo romanzo con la possibilità di essere stupito ancora di più, travolto ancora di più.

La seconda domanda implicita è: perché cominciare proprio da questo? Avrei potuto ascoltar il richiamo di altri celebri e controversi romanzi, ma ho preferito cominciare da uno più semplice ed abbordabile, per apprezzarne innanzitutto lo stile.
Ecco, lo stile.
Mille stellette soltanto per lo stile, per il linguaggio così ricco e raffinato, per l'ampio periodare, per la narrazione in terza persona al presente, per l'immensità del suo lessico, la molteplecità dei registri, ed il suo personalissimo flusso di coscienza che immischia tutto, narrazione, introspezioni e dialoghi. Picasso, si dice, con il suo cubismo ha voluto tornare a disegnare come disegna un bambino. Lo stesso fa Saramago: narra come narrerebbe un bambino, con dialoghi diretti liberi, con la narrazione al presente e la fissa terza persona, con improvvisi cambi di punto di vista e focalizzazione.
Ma davvero devo continuare a lodare lo stile di Saramago, a spiegare le ragioni del mio immediato amore, quando basta ricordare che s'è meritato il Nobel?
Ciò che rimane è, a questo punto, la trama, costruita sapientemente e magistralmente come solo un grande scrittore sa fare. Forse un po' troppo costruita, a ben vedere, un po' troppo artificiosa e ad effetto, come il (comunque bellissimo) finale a sorpresa; artificiosità compensata, però, dalla spontaneità e dalla finezza dell'introspezione del (doppio) protagonista.
E poi ci sono le digressioni, le affermazioni talvolta lapidarie, tutte quelle squisite disquisizioni sull'io, sull'identità, il continuo gioco del doppio (perché non è altro che un meraviglioso gioco letterario)...

Tutto questo in un romanzo di sole 270 pagine.

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