Premetto che questa recensione non è per questo libro - comunque uno dei miei preferiti di Soriano - ma di Soriano come autore. Premetto anche che la l...morePremetto che questa recensione non è per questo libro - comunque uno dei miei preferiti di Soriano - ma di Soriano come autore. Premetto anche che la letteratura dell'America Latina è una delle mie preferite, se non la preferita in assoluto. Poi smetto di premettere ...
Soriano è uno scrittore splendido, a mio avviso, non solo o non tanto per la prosa - deliziosa - quanto per due caratteristiche difficilissime da trovare, ed ancor più difficili da trovare assieme: ironia/autoironia e umiltà. Soriano racconta il suo paese, l'Argentina - da cui è dovuto fuggire al tempo dei macellai della dittatura, i cristianissimi e devotissimi Generali che, nel nome dell'Ordine e dei valori Cattolici uccisero e fecero sparire 40.000 persone e rapendo migliaia di bambini, i figli, gli Hijos dei desaparecidos - che ama intensamente, nonostante tutto. Che ama, conosce, di cui è curioso; e che sa raccontare come in pochi hanno saputo fare. Non a caso era un giornalista, un giornalista sociale, qualità che pagò caro, ma che gli ha restituito l'affetto, il rispetto e l'amore di tantissime persone, quelle - modestia a parte - di cui vale la pena avere la considerazione.(less)
Faccio fatica a trovare le parole per descrivere l'amore che provo per questo libro.<br />La storia del percorso intrapreso da Massimo Carlotto...moreFaccio fatica a trovare le parole per descrivere l'amore che provo per questo libro.<br />La storia del percorso intrapreso da Massimo Carlotto per riscoprire un pezzo della sua famglia e un pezzo, fondamentale, della storia dell'uomo, in una terra affascinante come l'Argentina.<br />La storia delle Madri di Piazza de Majo, le "abuelas", le pazze. Quelle che fin dal 1977, in piena dittatura, iniziarono a pretendere di sapere cosa fosse successo ai propri figli e alle proprie figlie; e ai propri nipoti, strappati alle madri dai criminali dell'esercito argentino, colpevole di 40.000 desaparacidos e oltre 1.000.000 di esuli.<br />Un libro tremendo, imperdibile.(less)
Un'edizione preziosa (mi svenai quando uscì, ma sono felice di averlo fatto), con la stragrande maggioranza dei racconti di Cortazar, quindi con una s...moreUn'edizione preziosa (mi svenai quando uscì, ma sono felice di averlo fatto), con la stragrande maggioranza dei racconti di Cortazar, quindi con una serie incredibile di capolavori.<br />Uno di quei libri che non stanno mai in libreria, ma sempre sul comodino.(less)
Dice Eduardo Galeano, uno dei grandissimi della letteratura Latino Americana:
"L'utopia sta all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana d
...moreDice Eduardo Galeano, uno dei grandissimi della letteratura Latino Americana:
"L'utopia sta all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l'orizzonte si allontana di dieci passi. Per quanto cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? A questo: serve a camminare."
A cosa serve questo libro di Sepulveda - così come quasi tutti i suoi libri?. A non dimenticare di sognare, perché non si può costruire un futuro diverso, se prima non lo si sogna.
Questa lunga premessa per dire che il nuovo libro dello scrittore cileno è una bella favola: ci sono i 4 reduci della "rivoluzione democratica" di Allende; c'è il poliziotto onesto e probo, la giovane agente intelligente e di sinistra. C'è grande ironia ed autoironia. C'è una capacità fabulatoria che non è quella del grande scrittore colto, ma del grande narratore, di chi sa raccontare bene belle storie.
C'è la memoria, soprattutto. La memoria cristallina che se anche si è perso, anche se ci hanno spazzato via con violenza inusitata, anche se ci hanno disprezzato, villipeso, accusati delle peggio porcherie e falsità. Se anche i macellai, i torturatori, i fiancheggiatori, i vili sono tutti al loro posto ed anzi, magari hanno fatto carriera (come i nostri poliziotti aguzzini del G8 di Genova). Se anche tutto questo e pure molto peggio, comunque noi avevamo ragione, noi volevamo un mondo migliore, più giusto, più ricco di senso e di vita. E lo vogliamo ancora. Grazie Luis.
Che questo era, anche e soprattutto, Cortazar. Quindi il suo rapporto con Cuba e con Fidel, nel bene e nel male. La sua storia d'amore con la rivoluzion...moreChe questo era, anche e soprattutto, Cortazar. Quindi il suo rapporto con Cuba e con Fidel, nel bene e nel male. La sua storia d'amore con la rivoluzione Sandinista del 1979 e i suoi viaggi in Nicaragua. Un militante politico, ma mai la pedina di qualcuno. Un libertario, uno uomo libero, un compagno.(less)
E che altro ci si può espettare da questo colosso della letteratura mondiale?! C'è di tutto, qua dentro, e tutto a grandissimi livelli: letteratura, sag...moreE che altro ci si può espettare da questo colosso della letteratura mondiale?! C'è di tutto, qua dentro, e tutto a grandissimi livelli: letteratura, saggistica, storia dell'America latina e del jazz. Tutto mescolato, tutto che si richiama. Intelligenza e ironia a piene mani. Un libro delizioso, una casa editrice coi fiocchi.(less)
E già. Gran bella scrittura (cioè, gran bella traduzione), passaggi assolutamente da segnare, intelligenza a piene mani. Fila, scivola, scorre come po...moreE già. Gran bella scrittura (cioè, gran bella traduzione), passaggi assolutamente da segnare, intelligenza a piene mani. Fila, scivola, scorre come pochi altri libri... ma poi, alla fine, cosa resta? Tre diversi giovani studenti universitari, un italiano, un francese e uno spagnolo, scoprono uno scrittore tedesco, Von Arcimboldi, semisconosciuto ma bravissimo. Col loro lavoro di traduzione e ricerca lo rilanciano e ci costruiscono sopra le rispettive carriere accademiche. Ai convegni si conoscono e diventano amici. In uno di questi conoscono una studiosa inglese, che diviene loro amica, fino a diventare l'amante contemporanea dello spagnolo e del francese. Gran casino, ovviamente, fino a quando lei - proprio mentre sono tutti e tre in messico sulle tracce di Von Arcimboldi, di mettersi con l'italiano. Fine del primo libro.
La storia è una brutta passione: ti blandisce facendoti credere di poter sapere, e più approfondisci più ti rendi conto di sapere poco, se non nulla. A...moreLa storia è una brutta passione: ti blandisce facendoti credere di poter sapere, e più approfondisci più ti rendi conto di sapere poco, se non nulla. Allora hai due possibilità: 1) scoraggiarti e mollare, andartene, smettere di essere curioso e di voler conoscere; 2) capire che non saprai mai, perché la storia è figlia del tempo in cui viene raccontata, ed ogni epoca ha ed avrà la sua storia, la sua memoria o il suo oblio.
Questo lungo pippone per dire che questo libro racconta una storia poco conosciuta, quella della "vera" accumulazione capitalistica, o almeno di un pezzo di accumulazione capitalistica che nessuno ha mai raccontato: quella che avvenne per mare a metà del millennio scorso, che permise soprattutto agli inglesi di diventare una potenza mondiale fino al 1918, che portò un paio di continenti e un subcontinente alla rovina, alla fame, alla schiavitù, ad un genocidio di proporzioni colossali e di cui noi occidentali dobbiamo ancora prendere atto come si deve.
Ma questa storia è anche la storia della nascita del proletariato moderno e delle sue prime forme di resistenza, di organizzazione e, in alcuni casi, di liberazione.
La storia della nascita delle utopie libertarie, che per tanto tempo, per tanti secoli, permetteranno a milioni di uomini e donne di tirare avanti, sperando in un mondo milgiore, in alcuni casi cercando di costriurlo.