Warm Bodies mi ha finalmente fatto capire il senso dell'etichetta Young Adult.
Un libro che parla agli adolescenti di adolescenti senza grandi morali...moreWarm Bodies mi ha finalmente fatto capire il senso dell'etichetta Young Adult.
Un libro che parla agli adolescenti di adolescenti senza grandi morali nel cappello, mettendo i propri giovani personaggi di fronte a tematiche forti come il sesso, la depressione, la morte, la malattia, senza mitigarne la drammaticità, ma sempre con tatto e una nota di speranza.
Anche chi adolescente non lo è può goderne della lettura che, pur essendo sostanzialmente un rifacimento in chiave zombie dell'immortale R(omeo) e Julie(t), cela qua e là riflessioni e soluzioni tutt'altro che banali. Il punto è che, almeno per me, è risultato chiarissimo fin da subito che questo libro sussurrava risposte e consigli a un pubblico che con i grandi temi esistenziali sopra citati non ha ancora grande dimestichezza, o forse ne è rimasto ferito da un unico, drammatico scontro.
Notevole la descrizione del funzionamento della società zombie, più debole la parte finale di redenzione della piaga Z dove, appunto, avrei preferito un approccio più adulto. Rimane comunque un buon libro, sorprendentemente coeso considerando la voluta frammentarietà della descrizione della nascita, diffusione e fine (?) della piaga degli zombie.
Non si merita il film che hanno realizzato, per niente. (less)
Pur riconoscendo la bravura dello scrittore, a volte con i libri non entri proprio in sintonia, rimanendo lì a leggerne la storia senza esserne partec...morePur riconoscendo la bravura dello scrittore, a volte con i libri non entri proprio in sintonia, rimanendo lì a leggerne la storia senza esserne partecipe, mero voyeur disinteressato. Io e De Silva ci siamo mancati del tutto. Nessun contatto.
Buffo, ho provato più lontananza dal sentito del racconto breve di un mio connazionale che non dalle opere di autori lontani letteralmente migliaia di miglia dal mio Paese e dalla mia cultura.(less)
Riconosco alla Nothomb una potenza espressiva nelle scelte lessicali e nella costruzione dei personaggi pari alle sue granitiche convinzioni su vita,...moreRiconosco alla Nothomb una potenza espressiva nelle scelte lessicali e nella costruzione dei personaggi pari alle sue granitiche convinzioni su vita, amore e società, che ancora una volta tornano in superficie grazie all'ennesima eroina dotata di grande carisma e forza interiore.
Tuttavia l'autrice è un po' troppo convinta della struttura narrativa, finendo per ripeterla di volta in volta e rendendo la lettura dei suoi nuovi romanzi quasi un doppione. Basta leggere un paio dei suoi racconti lunghi (esagero?) per sentirne l'eco nel resto della sua tutt'altro che sparuta proporzione.
Per rimanere nella sua stessa metafora, "Barbablù" sarà anche una sfumatura particolarmente ricercata di giallo, ma negli anni l'autrice ha esplorato ogni possibile nuance dello stesso colore, tanto da rendere banale e indistinta questa sua nuova fatica, immersa nella medesima palette cromatica.(less)
Il libro in sè possiede della qualità (sa essere interessante, ha un buon ritmo) ma non fa decisamente per me.
Per me infatti non è concepibile scrive...moreIl libro in sè possiede della qualità (sa essere interessante, ha un buon ritmo) ma non fa decisamente per me.
Per me infatti non è concepibile scrivere una sorta di space opera con pesanti incursioni nel genere militare, con un dichiarato rimando a "Fanteria dello Spazio" di Heinlein, non aggiornandone lo stile e l'approccio alle questioni etiche al nuovo millennio. Se infatti una certa piattezza psicologica dei personaggi, un'impressione persistente di onnipotenza e solo una flebile vocina di singulto etico (affidata peraltro a due personaggi veramente idioti, che si meritano ampiamente la brutta fine che fanno) posso accettarle da Heinlein e dal contesto socio-politico in cui viveva, da chi dovrebbe ben conoscere le conseguenze di quel pensiero non posso proprio farlo. Sembra quasi innaturale questa mancanza di prospettiva morale nel protagonista John Perry, ancor di più considerando che l'autore stesso si dice anni luce lontano dal pensiero filo-militarista che permea l'azione delle FDC (forze di difesa coloniale).
L'idea di fondo rimane comunque avvicente; non è da tutti mettere al centro della storia un gruppo di 75enni che lasciano per sempre la terra, reclutati per difendere i coloni umani nelle altre galassie attraverso il trasferimento delle loro coscienze umane in corpi ibridati a genomi alieni e altamente efficienti. La portata dell'idea viene un po' vanificata dalla marginalità del fattore "anziano" in personaggi che suonano solo raramente come tali. Anche la componente tecnologica futuristica è allettante sì (e correlata dalla solita spiegazione del solito personaggio con la solita laurea in fisica), ma forse un po' troppo "classica" nei suoi risultati, che di fatto sono il salto interstellare, un computer incorporato nel cervello e un corpo potenziato con genomi alieni.
Consigliato a chi cerca il degno erede di cerca fantascienza '50/'60 che faceva dell'azione (militare) e dello stile scorrevole il suo punto di forza.
L'edizione italiana non sembra soffrire di gravi problemi di traduzione (anche se qua e là qualche punto con poco senso c'è), ma purtroppo mi tocca segnalare che ad una decina di frasi manca la parte finale. Il punto sopraggiunge prima che la frase sia conclusa e non c'è modo di capire che senso avesse in originale. Piuttosto irritante. (less)
L'edizione a colori è sicuramente più accattivante alla vista e rende la consultazione ancora più rapida ed intuitiva.
La riorganizzazione grafica evid...moreL'edizione a colori è sicuramente più accattivante alla vista e rende la consultazione ancora più rapida ed intuitiva.
La riorganizzazione grafica evidenzia però anche dei difetti. Il primo è l'assenza della mappa pieghevole presente nelle edizioni precedenti, di cui si sente ancor di più la mancanza considerando che nelle cartine "zona per zona" a fine volume la maggior parte delle vie appare senza alcuna denominazione.
Il secondo è che se ora la guida appare più ordinata e gradevole, la nuova grafica fighetta influisce su una riduzione dei contenuti effettivi della guida. Perciò la guida è esaustiva solo nel caso programmiate una visita "toccata e fuga" ai luoghi più noti e turistici della città. In caso contrario, se la vostra visita vuole essere più curata, è necessario integrare le informazioni (anche quelle riguardo i luoghi "da non perdere") con ricerche preventive su internet o con l'ausilio di una seconda guida.
"La Città & la Città" comincia come un'innocua detective story con una spruzzata di "what if" fanta-storico, ma solo a volume concluso vi renderet...more"La Città & la Città" comincia come un'innocua detective story con una spruzzata di "what if" fanta-storico, ma solo a volume concluso vi renderete conto che si tratta di uno straordinario racconto di città, che si intersecano e si sovrappongono ben oltre le rigide regole che dettano la vita di Borlù e dei suoi colleghi nella città attigua e opposta. Uomini e donne costretti in un continuo balletto di contatto e successiva "disvisione", un unico territorio che gli abitanti percepiscono come ineluttabilmente diviso, edificio dopo edificio, vicolo dopo vicolo, e che si impegnano ad ignorare costantemente, pena la Violazione.
I contorni storico-geografici del come, del perché e del quando questa forzatura urbana sia andata a formarsi sono volutamente indistinti, perché Miéville è impegnato a calibrare la progressiva esplorazione del lettore nelle due città e nel sogno mitologico di una loro genesi unitaria, Orciny. Lo scrittore però non mostra il luogo fisico, bensì abitua il lettore a vedere e disvedere i contorni della sua creatura. Si parte col dubbio che le due città siano effettivamente divise da qualcosa di più fisico della disperata volontà dei loro abitanti di renderle tali e si arriva a respirarne così a fondo l'essenza da percepire il finale della storia del detective Borlù come l'unica scelta possibile per chi ha compreso la natura di entrambe le facce dello stesso luogo, unite e divise al contempo.
Poi c'è il cadavere di una ragazza che chiede giustizia, un assassino da scovare, una macchinazione più grande attraverso cui acciuffarlo. Il tutto però in un tono dimesso e una fattura tutto sommato mediocre, perché si tratta di un artificio, il mezzo con cui permettervi di chiudere il libro e sentire nostalgia di entrambe le Città, perché ormai le avete visitate e vissute, cambiando irrimediabilmente la vostra forma mentis letteraria.
"La Città e la Città" è uno di quei libri che durante la lettura si rivelano buoni racconti di ottima fattura, ma diventano speciali solo una volta finiti, solo per chi anche a distanza di tempo si volta indietro, li richiama alla mente e ne apprezza l'essenza. Nel mio caso la stima attuale è ben superiore alle tre stelline date a caldo, ma sono sicura che questa crescita sia concimata dal mio percorso di studi e dai miei gusti letterari in generale.
Come per ogni altra città, Beszél/Ul Qoma/Orciny la potete comprendere solo visitandola. Vivendo di un'esistenza prettamente cartaceo-elettronica, sarà raggiungibile non appena lo vorrete. Consideratela una destinazione possibile del vostro vagare letterario, pensateci su e inseritela nel vostro orizzonte. Prima o poi forse la vostra curiosità vi potrebbe condurre anche laggiù.(less)
Ai sopravvissuti di "The Steel Remains"* e solo a loro, perché pur essendo meglio condotto e concluso del suo predecessore (anche se ben più dilatato n...moreAi sopravvissuti di "The Steel Remains"* e solo a loro, perché pur essendo meglio condotto e concluso del suo predecessore (anche se ben più dilatato nella parte centrale), "The Cold Commands" è intrinsecamente e irrimediabilmente un ponte verso il finale della trilogia, ponte visibile* e attraversabile solo per chi è già stato guidato nel mondo violento e crudele di Ringil Eskiath.
A tutti voi, se il primo capitolo della trilogia vi è piaciuto, non esitate a leggere il secondo, non fatevi intimorire: la struttura è la medesima, ma gli archi narrativi di Ringil, Archeth e Egar, dopo un momento di dubbio e scoramento, corrono verso un finale rutilante, coinvolgente, in un crescendo psicologico e narrativo da mozzarvi il fiato in gola, in attesa di girare la pagina e arrivare alla momentanea fine.
Se invece eravate rimasti freddi e/o scandalizzati dal primo tomo, lasciate stare: le tematiche più approfondite, i personaggi evoluti fino a diventare indimenticabili e un finale che porta a un punto di svolta l'intera vicenda (risolvendone incoerenze e fornendo risposte) rimangono sulla falsa riga di quanto già visto: violenza, scene di sesso esplicite, omosessualità, forte critica anticlericale.
Se avete passato indenni il primo tomo, fidatevi, nonostante qualche lungaggine centrale, non vi pentirete di passare altro tempo in compagnia dell'unico e imitabile faggot dragonbane hero. (*) riferimenti tutti rigorosamente intended(less)
Esordio come scrittrice e giallista della celeberrima "Queen of Crime" e di uno dei suoi personaggi più celebri, Hercule Poirot (accompagnato da Hasti...moreEsordio come scrittrice e giallista della celeberrima "Queen of Crime" e di uno dei suoi personaggi più celebri, Hercule Poirot (accompagnato da Hastings e dall'ispettore Japp), si tratta di un buon libro e un buon giallo.
Il caso in sè è un buon compromesso tra un'intrigante mistero e un "toto assissino" in cui tutti gli indiziati non vengono scagionati del tutto fino alla conclusione, mantenendo il lettore sulle spine. Alimenta dubbio e tensione fino alla soluzione finale, soffrendo però la mancanza della teatrale riunione dei sospettati tipica di quel vanitoso di Poirot.
Risente fortemente di un'impostazione alla Sherlock Holmes, con quel fessacchiotto di Hasting come voce narrante, con la profonda differenza che Poirot e Hastings sono evidentemente la versione etero e galante di Holmes e Watson.
Purtroppo soffre il confronto con i capolavori successivi dell'autrice, rimanendo un bel giallo ma inferiore ad altri con protagonista Poirot. Sicuramente anche lo sfruttamento (allora inimmaginabile) del genere investigativo lo rendono meno dirompente di quanto doveva essere per i lettori di un tempo.
Per essere un libro nato da una scommessa tra sorelle però nasconde meccanismi parecchio elaborati, notevoli per un esordiente, anche se non ancora millimetrici. Per esempio il rischioso "gioco di processi" che Poirot decide di mettere in atto per raggiungere i suoi scopi è davvero raffinato. Inoltre un escamotage oggi quasi banale, quello dello sfruttamento dell'impossibilità del doppio processo per un medesimo reato nel mondo legale anglosassone, allora era un elemento del tutto inedito (e suscitò ben più di una critica in quanto "inverosimile")
Tranquillamente leggibile in inglese (nonostante qualche forma un po' datata) anche dai principianti(less)
Parte come un buon libro e ci mette quasi una cinquantina di pagine a diventare un buon libro riconoscibilmente scritto dall'autrice di "Il Tempo è un...moreParte come un buon libro e ci mette quasi una cinquantina di pagine a diventare un buon libro riconoscibilmente scritto dall'autrice di "Il Tempo è un bastardo", di cui soffre inevitabilmente il paragone.
Il talento è già tutto lì, ma meno condensato, vittima di una capacità ancora non del tutto affinata di sacrificare l'accessorio e di maneggiare la costruzione narrativa saltellando dal punto di vista di un personaggio all'altro. Così Charlotte riesce a mantenere lo status di protagonista e la Egan gestisce con qualche sbavatura un numero di personaggi molto inferiore al libro che le ha fatto vincere il Pulitzer.
Questo non vuol dire che non sia un libro più che meritevole della vostra attenzione, soprattutto considerando che la sua lunga gestazione e la sua pubblicazione risalente a più di un decennio fa (2001) hanno permesso alla realtà di confermare la visionarietà profetica dell'autrice, in grado non solo di cogliere i segnali di un malessere orientale nei confronti dell'Occidente ma anche di profetizzare quale simbolo del capitalismo sarebbe stato colpito (le Torri Gemelle).
L'aspetto più affascinante quando si parla del versante fantascientifico di "Guardami" è però l'estrema consapevolezza con cui Jennifer Egan riesce a cogliere appieno la finzione generata dalla ossessiva ricreazione della vita reale sui social network, proprio negli anni in cui nasceva il più famoso e controverso esempio degli stessi. Egan coglie appieno quanto la creazione e fruzione di sè in Rete sia frutto di una elaboratissima rielaborazione bugiarda del vero e incarna questo concetto fisicamente, nel volto della modella Charlotte, devastato in un incidente e poi ricostruito così radicalmente da farle perdere la propria identità.
Veramente bello, pieno di spunti di riflessione, ma inframezzato da molto più "altro" rispetto a "Il tempo è un bastardo", che rimane la scelta prioritaria nel caso vogliate provare qualcosa dell'autrice. (less)
Non dovrei nemmeno tentare di dare un giudizio a questo libro, dato che il mio amore smisurato per il film del 1974 (che ho visto e rivisto decine di...moreNon dovrei nemmeno tentare di dare un giudizio a questo libro, dato che il mio amore smisurato per il film del 1974 (che ho visto e rivisto decine di volte) rende la lettura un piacere smisurato. Conoscendo a menadito personaggi, fatti e dinamica dell'omicidio, posso godermi sfumature e ammiccatine e giocare al gioco delle differenze.
Tuttavia credo che sia una lettura assolutamente consigliabile anche per chi non ha mai visto la pellicola, per una serie di motivi:
-L'elegante scrittura di Agatha Christie. Nonostante l'intreccio sia particolarmente complesso, il suo procedere metodico, la sottolineatura mai pedante dei particolari e gli spiegoni sistematici di Poirot permetteranno a tutti di comprendere il caso nella sua interezza.
-La caratterizzazione dei personaggi, qui più che altrove incentrata sulla nazionalità e classe di appartenenza. Nonostante di fondo riproponga consolidati luoghi comuni, è bello vedere come anche i britannici siano bonariamente presi in giro per il loro atteggiamento, così come il resto degli occupanti del vagone Instanbul-Calais. Inoltre affermazioni categoriche quali "He's Britisher [...] He's a low opinion of Americans and no opinion at all of any other nationality" restituiscono al meglio lo spirito del tempo.
-A differenza di altri celebrati rompicapo della Christie, in questo caso il lettore può veramente adottare il metodo di Poirot: "to solve a case a man has only to lie back in his chair and think". Come in altri titoli famosi (tipo "La Serie Infernale" e "Dieci Piccoli Indiani")la risoluzione è molto al di là del semplice assassino tra i possibili sospetti, ma stavolta la scrittrice non bara. Il lettore ha veramente tutti gli elementi per provare ad allenare le proprie celluline grigie, non si bara imbastendo un caso spettacolare ma senza fornire al lettore gli elementi per risolverlo (sì, mi irrita un po').
Queste nuove edizioni della Harper Collins hanno una grafica curatissima ed essenziale, che personalmente adoro. In quanto alla lettura in lingua originale, notoriamente i casi della Christie sono un ottimo modo non solo per imparare a leggere in inglese, ma anche in qualsiasi altra lingua siano stati tradotti.
Rimango perplessa circa l'utilità di questo libriccino: troppo stringato per fornire nuove informazioni a chi ha già avuto modo di approfondire i rapp...moreRimango perplessa circa l'utilità di questo libriccino: troppo stringato per fornire nuove informazioni a chi ha già avuto modo di approfondire i rapporti diplomatici ed economici tra Cina e Giappone e, a maggior ragione, troppo striminzito a chi deve ancora farsi un'idea generale sull'argomento. (less)
Dopo un paio di romanzi un po’ meno brillanti, sembrebbe che Ian McEwan abbia ritrovato la sua forma migliore. Lo ammetto: per un centinaio di pagine...moreDopo un paio di romanzi un po’ meno brillanti, sembrebbe che Ian McEwan abbia ritrovato la sua forma migliore. Lo ammetto: per un centinaio di pagine ho pensato di avercelo in pugno, di poterlo stroncare qui su Anobii. Invece, ancora una volta, Ian McEwan mi ha fregato alla grande, dimostrandomi la sua maestria con una svolta davvero beffarda.
Per non togliervi il piacere della lettura, vi dirò solo che Miele è un divertissement di altissimo livello, un gioco letterario di rara maestria, che si rivela parecchio pericoloso nel caso il lettore sia del tutto digiuno di Ian McEwan, rischiando di non cogliere l’intento dietro l'intera storia. Gravissimo errore. Il libro è talmente perfetto che se uno non coglie il lavoro di Ian McEwan, penserà che si tratti di un romanzo mal riuscito, al pari di quelli scritti dal coprotagonista, Tom Haley; di grande respiro ma spesso pretenziosi e artificiali.
Personalmente mi ha fatto parecchio indispettire perché pur essendo un’ulteriore testimonianza di rara maestria, rimane comunque un gioco letterario, che impone all’autore una certa mediocrità nella storia per riuscire nel suo intento. Quindi assegno solo tre stelline (anche ne meriterebbe di più), anche perché sotto sotto mi rode che lo scrittore mi abbia fatto cadere ancora una volta nella sua trappola. Ve lo consiglio a patto di aver già superato le tappe obbligatorie (Atonement + un altro romanzo a scelta tra quelli Booker o della prima produzione), in modo da avere già una certa intimità con l’autore.(less)
Un ottimo volume che illustra i burrascosi rapporti diplomatico-militari-economici tra Cina e Giappone nell'ultimo decennio.
Oltre che ad essere molto...moreUn ottimo volume che illustra i burrascosi rapporti diplomatico-militari-economici tra Cina e Giappone nell'ultimo decennio.
Oltre che ad essere molto chiaro e aggiornato, ha l'indubbio pregio di avere un punto di vista mediano, a differenza di tanti saggi anglofoni precedenti decisamente più nipponici, almeno come angolo di visione.
Infine, posso dirlo? Il titolo, per essere un libro di saggistica, è bello da impazzire.(less)
Alla fine mi sono ritrovata a desiderarne ancora, più storia, più racconto, e tanti saluti alle ammiccatine e al background. Volevo la storia secca, t...moreAlla fine mi sono ritrovata a desiderarne ancora, più storia, più racconto, e tanti saluti alle ammiccatine e al background. Volevo la storia secca, tagliente, senza fronzoli. Direi che è il miglior risultato possibile.
Appunto: non è che non si possa percepire un grave disagio se non la si butta in sindrome certificata da vomito e analgesici. Vi giuro che la prendo seriamente e mi angoscio anche se nessuno si taglia le vene o pippa fino a lobotomizzarsi per nebulizzazione nasale. Promesso.(less)
Un ottimo compendio di quando sia avvenuto nel settore della difesa giapponese dopo l'uscita di scena del Primo Ministro Koizumi.
Non mi sento però di...moreUn ottimo compendio di quando sia avvenuto nel settore della difesa giapponese dopo l'uscita di scena del Primo Ministro Koizumi.
Non mi sento però di attribuire più di due stellette, perché questo volumetto è riservato a chi conosce già ampiamente la materia trattata e desidera un aggiornamento critico sul periodo ancora poco esplorato che intercorre tra l'ascesa la potere di Abe e lo storico avvento al potere dello Democratic Party of Japan (DPJ).
Letto come integrazione a "Securing Japan" o ai precedenti saggi di Hughes (spesso disponibili gratuitamente), acquista tutt'altro spessore.
Un plauso all'autore, sia per il suo stile conciso e asciutto, sia per il prezzo ragionevole a cui vende il suo scritto. Speriamo che più accademici prendano esempio da Hughes.(less)
Mi sento in difetto a non condividere con Nabokov il senso di suprema bellezza di questo tomo, dato che lui lo considerava il miglior libro del secolo...moreMi sento in difetto a non condividere con Nabokov il senso di suprema bellezza di questo tomo, dato che lui lo considerava il miglior libro del secolo. Sarà, ma io sono solo moderatamente entusiasta per questo pur grandissimo romanzo.
Se all'epoca doveva essere dirompente e liberatorio leggere di Anna Karenina, donna, moglie e madre pronta a mettere davanti a tutto la propria felicità fino alle(celebri)estreme conseguenze, oggi non se ne può trascurare il lato più egoista e negativo. Questo approccio però è inesistente, con commentatori e critici pronti a sottolineare l'eccezionalità letteraria (su cui non sono così d'accordo) di Anna, a parlarne come dei veri innamorati, dando addosso ingiustamente alle altre figure maschili del romanzo (in primis a Karenin, incompreso dai suoi lettori quanto da sua moglie).
Indubbia la bravura di Tolstoj, il suo scrutare nei tanti tipi umani. L'elenco delle frasi da citazione sarebbe lunghissimo, a cominciare dall'apertura del romanzo. Peccato che si parli della sua empatia verso il mondo femminile e della sua giusta contrapposizione della valenza morale di adulterio maschile e femminile soprassedendo uscite di una condiscendenza raggelante tipo: "La principessa invece, col solito sistema delle donne di girare la questione [...],".
Ultimo appunto: capisco la conversione dell'autore e la necessità di risolvere il personaggio di Levin, ma dopo la chiusa perfetta della Parte Settima, tutto ciò che segue risulta un di più non necessario.(less)
Chiunque sia interessato a grand strategy e sicurezza interna in Giappone farebbe bene a leggere questo libro.
Dai libri di Hughes e soci ai paper inf...moreChiunque sia interessato a grand strategy e sicurezza interna in Giappone farebbe bene a leggere questo libro.
Dai libri di Hughes e soci ai paper informativi: a un certo punto tutti finiscono per citare Samuels. L'impatto della visione dell'autore sulla "messa in sicurezza" del Giappone e la cura con cui il fenomeno viene osservato decennio dopo decennio ne fanno non solo un libro irrinunciabile, ma anche un testo che ha influenzato profondamente la visione degli studiosi occidentali in merito.
Perché due sole stelline? Perché un libro di una cura e una completezza simili (senza rinunciare la dono della sintesi che evita il mattonazzo illeggibile)paga tantissimo la mancanza di un capitolo dedicato a quanto di rilevante (tanto) è successo dal 2006 a oggi. Senza un adeguato aggiornamento, questo tomo risulta datato e la tesi proposta dall'autore ne esce molto indebolita.
Tutto quello che non funziona nel precedente libro, "Un po' più in là sulla destra", qui funziona perfettamente:
-Sì, c'è ancora il Tedesco, ma la sua...moreTutto quello che non funziona nel precedente libro, "Un po' più in là sulla destra", qui funziona perfettamente:
-Sì, c'è ancora il Tedesco, ma la sua presenza è perfettamente equilibrata a quella degli Evangelisti.
-Sì, il caso è intrigante, però senza quella risoluzione forzatissima sul finale. In fondo è abbastanza ovvio chi faccia cosa, però rimane gradevole seguire le indagini (e la storia delle statue lignee di donna è parecchio disturbante).
-Sì, si shippa a domineddio (lasciatemela correre, si parla pur sempre di Evangelisti no?). E' veramente appagante leggere un giallo scritto bene, con un buon caso iniziale in cui tutti i protagonisti sono così irrimediabilmente fighi, irrecuperabilmente scapoli e insuperabilmente descritti a suon di passaggi da istigazione al fangirlaggio più acuto.
Consigliato per chi sa di apprezzare Fred Vargas, obbligatorio per tutte le fangirls librarie.(less)
Pur facendo parte del ciclo dei Tre Evangelisti, in pratica è un libro dedicato al Tedesco, altro investigatore della famiglia vargasiana.
Del suddett...morePur facendo parte del ciclo dei Tre Evangelisti, in pratica è un libro dedicato al Tedesco, altro investigatore della famiglia vargasiana.
Del suddetto ciclo trovo sia il più debole perché l'introduzione e le vicende del Tedesco portano via moltissimo spazio ai protagonisti putativi. Inoltre il caso ha un incipit e alcuni dettagli accattivanti (su tutto, la macchina che fornisce risposte), però al momento di tirare le fila e inchiodare il colpevole la spiegazione diventa troppo articolata e poco credibile. Una lettura piacevole, ma meno appassionante rispetto ad altri titoli dell'autrice. (less)
Non è che sia scarso il libro o la sua idea di base, ovvero il saltellare qua e là tra fantascienza e psichiatria, giocando con l'ambigua sanità menta...moreNon è che sia scarso il libro o la sua idea di base, ovvero il saltellare qua e là tra fantascienza e psichiatria, giocando con l'ambigua sanità mentale di un uomo che condivide due personalità e due memorie in un solo corpo.
Il problema è la scrittura di David Ambrose (o forse un effetto collaterale della traduzione, chissà). L'ho trovata monocorde, prolissa e assolutamente incapace di tenere celati i colpi di scena del romanzo fino a quando vengono davvero rivelati, creando un effetto "auto-spoiler" nel lettore. A tratti si rimane affascinati per come Ambrose tenga in bilico il lettore mantenendo la plausibilità del crollo nervoso a fianco della teoria degli universi paralleli (in pratica, il protagonista dopo un forte shock finisce nella mente di un suo doppione di un mondo, come direbbero in Fringe, solo "slightly different"), a tratti le svolte della storia e la loro gestione fanno pensare ad un esordiente poco smaliziato.
Non mi è piaciuto ma non saprei dirvi quanto questo dipenda dal mio gusto personale e quanto dalle colpe oggettive dell'autore.(less)
Non sono cinque stellette universali, sono cinque stellette che vi guadagnerete con la stessa fatica con cui Sonmi ottiene le sue, facendovi strada co...moreNon sono cinque stellette universali, sono cinque stellette che vi guadagnerete con la stessa fatica con cui Sonmi ottiene le sue, facendovi strada come Zachry tra storie misteriose il cui senso globale sfugge sempre un po' più in là, almeno fino a pagina 330. Poi è tutta una discesa velocissima, scritta con l'ardore con cui Robert Forbisher compone i suoi sestetti, ciclicamente crudele, perché dovrete lasciare la mano di Luisa Rey che affonda, l'abbraccio terrorizzato del fuggitivo Timothy Cavendish se volete sapere se Adam Ewing si salverà o meno.
Le storie singole scorrono velocissime sull'orizzonte del romanzo, lasciando impressioni più o meno piacevoli in base al vostro gusto meteorologico: preferite le tinte pastello di una storia a lieto fine o l'energia burrascosa di una tempesta destinata a concludersi in tragedia? Quello che rimane è il fondo azzurro di questo atlante disegnato da Mitchell, che nasconde dietro ai suoi personaggi nuvola un cielo d'ingranaggi perfetti, di costruzione linguistica ricercatissima, fino a seguire, abbandonare e poi riprendere una moltitudine di generi letterari con la stessa facilità con cui le nuvole lasciano spazio ad una giornata tersissima.
Per vedere quel stupendo cielo terso però dovrete arrampicarvi per tutta la prima parte; il rischio è che desistiate prima di arrivare in vetta, godervi il panorama e poi lasciarvi scivolare, velocissimo, verso il punto di partenza. (less)
Un'avventura che trascende l'etichetta della letteratura per l'infanzia.
L'affascinante universo tolkeniano, la bonaria ironia sui difetti caratteriali...moreUn'avventura che trascende l'etichetta della letteratura per l'infanzia.
L'affascinante universo tolkeniano, la bonaria ironia sui difetti caratteriali dei protagonisti tutti, l'epica dei 14 piccoli eroi di questo viaggio fantastico: tutti questi elementi trascendono un recinto tanto ristretto. Anzi, alcune sfumature malinconiche (e, a conti fatti, duramente realistiche) che impermeano la crescita psicologica dei protagonisti, primo tra tutti il piccolo borghesuccio di campagna Bilbo, parlano solo a chi si è già scontrato con il giudizio del Mondo.
Esercita una tale fascinazione, dovuta in buona parte alla musicalità e alla cordialità del suo linguaggio, che è difficile negagli lo status di classico.
Detto questo, ho sempre trovato sconcertante (per non dire scandalosa) la totale assenza di personaggi femminili in un libro che racconta un viaggio durato mesi, migliaia di kilometri e a contatto con tante popolazioni differenti.(less)
Finalmente un titolo che prima che "di fantascienza", è un "romanzo di fantascienza". Romanzo, con una storia che procede per relazioni di causa/effet...moreFinalmente un titolo che prima che "di fantascienza", è un "romanzo di fantascienza". Romanzo, con una storia che procede per relazioni di causa/effetto, personaggi abbastanza caratterizzati e una vicenda tutto sommato gradevole da scoprire pagina per pagina.
Vincitore del premio Hugo 2007 (attribuito dai lettori, non dai critici), il romanzo continua ad esplorare il concetto di singolarità tecnologica, postulato dallo stesso Vinge negli anni '80. Questa volta però il risvolto tecnologico è presentato con un approccio più leggero, essendo filtrato con gli occhi di un personaggio anziano, che con la sua ignoranza lessicale e pratica delle nuove tecnologie permette al lettore di fruire di tutta una serie di spiegazioni utili. Nella fattispecie si parla di un tipo di iper-realtà veicolata da lenti a contatto tecnologiche dette indossatori. Questo nuovo mondo sembra dominato dal Coniglio, un'entità i cui contorni rimangono indistinti, ma che manipola la realtà attraverso la tecnologia ad un livello precluso agli esseri umani.
Tutto sommato, un romanzo gradevole, ma non così dirompente da interessare anche i non amanti del genere. Tuttavia sono così soddisfatta dal lavoro svolto sul protagonista, Robert Gu (un geniale bastardo che si risveglia guarito dall'Alzheimer ma incapace del genio e della cattiveria del passato) che sorvolerò sull'esageratissimo lieto fine e sulla mancanza di un briciolo di cattiveria nel portare a compimento certe scelte difficili che il naturale corso della storia avrebbe richiesto (cfr: Alice Goong).(less)