Questo è il libro migliore della Klein, MOLTO migliore del già buon "No logo", che pure ha avuto un successo dieci volte superiore a quello di quest'o...moreQuesto è il libro migliore della Klein, MOLTO migliore del già buon "No logo", che pure ha avuto un successo dieci volte superiore a quello di quest'opera! E immeritatamente, a mio parere. Sarà che "No Logo" parlava di marchi e marche, una cosa che tutti conoscono fin da bambini, mentre "Shock economy" è una riflessione, politica, sulla fondatezza delle tesi economiche neoliberiste. Che non sono "scienza" ma religione, come dimostra qui sotto in questo stessa pagina del sito la recensione di "Jimmy Conway", che non discute le tesi del libro, ma si limita a inalberarsi come se avesse osato mettere in discussione la verginità della Madonna, senza entrare nel merito dell'analisi. Un fedele offeso, non un economista in disaccordo.
Certo, come lagna "Conway" l'esposizione è fatta con tono e modo di argomentare giornalistico, cioè è leggibile e comprensibile a tutti: non occorre quindi naufragare in quella marea di equazioni e matematichese che è sempre servita agli economisti per vendere come AAA i "junk bonds", o a fingere che l'economia abbia a che fare con la la scienza anziché, come in realta è, con la politica e la filosofia (tutte le dottrine economiche trattano di mercati "ideali"... il che equivale a dire, con il linguaggio della massaia che al mercato ci va davvero, di "mercati che che non esistono da nessuna parte al mondo").
Siccome Guido ha già fatto in questa stessa pagina del sito un ottimo riassunto delle tesi principali del libro, mi risparmio io la fatica, e rimando alla sua recensione.
Mi permetto solo di puntualizzare il fatto che la Klein usa la sua analisi per sottolineare la rilevanza politica del castello di bugie creato dalla "shock economy" (economia della catastrofe) neoliberista. Il neoliberismo ha usato la catastrofe, l'emergenza continua, la paura insomma, per ridurre le libertà a gli spazi di decisione popolare. C'è sempre un 11 settembre, uno tsunami, un G8, uno scontro fra civiltà, un'emergenza immigrati, una tolleranza zero, da invocare per sottrarre le decisioni al vaglio degli elettori ed esautorarli, in nome dell'emergenza - appunto - e dell'efficienza. Il popolo non sa infatti cosa è meglio per lui, lo sanno invece gli economisti -- quelli che hanno inventato i mutui subprime, e i politici che costoro finanziano. Nel nostro piccolo, noi abbiamo in Italia - tanto per dire quanto ci ha azzeccato la Klein - un governo che ha fatto ricorso alla Protezione Civile per organizzare le gare di vela in Sardegna, o che manda l'esercito in assetto di guerra per sconfiggere la... spazzatura a Napoli: l'emergenza è diventata insomma il modo ordinario, normale di governare, a colpi di decreti legge, arrivando all'aspirazione berlusconiana di fare votare solo i capigruppo dei partiti, per non perdere tempo in "inutili" discussioni.
Questo libro è un ottimo pamphlet contro questo modo di pensare, partendo dall'analisi di una serie di casi concreti in cui gli shock, le catastrofi (sia vere, sia create ad arte) sono servite per governare l'elettorato, spingendolo in una direzione in cui gli elettori, di destra o di sinistra che siano, altrimenti non si sarebbero MAI sognati di voler andare.
Consiglio questo testo perché è uno quei libri che, indipendentemente dal fatto di essere d'accordo con tutte le analisi che propone (ed io su alcune non sono d'accordo: la Klein per me rimane troppo Ammirricana nel suo modo di approcciare l'economia, ma fa niente), ti cambia il modo di vedere il mondo e di capire le cose. Il che per un libro credo sia il massimo che si possa dire. (less)