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Monsieur Teste by Paul Valéry
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Nov 16, 10

bookshelves: l, francese

Teste, testis, testimone. Colui che è presente alla relazione tra l'occhio e l'Io, tra l'Io e se stesso. Novello Cartesio, al cogito, ergo sum Valéry sostituisce un personale e razionale non sum, cogito. Teste è in posizione di terzo - osservatore - sorta di "Io dell'Io".
L'opera di decostruzione che Valéry applica all'uomo tramite Teste risponde al suo chiedersi que peut un homme?. Valéry definisce Teste apostolo intimo della consciousness... un mistico e un fisico della self-conscience, pura e applicata.

Bisogna entrare in se stessi armati fino ai denti

pensa Teste. Egli si vede nel'atto medesimo del vedere, si pensa pensare.

Tu sei pieno di segreti che chiami Io.
Tu sei la voce del tuo ignoto.

E cos'è l'ignoto se non il caotico contenitore di ciò che è in potenza, sacca del più generale possibilie?

Tutto quello che io faccio e penso è solo prova del mio possibile. L'uomo è più generale della sua vita e dei suoi atti [...] il mio possibile non mi abbandona mai.

Ecco allora emergere il limite che Teste rappresenta, dominato com'è dal pensiero di tutto ciò che può: egli è allegoria della coscienza, il pensatore, colui che

è fuori dal mondo, occhio-frontiera tra l'essere e il non essere.

Questa continua tensione non si risolve in un porto di tranquillità: il pensatore è un agonizzante, eternamente concentrato nell'attesa dell'istante che possa svelare il rapporto tra essere e non essere, l'istante supremo dell'annullamento dell'Io nella morte.

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