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Pastorale Americana by Philip Roth

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's review
Nov 21, 10

Read in July, 2010

...e per quanto tu faccia per avvolgerti e scaldarti resta sempre qualche zona scoperta, alla mercé dell'imprevisto.
E la vita è incredibilmente abile nello scovarti anche negli recessi più dimenticati, anche se ti sei nascosto in una bella e solida casa sperduta nello sconfinato orizzonte della sconfinata provincia americana.

E' interessante il rapporto tra americani e conformismo: nazione giovane, geneticamente multirazziale, che negli anni zero, grazie ad un'incredibile capacità di mobilità sociale, consente ad un giovane di colore - non abbiente se non decisamente povero - di raggiungere la carica di presidente.
A ben vedere quello che comunemente si definisce come“sogno americano” non è altro che mobilità sociale.

Ma se vuoi essere un vero americano _ negli anni 50 come negli anni zero_ devi immolare un numero infinito di candide giovenche sull'altare del conformismo.
Innanzitutto è necessario omologarsi al pensiero dominante. Far tacere ogni forma di dialogo interiore e porsi poche domande. Non guasta saper mentire a sé stessi fino al punto di essere convinti di non mentire. E portarsi dietro un incredibile armamentario di gingilli: amicizie anaffettive e strumentali, bella casa con moglie decorativa, un pingue conto in banca, magari un enorme camino e qualche vacca.
E quando sei giunto alla mèta e pensi di essere ormai al sicuro, di aver calcolato tutto, previsto tutto, chiuso nel tuo guscio in compagnia delle tue certezze; ecco che la vita ti dimostra che calcolare, prevedere e chiudere non è decisamente la tattica vincente per affrontare questo mondo. Gli antichi greci, maestri nel cantare e declinare all'infinito gli alti e bassi dell'esistere, lo chiamavano fato e per scongiurarlo si affidavano a una delle loro bizzose divinità.
Ma già Virgilio avvisava che anche le preghiere potevano rivelarsi inutili: “Desine fata deum flecti sperare precando”

Il protagonista della pastorale americana in effetti non è Seymour Levov e la sua tenacia nel perseguire il sogno americano quanto il fato che non bussa prima di entrare e che non dà spiegazioni sulle strade oscure del suo operato.
E che costringe il povero Seymour, figlio di una società determinista come quella americana, a ripassare la sua vita al microscopio, ad analizzarla momento dopo momento, per trovare anche un solo indizio che lo aiuti a capire dove ha sbagliato, quando ha abbassato la guardia consentendo all'imprevisto di irrompere e, letteralmente, deflagrare nella sua vita.

Venti dopo gli avvenimenti narrati nella “Pastorale” (ma venti anni prima che Roth scrivesse questo libro) David Byrne, astruso e geniale frontman dei Talking Heads, uomo dotato di un corpo che sembra fuggito da una tela cubista, scriveva in un brano vagamente esistenzialista e molto pop culture:
And you may ask yourself
What is that beautiful house?
And you may ask yourself
Where does that highway go?
And you may ask yourself
Am I right?...Am I wrong?
And you may tell yourself
My god!...What have I done?



Un saluto cordiale a P. Roth che anche quest'anno non è riuscito ad aggiudicarsi il Nobel.


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