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L'età indecente by Marida Lombardo Pijola
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4894181
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Jan 29, 11

bookshelves: giornalismo, teens, italiani
Read in November, 2009

Parlare di questo libro non sarà facile, per mille e più ragioni. Apparentemente è un romanzo a due voci: una madre ed un figlio si raccontano, rivelando una tremenda storia familiare difficile da immaginare, eppure reale. Forse pure troppo: che amarezza, che profonda amarezza. L'autrice parla di età indecente, ma è tutto indecente. Tutti i personaggi, almeno per buona parte della storia, sono tutti assolutamente negativi.
Dal romanzo, però, emerge a chiare lettere l'intento educativo. L'autrice ha preferito eliminare qualunque taglio da documentario, puntando sulla narrazione da romanzo, però l'effetto è quello di evidenziarne le assurde forzature. Non dico che una storia come quella raccontata sia distante dal reale, dico solo che... è eccessivo. Per non parlare del magico finale. Decisamente troppo surreale.

Il problema, a ben vedere, è proprio questo. Il documentario-denuncia sui gggiovani d'oggi (che ha fatto urlare d'ira il mio adolescente interiore - altro che Pascoli col suo fanciullino!) cozza violentemente con la storia raccontata. E più si cerca di puntare sulla morale educativa, più le forzature stridono, fino a soffocare i pregi della scrittura dell'autrice.
Non si può negarlo: l'autrice ha una scrittura meravigliosa. Così ricca, emotiva, intensa, ha uno stile che conosce insieme virtuosismi e sperimentalismo. Ci sono anche certe scelte azzeccate: come gli attacchi di nientite, di cui soffre il figlio, un'idea azzeccata. C'è un continuo parlare del nulla, della sensazione del vuoto assoluto nella vita. Affatto forzato, questo.

Volendolo giudicare in quanto romanzo e basta, gli darei pertanto due stelline. A media tra la bellezza stilistica e la surrealità di certe situazioni (finale soprattutto).
Volendolo giudicare in quanto documentario-denuncia dall'intento educativo, gli darei anche due stelline soltanto. Non si può non apprezzare il gesto dell'autrice, che si è calata in un mondo difficilissimo. Ma ci sono aspetti che non vanno molto bene. Il problematico figlio, Niccolò, non sembra un adolescente, ma l'adolescente per antonomasia. Altra cosa, la caratterizzazione giovanile è fin troppo localizzata. Niccolò parla in romano, si riempie la bocca di parole del gergo giovanile romano. Sua madre non lo capisce e francamente nemmeno io. C'è poi un' eccessiva attenzione alla tecnologia: come se parlare di blog facebook e quant'altro possa bastare. Insomma, io non so fino a che punto sarebbe utile farlo a leggere ad un quattordicenne. Alla madre del quattordicenne, forse, sì.

Tentiamo un giudizio conclusivo, và. Il libro brilla per lo stile, per la caratterizzazione dei personaggi (l'amica sempre presente, Cammilla, è davvero un gran personaggio), ma salgono fin troppo all'occhio certi aspetti, certe scelte che potevano essere evitate (un'altra? La madre parla troppo con citazioni. Non è possibile!!!!!). E', soprattutto, un libro che mi ha un po' messo a disagio. Immagino sia una sensazione condivisa. Pertanto, due stelline e buonanotte.

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