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Hot Kid by Elmore Leonard
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4718159
's review
Dec 29, 2010

it was amazing
Read in December, 2009

WM1: Se vi sono piaciuti The Ghost of Tom Joad di Bruce Springsteen e Fratello, dove sei? di Joel e Ethan Coen, amerete Hot Kid di Elmore Leonard (Einaudi Stile Libero, pp.314, euro 14,50).
Piaciuta la proposizione condizionale? Bene, eccone subito un'altra*: chi subisce il fascino degli anni Trenta americani (la Depressione, le ballads di Woody Guthrie, gli hoboes a bordo dei treni-merci, le lotte del movimento operaio americano, il neonato FBI che dà la caccia a John Dillinger, Warren Beatty e Faye Dunaway crivellati di colpi nella scena finale di Bonnie & Clyde...) troverà in queste pagine l'intero scenario, riallestito con precisione addirittura ubriacante, eppure senza alcuna pedanteria.
Hot Kid, briosamente tradotto da Luca Conti, è il quarantesimo romanzo di Leonard, classe 1925, autore di western e crime novels la cui longevità artistica seguita a stupire. Leonard, attento osservatore dei costumi americani e tessitore di dialoghi sopraffini e iperreali, è uno degli scrittori più opzionati da Hollywood (non si contano gli adattamenti cinematografici di suoi romanzi, a partire dal celebre Quel treno per Yuma, del 1956) e non si può dire non sia stimato dai colleghi: Martin Amis lo ha definito "il Dickens di Detroit", e Stephen King gli ha reso espliciti omaggi in almeno due libri, Mucchio d'ossa e On Writing.
Qui è Leonard a rendere omaggio a uno dei suoi autori preferiti, John Steinbeck, o quantomeno a muoversi dentro il suo mondo. Hot Kid si svolge negli anni Trenta, l'epoca di Furore, epopea di miseria, solidarietà e lotta per la sopravvivenza, romanzo-supernova che da decenni continua a esplodere e illuminare la cultura degli States. Non solo: Hot Kid si svolge in Oklahoma, proprio lo stato di Tom Joad, protagonista di Furore e "spettro" che riappare nei momenti di crisi della coscienza americana.
I Thirties sono un luogo della mente, un fascio vibrante di miti. Leonard li cita, inanella e attraversa tutti quanti, seguendo da un lato gli exploit di Carl Webster (il "ragazzo sensazione" del titolo), giovane marshal cacciatore di banditi, e dall'altro la carriera professionale di Tony Antonelli, reporter della rivista True Detective. Quest'ultimo ha l'evidente ruolo di rapsodo e nei momenti-chiave attacca una sorta di "Cantami, o Diva". Grazie ad Antonelli, Leonard recupera e ricrea il linguaggio a tinte forti del giornalismo popolare americano, non soltanto per irriderlo e omaggiarlo, ma soprattutto per creare effetti di distanza e profondità, mostrarci come anche un episodio banale possa divenire una piccola leggenda.
Come non pensare al già citato film dei fratelli Coen, Fratello, dove sei?, dove si riambientava l'Odissea negli anni della Depressione, e per quel viatico mitologico passavano ed entravano in scena personaggi divenuti archetipi, dal bluesman Robert Johnson che vendette l'anima al Diavolo al bandito George "Baby Face" Nelson che detesta il soprannome affibbiatogli dai giornali.
En passant: anche in Italia, da un po' di tempo, si tenta un revival degli anni Trenta e dei loro miti. I nostri anni Trenta, purtroppo. Non si contano le vie e piazze intitolate di recente a gerarchi del Ventennio o criminali della guerra d'Abissinia. A Springsteen appare il fantasma di Tom Joad, a noi quello di Farinacci. Pazienza.
[La recensione prosegue qui:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropau…
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