Chiara’s review of Molto forte, incredibilmente vicino > Likes and Comments

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message 1: by Michela (new)

Michela Chiara, come mai hai desistito? :)


message 2: by Chiara (new)

Chiara Pagliochini Desistito solo materialmente, non spiritualmente. Lo avevo cominciato una mesata fa, ma devo anche leggere parecchie cose per l'uni, allora per il momento l'ho messo da parte. E al momento è a 200 km da me. Lo riprenderò quando avrò tempo e attenzione da dedicargli, perché già le prime 100 pag mi avevano molto impressionata.


message 3: by Giovanni (new)

Giovanni Faga Io l'ho quasi finito, poche pagine. Piaciuto molto anche se s'infila nella corrente dei contemporanei americani, che per carità, però spesso sembrano tutti usciti dalla stessa scuola di scrittura.


message 4: by Marco (new)

Marco Tamborrino <3


message 5: by Lapo (new)

Lapo Non so perché ma questa recensione non mi è piaciuta molto... Niente contro di te Chiara, eh, però io l'ho visto in modo diverso il libro. In generale pensiamo le stesse cose, ma nel particolare io le interpreto in un altro modo. Forse perché io l'ho vissuto in un certo contesto, ad una certa età e con uno sguardo critico tutto mio, mentre tu, ovviamente, l'hai vissuto in un contesto ed in un età diversi dai miei... (Scusate l'eccesso di punti di sospensione)


message 6: by Chiara (new)

Chiara Pagliochini Adesso mi incuriosisci. Pretendo di sapere in che modo vedi il libro e come lo interpreti :P


message 7: by Lapo (new)

Lapo I personaggi sono tutti collegati dal nome "Black", anche se non si conoscono e non hanno mai parlato insieme - forse non si sono nemmeno mai visti. Ma quando Oskar perde il padre, la linea che li collegava tutti riaffiora: Oskar non è altro che colui che ha creduto che quel legame fosse qualcosa di indispensabile per lui e l'ha ripercorso. In realtà, quella era solo una linea che univa tutte quelle persone dall'esterno ma che ha illuso Oskar portandolo a conoscere suo padre e se stesso in un modo particolare, in un gioco fatto da un nome (Black) ed un giocatore (Oskar, appunto). Detto così sembra non avere senso, ma se riflettiamo: spesso le cose più banali, quelle che casomai non conosciamo nemmeno, devono solo essere percorse per capirne il vero significato e capire che da ogni cosa può scaturire qualcosa di bellissimo, di unico. L'esempio più semplice (e meno filosofico) è l'amicizia: due amici non sempre sono uniti dal carattere simile (ad esempio), semplicemente si sono conosciuti perché frequentavano entrambi Goodreads. Eppure vivendo quel legame che li univa solo esternamente sono riusciti a far maturare qualcosa dentro. Una specie di "Vivere tutto fino alla fine, e non giudicare un libro dalla copertina".


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