Quotes About Romanzo

Quotes tagged as "romanzo" (showing 1-16 of 16)
Ruta Sepetys
“Stalin mi aveva portato via la casa e mio padre e ora si era preso anche il mio compleanno.”
Ruta Sepetys, Between Shades of Gray

Davide Vinci
“Ho il cuore pesante, mi sembra di avere dentro di me un alieno che vuole aprirmi il petto e venire fuori. Il ricordo di Giulia che mi guarda con amore infinito e mi bacia per ore non vuole proprio andare via.
La fine di un amore rende impotenti e i ricordi sembrano fatti apposta per metterti davanti tutto ciò che vorresti invece dimenticare. Sembra quasi che esista uno spazio nel cervello che si aziona con un input involontario e ti fa rivivere tutte quelle situazioni che vorresti cancellare con un click.
I ricordi possono essere invadenti e più vorresti allontanarli più rimangono lì, come un corvo sulla spalla, facendoti sentire un totale cretino”
Davide Vinci, Un cielo senza luna

Ruta Sepetys
“Vi siete mai chiesti quanto vale una vita umana? Quella mattina la vita di mio fratello valeva un orologio da taschino.”
Ruta Sepetys

Davide Vinci
“Sei stata per me come un corso d’acqua. Un piccolo affluente giunto dal nulla che, nel cuore dell’inverno, ha nutrito le mie radici. Hai tramutato ogni singolo detrito che spingevo con rabbia alla foce in un urlo vitale e, seppur non abbia riconosciuto la tua voce per molto tempo, ho memoria di ogni tuo piccolo gesto. La tua linfa non ha perso proprietà e oggi quelle radici risalgono in superficie in attesa di una nuova primavera. Grazie per avermi fatto ritrovare da solo senza mai esserti assentata.”
Davide Vinci, Un cielo senza luna

Piero Olmeda
“Dobbiamo creare autori che abbiano coraggio e lettori che abbiano lo stesso coraggio”
Piero Olmeda

Jo Rebel
“«Ho goduto a uccidere quei bastardi. Non sai la sensazione di potere che ti coglie nel momento in cui bevi l’ultima goccia di sangue da un essere umano, quando esala l’ultimo respiro e la vita lo abbandona entrando temporaneamente nel tuo corpo. È indescrivibile, e una volta provato hai non poche difficoltà a rinunciarvi.»
I suoi occhi cambiarono forma diventando aggressivi. Le occhiaie divennero più profonde. Il rosso cominciò a inondargli le iridi.

cit. "Gregorio"
"CRAVING”
Jo Rebel, Craving

Piero Olmeda
“Cominciò a dire “Chi?...Che cosa?”, ma la risposta fu un rantolo prolungato, seguito da una serie di conati, mentre il corpo che teneva tra le braccia tremava in modo incontrollabile. Piano piano cominciò a notare il soprabito sporco di un colore indefinibile, i piedi nudi, i capelli raggrumati in configurazioni improbabili.
Allora, con estremo sforzo, con le due mani a metà tra le guance ed il collo provò a sollevare lentamente il viso di questo corpo. Vide due immensi occhi gialli, persi nel nulla, secchi, la pupilla nera dilatata all'impossibile. Le guance scavate con le ossa del cranio che premevano sulla pelle rinsecchita dove le rughe si diramavano dagli occhi e dalle labbra come le crepe di un deserto.
E ancora disse e continuò a ripetere: “Chi sei? Cosa vuoi? Perché?” Ma infine la risposta che non voleva accettare si fece strada nel caos. No, non era possibile. No, non era un mostro venuto dallo spazio, né l'incubo di qualcun altro, ma semplicemente era suo figlio.”
Piero Olmeda

Jo Rebel
“Gli umani nascono, vivono, muoiono. Hanno tutti un destino più o meno segnato, dal momento in cui emettono il primo vagito al momento in cui esalano l’ultimo respiro. Quello che succede nel mezzo è dettato dalle scelte personali e dalle opportunità date dal fato.
I vampiri hanno un destino già segnato? Non credo. L’unica certezza per noi è quella di vivere in eterno...

cit. Victoria
"CRAVING”
Jo Rebel, Craving

Piero Olmeda
“Dopo che V. pronunciò le ultime parole, la percezione del mondo di B. ruotò su se stessa. Le loro ombre si tramutarono in due corpi di carne viva che si affrontavano in due dimensioni sulle piastrelle livide della terrazza. L'immagine di lei che aveva davanti si trasformò invece in un'ombra dai contorni netti, anzi piuttosto una falla, un buco a forma di donna nello spazio-tempo che lasciava trapelare il nulla assoluto che stava al di là. La mano di B. si alzò come se possedesse una volontà propria e indipendente, nera si confondeva con l'assenza di lei, così fece anche l'altra mano, si portò lentamente all'altezza dove prima stavano gli occhi e sentì, senza vederlo, che le punte delle dita si stavano sfiorando nel buio.
La scintilla della coscienza di B. ardeva di una fiamma nera, incontrollabile, silenziosa, che bruciava lo sbocciare di un fiore ai limiti dell'alba, il palpitare di un cuore caldo sotto la mano, il bacio umido di una notte d'estasi, senza fumo e cenere, lasciando solo un vuoto privo di alcun ricordo. La morte scese, dolce come la primavera dell'infanzia, un lieve accenno di sorriso a un angolo della bocca, timida, pietosa come mai era stata una madre, lo strinse a sé calda come zucchero, gli sussurrò parole inudibili dietro l'orecchio che lo fecero rabbrividire come mai un'amante aveva mai fatto. Lo strinse così forte che diventò lui stesso, B. ricambiò la stretta così disperatamente che divenne lei stessa, il due diventò uno, l'amore impossibile diventò vero, ed amaro come il frutto delizioso della conoscenza.
Le mani che non poteva vedere, le sue mani, si avvicinarono in una lenta danza, si strinsero una contro l'altra sempre più forte, per afferrare l'ineffabile, stringere l'amore prima che scappasse via, cogliere quell'attimo che non sarebbe mai più ritornato, la verità nella sua inconcepibile bellezza che palpitava viva tra le dita come carne viva, urlo, sudore, liscia pelle, calore bruciante, ruotare della terra nel nero assoluto del cosmo.
Fu un attimo, e la percezione del mondo ruotò nuovamente su se stessa, ritornando là dove doveva stare. B. guardò le sue mani che tremavano sospese nell'aria e poi abbassò lo sguardo verso terra e lì, la vide, abbandonata sulla superficie fredda, un corpo gelido ed immobile che non respirava più, il torace che non si alzava né si abbassava, gli occhi fissi ed immobili che non lo vedevano più, una bambola di una bellezza indescrivibile abbandonata da lui stesso e dal mondo.”
Piero Olmeda, Fata Morgana

“Certe volte è difficile stabilire se è l'alba o il tramonto. Qui il sole è sempre lo stesso. Quando è vicino all'orizzonte comincia ad adagiarsi, come felice di una morte a lungo aspettata. Oppure, se lo guardiamo da un'altra angolazione, sembra una palla un po' sgonfia che sta per lanciarsi verso l'alto in un impeto elastico...
...
Mi incamminai verso la riva, misi i piedi nell'acqua. Era freddo. Cercai di immaginarmi T. Per la prima volta riuscivo a vederla come una persona umana, di carne, non come una vuota bambola di un film esistenzialista. La fisicità con cui la vedevo ora che era morta mi colpì con forza. A lei piaceva giocare con le parole. E capii che io non avrei dovuto giocare con lei, che non avrei dovuto giocare a fare un romanzo. Non avrei dovuto scherzare con la vita.”
J. Hole

René Girard
“Le leggi del desiderio sono universali ma non comportano l'uniformità delle opere romanzesche, nemmeno sui punti di applicazione. La legge fonda la diversità e la rende intelligibile. L'unità romanzesca appare a condizione che smettiamo di considerare il personaggio - il sacrosanto individuo - come una entità perfettamente autonoma e scopriamo le leggi dei rapporti fra tutti i personaggi.”
René Girard, Deceit, Desire and the Novel: Self and Other in Literary Structure

“Irani, la madre di Kulìa, si avviò a passo deciso verso il centro del villaggio, portando una coppa di infuso del mattino, bollente. Si sedette a fianco alla Madre, la salutò con gentilezza e le offrì la bevanda.
- Ti sei svegliata presto, Madre. Bevi.
- Avrei voluto svegliarmi prima, figlia.
- Perché?
- Avrei smesso di sognare. Non era un buon sogno. Tutto era alla rovescia e nessuno rimetteva le cose a posto.
- Alla rovescia? Cosa?
- Tutto, Irani, tutto era alla rovescia. Le persone, la vita, gli alberi. Le persone giacevano a terra ferite e morte, le donne venivano portate via per i capelli, i bambini sudavano tutto il giorno costretti a lavorare, gli alberi erano grigi e morti, il fumo era dappertutto.
- La Madre continuava a stringersi la testa con le mani. Irani non l’aveva mai vista così
- Cosa pensi che significhi, Madre?
Intorno tutto era così verde, le persone erano in giro per il villaggio o sulla spiaggia, i bambini giocavano, a nessuno sarebbe passato per la testa di trascinare una donna per i capelli. La visione della Madre era la visione dell’impossibile.
- Non lo so. Sembra impossibile ma pareva che tutti fossero abituati a vivere alla rovescia, come se fosse normale. Ho visto persone riccamente che davano ordini a persone vestite di stracci e queste si inchinavano. Ho visto donne chiuse da maschi in luoghi da cui non si poteva uscire. Bambini che non avevano cibo.
- Madre, ciò è impossibile. Le donne sono le creatrici rispettate da tutti, i bambini mangiano sempre per primi, nessuno si inchina a nessun altro, siamo un popolo di gente libera.
- Non capisci, era tutto alla rovescia. Tutto, ti dico. I villaggi non erano villaggi, non finivano mai, continuavano sempre. La campagna era lontana giorni e giorni di marcia. Non c’era un fiume in cui lavarsi, non c’erano orti da coltivare, le persone morivano e altre persone gli passavano accanto senza vederle, le persone non si salutavano, Irani. Le persone non si conoscevano.
- Hai sognato ciò che non può essere, Madre. Hai sognato il contrario della vita, della libertà, della gioia. Perché dovrebbe succedere una cosa simile? Chi vorrebbe vivere così? Nessuno, Madre, e non può succedere.
- Succederà, l’ho visto e l’ho sentito, le ossa mi fanno male da quanto sto soffrendo. La testa mi scoppia per quello che sto pensando. Non credo che vivrò ancora a lungo, non credo che potrò più dormire. Convoca il consiglio.”
Sara Morace, I racconti di domani

“- Hai parlato con qualcuna di loro?
La vecchia chinò il capo, quella Irani vedeva lontano, sarebbe stata la prossima Madre. Questo la rasserenò un poco.
- Sì, ho parlato con una donna.
- E cosa ti ha detto?
- Le ho chiesto cosa fosse successo al suo popolo. «Ha dimenticato», mi ha risposto. «Ha dimenticato che la vita viene prima della morte, che le donne vengono prima degli uomini, che la natura viene prima ancora». Le ho chiesto da quanto tempo avesse dimenticato. «Alcune migliaia di anni», mi ha risposto. «Può la tua gente recuperare la memoria?» le ho chiesto. «Certo, quelli come me non l’hanno mai persa». «Perché non glielo insegni?». «Lo faccio, ma è difficile. L’abbiamo sempre fatto, ma è stato difficile. Tante donne, meno uomini. Siamo stati isolati, perseguitati, uccisi, bruciati, ma l’abbiamo fatto e continueremo a farlo». «Chi ha fatto perdere la memoria a tutta questa gente?». «La paura, la violenza, la pigrizia, l’abitudine. Ci furono uomini che hanno pensato di poter possedere altri uomini, anzi prima di tutto di poter possedere donne e bambini, e se li presero con la forza bruta. Gli altri protestarono ma finirono col subire. Persino le donne accettarono, non tutte ma la maggioranza. La storia è lunga ma vedi tu stessa come viviamo adesso». «State vivendo alla rovescia. Come fate a vivere alla rovescia?». «Con molta sofferenza, rincorrendo la felicità, cercando la gioia anche dove sembra ci sia solo dolore, affannosamente, sapendo in qualche modo che tutto potrebbe essere diverso». «La Dea ha permesso tutto ciò?». «Gli umani l’hanno permesso. La Dea è stata scelta dagli umani. Ora è pieno di Dei maschi». «Come andrà a finire?». «Ritroveremo la memoria, ma non basterà, dobbiamo inventare un nuovo modo di vivere». «Non è sufficiente rimettere semplicemente le cose a posto, come sono per il mio popolo?». Mi ha sorriso e ha scosso la testa. Poi mi sono svegliata.”
Sara Morace

John Irving
“«È un buon segno piangere per un romanzo» mi assicurò Miss Frost.
«Un buon segno?»
«Significa che hai più cuore della maggior parte dei tuoi coetanei.»”
John Irving, In One Person

Vladimir Nabokov
“Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell'arte. E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita.”
Vladimir Nabokov, Lolita

Henry James
“Chiamo ricca la gente ch'è in grado di realizzare gl'impulsi della propria immaginazione.”
Henry James, The Portrait of a Lady

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