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Charles-Augustin Sainte-Beuve quotes (showing 1-6 of 6)

“For true love is inexhaustible; the more you give, the more you have. And if you go to draw at the true fountainhead, the more water you draw, the more abundant is its flow.”
Charles-Augustin Sainte-Beuve
“Tell me who loves, who admires you, and I will tell you who you are.”
Charles-Augustin Sainte-Beuve
“I know but one freedom, and that is the freedom of the mind.”
Charles-Augustin Sainte-Beuve
“Each man must look to himself to teach him the meaning of life. It is not something discovered: it is something molded.”
Charles-Augustin Sainte-Beuve
“Nothing is more painful to me than the disdain with which people treat second-rate authors, as if there were room only for the first-raters.”
Charles-Augustin Sainte-Beuve
“Frequentavo parecchie volte ogni decade, al Giardino delle Piante, il corso di storia naturale del professor de Lamarck; quell’insegnamento, di cui non mi nascondevo d’altra parte né i paradossi ipotetici, né la contraddizione con altri sistemi più positivi e più audaci, aveva per me un’attrattiva potente per le profonde questioni primordiali che sempre sollevava, per il tono appassionato e quasi doloroso che si univa alla scienza.

Il professor de Lamarck era già allora l’ultimo rappresentante di quella gran scuola di fisici e osservatori generali che aveva regnato da Talete a Democrito sino a Buffon; si dimostrava mortalmente opposto ai chimici, agli sperimentatori analisti in piccolo, come li chiamava. Il suo odio, l’ostilità filosofica contro il diluvio, la creazione genesiaca e tutto quel che ricordava la teoria cristiana, non era inferiore, e la concezione che aveva delle cose conteneva molta semplicità, molta nudità e molta tristezza. Costruiva il mondo col minor numero di elementi, la minima quantità di crisi e la maggior durata possibile. Secondo lui, le cose si facevano da sé, da sole, per continuità, per lassi di tempo sufficienti, e senza passaggio né trasformazione istantanea attraverso crisi, cataclismi o commozioni generali, elementi, nodi o organi disposti appositamente per aiutarle e raddoppiarle. Il genio dell’universo era per lui una lunga, cieca pazienza. La forma attuale della terra, secondo lui, dipendeva unicamente dalla lenta degradazione delle acque pluviali, dalle oscillazioni quotidiane e dallo spostamento successivo dei mari: non ammetteva nessun gran tumulto viscerale in questa Cibele, né il rinnovamento della faccia a causa di qualche astro passeggero. Anche per l’ordine organico, una volta ammesso quel potere misterioso della vita, il più possibile piccolo ed elementare, supponeva che si sviluppasse da solo, componendosi, costruendosi a poco a poco col tempo; il sordo bisogno, la sola abitudine negli ambienti diversi faceva nascere alla lunga gli organi, contrariamente al potere costante della natura che li distruggeva: poiché il professor de Lamarck separava la vita dalla natura. La natura, secondo lui, era la pietra e la cenere, il granito della tomba, la morte! La vita vi interveniva solo come accidente estraneo e singolarmente industre, una lotta prolungata, con maggiore o minore fortuna ed equilibrio qua e là, ma sempre vinta alla fine; la fredda immobilità regnava dopo come prima.
"Voluttà", Rizzoli BUR, 1955, pp. 130-132”
Charles-Augustin Sainte-Beuve, Volupté


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