Tancredi's Reviews > Il ritorno delle furie

Il ritorno delle furie by Richard K. Morgan

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4894181
's review
Jan 29, 11

bookshelves: preferiti, sci-fi, inglesi
Read in September, 2009

Terzo e conclusivo episodio della serie di Takeshi Kovacs. Morgan non delude: tutte le caratteristiche di questa serie di romanzi di pura azione sci-fi ritornano, senza mai annoiare. E non mancano le novità.
Questa volta l'antieroe Kovacs se la deve vedere con un problematico ritorno a casa: un mondo completamente cambiato e quasi estraneo, una potente oligarchia locale appoggiata dalla yakuza, la ricerca di una vendetta ferocissima, l'amore (sempre trattenuto, sempre soffocato, evitato) verso una donna che ospita nel suo cervello la copia della coscienza di una rivoluzionaria morta trecento anni prima... e soprattutto, se la deve vedere con se stesso: con una copia molto più giovane (e più inferocita) di se stesso, assoldato dalla yakuza.
Come ho già detto per i due capitoli precedenti, ciò che colpisce di Morgan è innanzitutto lo stile della narrazione, frenetica e vivida: ottima per un film. Tutte le lodi vengono qui riconfermate senza batter ciglio.
Ma c'è di più. C'è, finalmente, una caratterizzazione totale del protagonista: che attraverso lo scontro col se stesso passato, in un mondo che gli ricorda la triste infanzia, sfoga e rivela tutto il suo inconscio. Graziosi, e caratteristici, sono i dialoghi interiori a botta e risposta.
Non mancano poi occasioni per fare un po' di critica: se nel primo libro ce l'aveva con i cattolici, questa volta Morgan se la prende con gli islamici. Ovvero, c'è un continuo riferimento ad un nuovo ordine religioso (la Nuova Rivelazione), che ha come caratteristica principale una fortissima autorità maschile, la totale subordinazione delle donne (compare pure il burqa!), e persino la poligamia. E tra un attentato e l'altro Kovacs trova pure il tempo di dire la sua: del resto, sono proprio i "barba" (gli adepti della Nuova Rivelazione) che hanno scatenato la sua sete di vendetta.
La trama è originalissima, su questo non c'è dubbio, forse un po' troppo caotica. Per un buon terzo del libro, non si riesce a capire affatto che diamine sta succedendo. Ma poi, poco a poco, tutto diviene chiaro.
E arriviamo a questo punto a lei, alla pazza rivoluzionaria magicamente ritornata in vita dopo trecento anni: Quellcrist Falconer. Se "Bay City" è un romanzo fantascientifico-noir, e "Angeli spezzati" è una archeol-militar-space opera, "Il ritorno delle furie" è decisamente un romanzo politico. Tutta la trama, più che sulla vendetta personale del protagonista, è incentrata sulle conseguenze che avrà il risveglio della rivoluzionaria: una nuova rivoluzione, una nuova guerra civile? Utile o inutile? I personaggi si schierano e ben presto si dà avvio ad un dibattito finemente politico che si snoda lungo tutto il romanzo. C'è da dire che Morgan sa benissimo di quel che parla: ha, alle sue spalle, una specializzazione in storia e una notevole esperienza accademica. Kovavcs è un po' il suo portavoce: eternamente disilluso, è attratto da Quellcrist, ma vuole scongiurare una nuova inutile e disastrosa rivoluzione, che non porterà da nessuna parte. Che è un po' quel che disse esplicitamente l'autore:
<<la società è sempre stata e sarà sempre un sistema per la strumentalizzazione e l’oppressione della maggioranza attraverso metodi di potere politico dettati da un élite, attuati da criminali con o senza uniforme, e sorretti dall’intenzionale ignoranza e stupidità della maggioranza stessa oppressa dal sistema>>.
Ed è così Harlan's world: un'oligarchia locale (le Prime Famiglie), sorretta da potenti criminali arricchiti (la yakuza), e giustificata da una maggioranza instupidita, che rinuncia all'onere di dover pensare col proprio cervello, rimettendosi nelle mani dei potenti.
Insomma: siete sicuri che sia solo un romanzo di fantascienza?

Peccato sia l'ultimo della serie. L'epilogo è aperto: il bello deve ancora venire.

P.S. nota finale: sorprendentemente, il mio plauso va all'edizione italiana. Caso più unico che raro, la traduzione è veramente all'altezza.


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